Così ricamò, colei che fu regina di Scozia, durante la sua lunga e travagliata prigionia:

“En ma Fin gît mon Commencement”

“Nella mia fine è il mio principio”

Maria di Scozia, nata e conosciuta come Maria Stuart fu la prima regina consacrata da Dio ad esser giudicata da un tribunale e condannata a morte. Cattolica, scozzese, bella e anche colta morì da martire del cattolicesimo, le sue ultime parole furono “Dolce Gesù”. La sua figura è stata d’ispirazione per molti autori di tutte le epoche, da Alexandre Dumas alle tragedie di Vittorio Alfieri e Friedrich Schiller, fino alla musica con l’opera lirica di Gaetano Donizetti. Papa Pio IV, nel suo Quare Lacrymae del 17 giugno 1973, ragiona sulla natura degli ultimi eventi che videro protagonista la monarca cattolica.

“Ma si esamina la vera causa della sua morte, che si riassume nell’odio contro la Religione Cattolica che ella sola, unica superstite, professava in Inghilterra; se si esamina l’invitta costanza con la quale respinse le proposte di abiurare la Religione Cattolica; se si osserva la forza ammirevole con cui sostenne la morte; se si tien conto, come si dovrebbe, che ella protestò prima della decapitazione, e nell’esecuzione stessa, che era sempre vissuta da cattolica e che moriva volentieri per la fede cattolica; se non si omettono, come non devono essere omesse, le evidentissime ragioni dalle quali emerge non solo la falsità dei crimini attribuiti alla regina Mary dai suoi oppositori, ma anche l’ingiusta sentenza di morte, fondata su calunnie ispirate dall’odio contro la Religione Cattolica, perché restassero immutabili i dogmi ereticali nel regno d’Inghilterra; allora si comprenderà che non manca nessuna condizione necessaria per affermare che il suo fu un vero martirio”

 La principessa Maria Stuart nacque nel palazzo di Linlithgow nel Lothian dell’Ovest, l’8 dicembre 1542 dal re Giacomo V di Scozia e dalla seconda moglie, la duchessa francese Maria di Guisa. Nel palazzo di Falkland nel Fife, suo padre, dopo aver sentito della nascita, profetizzò:

“Adieu, addio, tutto è incominciato con una ragazza, con una ragazza passerà”

Ritratto di Maria Stuart all'età di tredici anni, dipinta da François Clouet

Ritratto di Maria Stuart all’età di tredici anni, dipinta da François Clouet nel 1555

La storia ci dimostra che la nascita di Maria, attraverso suo figlio Giacomo, segnò l‘iniziò del loro dominio sia sul regno di Scozia che sul regno d’Inghilterra. Da Maria Stuart infatti discende anche l’attuale regina d’Inghilterra, Elisabetta II. Fin dalla sua venuta al mondo, era scritto che la vita di Maria sarebbe stata intensa e tragica. Il padre Giacomo V morendo a soli due giorni dalla sua nascita la fece regina di Scozia. A seguito di questo, nel settembre del 1543, ad appena sei mesi di età, fu coinvolta nei famosi trattati di Greenwich, che stabilivano dovesse sposare il suo cugino di secondo grado Edoardo, figlio del re Enrico VIII d’Inghilterra nel 1552 e che i loro figli avrebbero ereditato i due regni della grande isola europea. Sua madre, fortemente contraria alla proposta, due mesi più tardi si nascose con Maria nel castello di Stirling, dove vennero compiuti i preparativi per l’incoronazione di sua figlia.

Il 9 settembre 1543, a soli nove mesi, Maria fu incoronata regina di Scozia nella cappella reale dello stesso castello ove risiedeva. La bambina, riccamente vestita, fu portata da Lord Livingston in una solenne processione verso la cappella, dove fu unta dal cardinale David Beaton con l’olio consacrato. Il conte di Lennox – il cui figlio Enrico Stuart, molti anni dopo, sarebbe diventato il secondo marito di Maria – portò avanti lo scettro, donato alla Scozia nel 1494 dal papa Alessandro VI; invece la spada di Stato, regalata a Giacomo IV nel 1507 da Papa Giulio II, fu presentata dal conte di Argyll e il cardinale procedette con la cerimonia dei tre tocchi di spada sul corpo della bambina. Infine, il conte di Arran offrì la corona, che il cardinale tenne sul capo di Maria, mentre i conti di Arran e di Lennox le baciavano le guance, seguiti dal resto dei prelati e dei pari che si inginocchiarono davanti a lei e le giurarono fedeltà, ponendo la mano sulla corona.

