Questa rubrica nasce essenzialmente come un tentativo, un’aspirazione che non pretende di esaurire le aspettative, poiché l’inattualità è prerogativa di pochi: è la riflessione postuma, la considerazione profetica. Possiamo pensare che il buon esito di un simile proposito sarà direttamente proporzionale alla sua quota di insuccesso, e proprio da quest’ultimo si prendono le mosse per riempire di contenuti il concetto di inattualità. Se così non fosse, il messaggio inattuale si sincronizzerebbe, sino a silenziarsi, alla litania del pensiero unico. Ma peculiarità della missiva inattuale è proprio l’impossibilità di trovare un equilibrio sul piattume del mondano, e di estorcere con ciò il consenso delle masse, perché il suo messaggio è antagonista quando il buono è politicamente corretto, distopico quando l’utopia è il “migliore dei mondi” in cui viviamo, anti-eroico se l’eroe è figlio del suo tempo. L’inattualità si insinua come un monito tra le contraddizioni del contemporaneo, è l’aforisma irritante che destabilizza le immagini sacre il cui compito del poeta rimbaudiano è di aggredire.

Eppure, così come il cristianesimo si è fatto Chiesa, l’eresia ortodossia, la rivoluzione status quo, anche il messaggio inattuale vuole farsi mondo, e il suo compito più difficile è quello di rimanere un’eterna avanguardia che non si cristallizzi mai sulle dinamiche che intercorrono l’esistente, che non indottrini, a suo turno, i popoli (Proudhon), ma che custodisca l’autonomia dell’interiorità, quello spazio dell’anima che Junger pensava come ultimo bastione contro il nichilismo.

Ed è proprio a partire da questi spazi interiori che l’inattualità percuote le coscienze e mina gli schemi prestabiliti del contemporaneo per stonare i ritmi incalzanti dell’ultima ideologia rimasta, quell’ideologia che considera l’emulazione dei protagonisti dello Star-system un atto ribelle più di quanto non lo sia la lettura di un libro, e pensa Conchita Wurst come simbolo dell’emancipazione della civiltà, che ci fa credere che la donna e l’uomo si equivalgano, che la lotta di classe abbia lasciato il posto alla lotta dei sessi, che il velo islamico sia più intollerabile della minigonna, che progresso equivalga a sviluppo, che la scienza sia depositaria unica della verità, che la Storia sia giunta al suo termine definitivo con le democrazie liberali, che la prostituzione sia un fenomeno sottoproletario che non annoveri tra le sue fila intellettuali e opinionisti, che la pubblicità rappresenti l’ultimo discorso morale e la politica una cosa seria.