La carriera di Maximilien Robespierre, discepolo di Rousseau, comincia sotto la costituente del 1789. Lì vota per il suffragio universale, mentre il resto dell’assemblea vota per il suffragio censitario, dove solo i ricchi possono votare, coloro che vengono chiamati: “cittadini attivi”. A questo proposito Robespierre reagirà con queste affermazioni:

“Voi volete spogliarmi della parte che devo avere, come voi, nell’amministrazione della cosa pubblica, e questo per la sola ragione che voi siete più ricchi di me!”

L’Orfano di Arras si scaglia allora in tutti i conflitti, e le sue prese di posizione sono esemplari: sostiene la libertà di stampa, l’inviolabilità della corrispondenza, la legge marziale e, allo stesso modo, l’abolizione della pena di morte:

“io voglio provare loro, 1° che la pena di morte è essenzialmente ingiusta; 2° che essa non è la più repressiva delle pene, e che moltiplicherà i crimini molto più di quanto non li preverrà.” 

Basandosi sulla dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che prevede l’uguaglianza di diritti tra gli uomini, Maximilien si pronuncia per l’emancipazione degli ebrei. “Si imputano loro ancora dei vizi, dei pregiudizi, lo spirito di setta e di interesse li esagerano. Ma a chi dobbiamo imputarli se non alle nostre stesse ingiustizie?”. Per ragioni simili si oppone alla cotituzionalizzazione delle pratiche di schiavismo volute dal deputato de Martinique sotto la pressione della lobby dei coloni e dichiara brillantemente:

“A pratire dal momento in cui, in uno dei vostri decreti, pronuncerete la parola “schiavo”, avrete pronunciato il vostro stesso disonore e il capovolgimento della vostra costituzione. È grande interesse la conservazione della vostre colonie, ma questo interesse è relativo alla vostra costituzione; e l’interesse supremo della nazione e delle colonie è che voi conserviate la vostra libertà e che non capovolgiate, di vostra stessa mano, le basi di questa libertà. Eh! Che periscano le vostre colonie, se le conserverete a queste prezzo. Si, se fosse il caso di perdere le vostre colonie, o perdere la vostra felcità, la vostra gloria, la vostra libertà, io ripeterei: che periscano le vostre colonie.”

Cosa pùò illustrare meglio l’isolamento che subì Robespierre: lo schivismo fu legalizzato. Per altro fu accusato del tentativo di abbattere la Chiesa, niente di più falso, sopratutto quando condannò ogni azione anticristiana, volendo evitare ad ogni costo una generalizzazione dell’ateismo.

A proposito dell’esportazione militare della rivoluzione di cui sono partigiani i girondini, Maximilien si oppone ancora, non attraverso un puerifile pacifismo, ma egli sa che niente può essere esportato con la guerra, neanche l’ideale rivoluzionario francese. Dichiara: “Nessuno ama i missionari armati”. E’ convinto che la guerra attirerà un militare al vertice del paese. Rimane ancora da solo e la guerra è dichiarata.
Molto rapidamente la situazione diviene critica sia sul piano militare che su quello economico. La moneta non vale più nulla, la carestia si espande dappertutto e i conflitti creano scompiglio ovunque. Le dissidenze nascono nella capitale stessa, la repressione è severa, le teste cascano. Ma rimane impossibile giudicare Robespierre come solo responsabile: nessuna decisione si sarebbe potuta prendere senza il consenso dell’intera convenzione e del resto del Comitato di Salute Pubblica. In questo contesto di caos, si potevano tralasciare coloro che domandavano l’intensificazione del Terrore sino a che si trasformi in genocidio? E viceversa, bisognava forse lasciare campo libero ai Moderati che si pronunciavano per una sottomissione totale al nemico?
La guerra non impedisce “L’Incorruttibile” di essere all’origine delle riforme storiche per i contadini. Il decreto del 17 luglio 1793 abolisce i diritti feudali. Per la prima volta nella storia dell’umanità i contadini sono assolutamente liberi e divengono proprietari della loro terra.