Ritratto ufficiale di Giacomo, futuro re di Scozia e Inghilterra dopo Elisabetta I. 1605, conservato al Museo del Prado di Madrid

Ritratto ufficiale di Giacomo, futuro re di Scozia e Inghilterra dopo Elisabetta I. 1605, conservato al Museo del Prado di Madrid

A seguito dell’incoronazione i trattati di Greenwich saltarono, iniziò quindi una brutale serie di incursioni inglesi sul territorio scozzese orchestrate col fine di rapire la piccola Maria. La madre, Maria di Guisa, la nascose nelle camere segrete del castello di Stirling. In seguito ad una serie di sconfitte scozzesi preoccupanti, la piccola regina di Scozia venne protetta e salvata dalla Francia che rimanendo fedele all’Auld Alliance, venne in aiuto degli scozzesi. Il nuovo re francese, Enrico II, propose allora di unire la Francia e la Scozia facendo sposare la piccola regina al figlio appena natogli, il delfino Francesco.

Questa sembrò, agli occhi della preoccupata madre dell’infante regina, l’unica soluzione ragionevole per il suo problema. Nel febbraio 1548, dopo aver sentito che gli inglesi erano sulla strada del ritorno, la regina madre trasferì la figlia al castello di Dumbarton. Gli inglesi lasciarono una scia di devastazione dietro di loro ancora una volta e occuparono la città di Haddington, strategicamente collocata. Entro il mese di giugno, il tanto atteso aiuto francese era arrivato. Il 7 luglio, presso il convento di monache vicino a Haddington, venne firmato il trattato di matrimonio con la Francia.

Ritratto di Elisabetta I all'apice del suo potere, dopo aver annientato l'invincibile armata spagnola di Filippo II. 1588 circa, conservato alla Woburn Abbey

Ritratto di Elisabetta I all’apice del suo potere, dopo aver annientato l’invincibile armata spagnola di Filippo II. 1588 circa, conservato alla Woburn Abbey

A soli 5 anni e per i successivi tredici a seguire, Maria visse in Francia, presso la corte dei Valois. Tutte le fonti storiche dell’epoca concordano nel descrivere la piccola Maria come una bambina vivace, bella, intelligente e dotata di un carattere estremamente amabile, una fanciulla che aveva davanti a sé un’infanzia promettente. Fu molto favorita alla corte francese dove fu allevata dalla nonna Antonia di Borbone – appartenente al ramo cadetto della casa regnante – dalla quale ricevette la migliore istruzione possibile e alla fine dei suoi studi, padroneggiò fluentemente francese, latino, greco, spagnolo e italiano, in aggiunta alla sua nativa lingua scozzese. Le vennero inoltre insegnate, come era d’uso, le arti musicali, fu poi istruita nella prosa, nella poesia, nell’equitazione, nella caccia con il falcone e nel ricamo.

Maria Stuart era anche estremamente attraente: dotata di un’altezza straordinaria, ben un metro e ottanta, aveva per conformazione fisica il portamento solenne che era apprezzato in una sovrana. I suoi capelli, biondo-cinerini durante l’infanzia, si scurirono sempre più nella maturità sino a raggiungere un colore fulvo; i suoi occhi a mandorla erano invece color ambra. La qualità maggiormente apprezzata nel suo aspetto era la pelle bianchissima che, dopo aver contratto il vaiolo, fu preservata da un unguento speciale; Elisabetta I, invece, vide il suo incarnato sfigurato dalla terribile malattia. Il suo naso era diritto e con una lieve tendenza ad essere aquilino, la sua bocca piccola e graziosa.

Presunto ritratto di Maria Stuart oggi conservato presso l'Hermitage di San Pietroburgo

Presunto ritratto di Maria Stuart oggi conservato presso l’Hermitage di San Pietroburgo

Il 24 aprile 1558, si celebrarono le nozze reali nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Nel luglio del 1959, a seguito della morte di Enrico II, Maria Stuart divenne regina consorte affianco al marito divenuto re Francesco II, ma solo nel 1560 rimase vedova e non le rimase che tornare in Scozia, nel regno da cui era fuggita. Un paese ingovernabile, sconvolto nel profondo e per la quale gestione non era stata assolutamente né preparata né avvisata. Maria si ritrovò allo sbaraglio e John Knox, alla guida dei ribelli calvinisti, la fece presto arrestare e detronizzare in favore del figlio che ebbe a seguito delle sue nozze con Lord Darnley, lo stesso figlio che le fu levato a soli due anni per essere allevato da buon protestante e istruito all’odio verso la madre. Il 24 aprile 1567, Maria visitò per l’ultima volta suo figlio Giacomo, che all’epoca aveva circa dieci mesi, al castello di Stirling. Durante il viaggio di ritorno a Edimburgo, venne condotta al castello di Dunbar da James Hepburn, conte di Bothwell, accusato qualche tempo prima di aver assassinato Lord Darnley. Da questo incontro, la regina rimase incinta di due gemelli, ma tra il 18 giugno e il 24 giugno Maria ebbe un aborto spontaneo.