Un nemico del pensiero ufficiale

Perché, dunque, si presenta come un tiranno sanguinario? Questo appellativo sorge a causa del periodo di “Terrore” che molti storici disonesti gli hanno attribuito. Tuttavia, né la creazione né gli eccessi di questo periodo sono a suo carico. Se, appunto, fosse stato ascoltato sin dalle origini della rivoluzione, il Terrore non avrebbe avuto luogo. Innanzitutto perché si era dichiarato per l’abolizione della pena di morte e contro la guerra (sola responsabile per la radicalizzazione della rivoluzione). Per quanto riguarda gli omicidi di massa, gli unici colpevoli sono i rappresentanti in missione. Carrier massacrò a Nantes, Collot e Fouché a Lione, Tallien a Bordeaux, Barras e Fréron a Tolone, ecc. Chi sono, se non tutti i « termidoriani » dell’avvenire? Robespierre li richiama quando scopre che superano le proprie prerogative. Sentendosi minacciati, i « termidoriani » si rivolteranno contro di lui, ribaltando le accuse e incriminandolo di essere la causa di tutti i loro atti terroristici.

Ironia della sorte: proprio quando si ritirerà dal Comitato di Salute pubblica il Terrore sarà al suo apice :

“Posso solo dire che per più di sei settimane, la natura e la forza della calunnia, l’impotenza di fare il bene e di arrestare il male, mi ha obbligato ad abbandonare assolutamente le mie funzioni di membro del Comitato di Salute pubblica, ed io giuro di non aver consultato altro che la mia ragione e la mia patria…. Ecco che in meno di sei settimane la mia dittatura è spirata, e non ho più nessun tipo di influenza sul governo: il patriottismo è mai stato più protetto? le fazioni più timide? la Patria più felice?

Finalmente possiamo attribuire l’appellativo di volgare dittatore, ad un uomo cascato dopo un semplice voto al parlamento? Robespierre si è ritirato dopo essere stato disconosciuto dalla Convenzione, e niente l’ha potuto salvare da questa caduta. Curioso dittatore, colui che si piega al diritto comune!

«Noi vogliamo sostituire nel nostro paese la morale all’egoismo, la probità all’onore, i principi agli usi, i doveri alle comodità, l’impero della ragione alla tirannia della moda, lo sprezzo del vizio allo sprezzo della disgrazia, la fierezza all’insolenza, la grandezza d’animo alla vanità, l’amore della gloria all’amore del danaro, la buona gente alla buona compagnia, il merito all’intrigo, il genio al buono spirito, la verità allo scoppio, il fascino della felicità alle noie della voluttà, la grandezza dell’uomo alla piccolezza dei grandi, un popolo magnanimo, potente, felice, ad un popolo amabile, frivolo e miserabile, ovvero, in una parola, riempire i voti della natura, compiere i destini dell’umanità, mantenere le promesse della filosofia.»

E’ forse questo il discorso di un despota volgare? Al contrario, Robespierre volendo associare il popolo all’azione politica, ha saputo incarnare al meglio la democrazia. Nel tempo stesso in cui tutti i suoi pari furono dei noti corrotti, l’Incorruttibile conduceva una vita modesta e senza pecche dai falegnami Duplay.

« Potevo Barattare la mia anima in cambio dell’opulenza: ma guardo all’opulenza non solo come al prezzo di un crimine, ma ancora come la punizione di un crimine, e voglio essere povero per non essere infelice»

Una citazione particolarmente impressionante, sopratutto quando sappiamo che gli atti seguono le parole. Mentre i deputati si perdono nelle orgie mondane parigine Robespierre, lui, resta vergine. Incarna fin sotto la sua pelle le virtù repubblicane.
Maximilien de Robespierre amava profondamente il suo Paese, erano lì secondo lui, le origini della virtù. Un principe abbandonato da tutti quelli che, in Francia, si dicono oggi dei Repubblicani.
Questo uomo finalmente non poteva che essere linciato da parte del pensiero ufficiale, come tanti altri. Egli si è battuto per la libertà e per gli umili di questo mondo. Ecco perché, qualsiasi francese, da uomo libero, può dire come Jaurès a suo tempo: Io sono con Robespierre.