Il 24 luglio 1567 fu costretta ad abdicare al trono scozzese in favore del suo unico figlio, Giacomo, che aveva solo un anno. Fu allora che la regina, ormai senza trono, riuscì a scappare grazie ad un esercito di fedelissimi, ma la sua grande ingenuità la portò nelle braccia di quella che divenne la sua più grande nemica, la cugina Elisabetta I d’Inghilterra. Probabilmente la attirò tramite una missiva in cui la convinceva a rifugiarsi presso la sua corte; fu l’inizio della fine. Il 19 maggio Maria entrò in Inghilterra, fu arrestata ed in seguito imprigionata dagli ufficiali di Elisabetta. La scusa che si usò per trattenerla, almeno inizialmente, fu quella dell’omicidio del marito nel quale Maria sarebbe stata coinvolta. Elisabetta, invece di un processo, ordinò un’inchiesta che fu politicamente influenzata, ma la regina d’Inghilterra non volle accusare apertamente la cugina di omicidio.

Dettaglio di un ritratto di Maria Stuart risalente al 1578, durante la sua prigionia

Dettaglio di un ritratto di Maria Stuart risalente al 1578, durante la sua prigionia

Maria era una “regina consacrata da Dio” ed era difficile da accettare per una regnante che fosse giudicata da nessun altro che non fosse Dio stesso. Maria, per diciannove anni chiese invano un incontro con la cugina. Per quasi due decadi dunque, fu detenuta del tutto illegalmente. Elisabetta e anche tutti i suoi sostenitori erano terrorizzati dalla Stuart, ella infatti, aveva oggettivamente tutte le credenziali per regnare, anche sull’Inghilterra, al contrario di Elisabetta che rimaneva la figlia di Anna Bolena. Inoltre tutti i sudditi inglesi scontenti guardavano a lei per essere liberati dal giogo elisabettiano; e per i cattolici si trattava di un giogo a tratti intollerabile. Fu in questo modo che Maria Stuart si ritrovò a suo danno, ad esser pedina di una partita a scacchi in cui lei faceva la parte della sovrana rivendicatrice. La verità era che Maria ambiva semmai, ad essere l’erede di Elisabetta, ma mai colei che l’avrebbe spodestata.

Tuttavia, fu talmente ingenua da tessere rapporti con tutte le figure che ordirono trame contro la regina e quindi risultarne poi coinvolta. In verità dal complotto Ridolfi al complotto Babington, nessuna prova portò a Maria Stuart, tanto che alla fine, per dimostrarne la colpevolezza, fu architettato un processo farsa contro di lei. Inizialmente Elisabetta non voleva saperne, era conscia dei propri privilegi di classe. Sapeva benissimo che processare un sovrano significava indebolire la monarchia in quanto tale. Naturalmente, la storia e l’acuta intuitività della regina dell’età dell’oro inglese, ci dimostrano esattamente ciò: la vicenda di Maria Stuart fu il preludio del regicidio di Carlo I, nel 1649, e poi di quello di Luigi XVI di Francia. Nell’ottobre del 1586, Maria Stuart venne processata da una corte di quaranta uomini – compresi alcuni cattolici – con l’accusa di alto tradimento. A dispetto della sua strenua difesa, venne condannata a morte. Elisabetta, pur tra molte esitazioni, accetta di firmare il decreto che mandava la cugina al patibolo.

Condanna a morte di Maria Stuart, firmata da Elisabetta I

Condanna a morte di Maria Stuart, firmata da Elisabetta I

L’8 febbraio 1587, il giorno fissato per l’esecuzione, presso il castello di Fotheringhay, Maria arrivò tranquilla, indossando un abito scuro e un lungo velo bianco, simile a quello di una sposa.  Quando il boia le presentò le sue scuse, lei rispose:

“Vi perdono con tutto il mio cuore, perché spero che ora porrete fine a tutte le mie angustie”

Sul patibolo, le sue dame l’aiutarono a spogliarsi, rivelando un sottabito rosso cremisi, il colore della passione dei martiri cattolici, appositamente scelto dalla regina, che davanti ai protestanti inglesi voleva morire come una vera martire delle leggende antiche.  Una volta bendata e posizionata la testa sul ceppo pronunciò le parole:

“In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum”

“Signore, nelle tue mani affido il mio spirito”

L'esecuzione di Maria Stuart, da un libro illustrato del 1613

L’esecuzione di Maria Stuart, da un libro illustrato del 1613

Dopo la morte, il corpo della sovrana subì l’umiliazione della ostensio davanti alla folla e anche la sua richiesta di essere sepolta in Francia fu negata da Elisabetta. La splendida salma venne imbalsamata e lasciata insepolta in una bara di piombo fino ad una seconda inumazione, avvenuta nella Cattedrale di Peterborough. Il corpo fu riesumato nel 1612 quando il re Giacomo I d’Inghilterra, suo figlio già da tempo re di Scozia, dispose che la bara venisse dislocata nell’Abbazia di Westminster, all’interno una cappella esattamente innanzi alla tomba di Elisabetta. Così moriva Maria Stuart, all’età di quarantaquattro anni, mentre Elisabetta, deceduta senza convolare a nozze e senza alcun erede – essa era infatti una virgo intacta –, non ebbe dunque una prole, e pertanto Giacomo Stuart, di religione protestante ma figlio della defunta regina cattolica, divenne monarca d’Inghilterra, indicato da Elisabetta poco prima del trapasso.