Dichiaro che colui che è conosciuto come subcomandante ribelle Marcos non esiste più, la voce dell’Esercito Zapatista di liberazione nazionale non sarà più la mia voce

Pochi giorni fa, il portavoce dell’EZLN (Ejército Zapatista de Liberación Nacional), conosciuto come il “subcomandante Marcos”, ha deciso di ritirarsi dall’incarico che ha occupato per più di vent’anni. “Sono stato un travestimento pubblicitario”, così si è definito l’uomo senza volto. Più che a problemi di salute, la scelta sembrerebbe dovuta alla scomparsa del compagno Galeano e di cambiamenti interni all’organizzazione. Un passamontagna, un berretto ed una pipa: così il subcomandate si è sempre presentato al mondo. Ma chi è in realtà Marcos? Alcuni dicono che sia Rafael Sebastián Guillén Vicente, un ex-ricercatore di Città del Messico, altri lo definiscono il nuovo Zapata o il nuovo Che Guevara, c’è chi pensa che si tratti di un eroe e chi di un terrorista. Tuttavia, passano i decenni, ma la sua identità rimane ignota. Più che per paura di essere scoperto e catturato, il guerrigliero non si è mai rivelato per evitare di essere miticizzato attraverso culti della personalità anacronistici, come invece è stato fatto almeno in parte, per lui e per altri prima di lui.

Per provare a capire la storia di Marcos, bisogna almeno conoscere quella dell’EZLN, in quanto le due vicende vanno di pari passo. L’esercito Zapatista di liberazione nazionale è un movimento attivo in Chiapas e formato quasi esclusivamente da indigeni discendenti dei Maya. Questo territorio del Messico è estremamente ricco, con grandi riserve di petrolio, ma la stragrande maggioranza della popolazione è molto povera. Gli indios sono sempre stati vittima di discriminazioni e relegati ad una vita di stenti, non integrata e priva di servizi fondamentali, quali il diritto all’istruzione ed alla sanità. Per secoli hanno provato ad organizzarsi in maniera pacifica, cercando di far valere le loro ragioni, ma mai sono stati ascoltati. Ecco allora la necessità di creare un movimento compatto, organizzato e popolare, capace di far valere le ragioni dei nativi e dei poveri in generale contro i progetti del sistema neo-liberista. L’EZLN nacque nel 1983, ma si presentò al mondo il primo gennaio 1994 occupando San Cristóbal de las Casas ed altri sei comuni del Chiapas per una notte. La scelta della data non fu casuale: in quel giorno entrò in vigore il Nafta, ovvero il Trattato di Libero scambio tra Usa, Canada e Messico, che segnò la scomparsa della milpa, il piccolo terreno coltivato a mais, e la conseguente condanna a morte dei contadini del sud, impossibilitati ad entrare attivamente nel sempre più vasto mercato globale. L’occupazione dei luoghi fu simbolica e perlopiù nonviolenta, anche se in alcuni casi si verificarono degli scontri tra i militanti del movimento e le truppe dell’esercito regolare. Il ricorso alla violenza è sempre stato giudicato dall’organizzazione come una “misura disperata”, una sorta di “ultima spiaggia” per provare a dar voce alle proprie richieste. Lo stesso Marcos ha sempre condannato il militarismo, giudicando il militare come la professione più assurda al mondo.

Da come si capisce leggendo il libro “Io, Marcos”, composto da un gran numero di sue testimonianze, egli non è un indigeno, ma uno studente laureato con tanto di specializzazione, che per qualche strana ragione si è ritrovato nella Selva Lacandona. Proprio la conoscenza del Castigliano gli ha permesso di divenire il ponte tra due mondi, assumendo, con il passare del tempo, la carica di subcomandante. Di fatto, contrariamente da quanto si crede, egli non è il capo dei nuovi Zapatisti, ma solamente il loro interprete, la loro voce. “Democracia, justicia y libertad”, dove per democrazia si intende una partecipazione diretta alla vita pubblica, sono le richieste fondamentali dell’EZLN, alle quali per più di vent’anni Marcos ha dato risonanza mondiale. Queste tre parole, che nel mondo occidentale sono oramai svuotate di senso dopo essere state utilizzate impropriamente da tutte le parti, conservano la loro purezza se pronunciate da chi oggi non ha nulla, indipendentemente se di destra, di sinistra o quant’altro. Questa gente e questi popoli sono costantemente minati da quella che l’EZLN giudica una vera e propria fase del capitalismo, ovvero il neoliberismo: <<Il costo maggiore per l’umanità è che per il capitalismo finanziario non c’è niente, né patria né proprietà. Il capitale finanziario possiede solo dei numeri di conti bancari. E in tutto questo gioco viene cancellato il concetto di nazione. Un processo rivoluzionario deve cominciare a recuperare i concetti di nazione e Patria>>. La Patria. Ecco la soluzione proposta dagli zapatisti nel mondo dell’omologazione globale, ma allo stesso tempo dell’incredibile diseguaglianza sociale. Riscoprire il senso della comunità, attraverso il rispetto delle persone e delle terra in cui si vive. Mai come oggi, anche in Europa, alla luce della prossima approvazione del Transatlantic Trade and Investment (TTIP) di fatto un Nafta ampliato e potenziato, la lotta dell’EZLN sembra quanto mai giusta ed urgente, da comprendere ed esportare in altri paesi.

Todos somos Marcos”, gridano le persone nelle città durante le manifestazioni di supporto all’esercito Zapatista. Dire che “tutti siamo Marcos” non è un modo per sminuire le sue gesta, né tantomeno un tentativo di paragonarsi alla sua figura. Al contrario, significa comprendere alla perfezione il suo pensiero: <<credo che il passamontagna produca un effetto ideologico efficace e corrisponda alla nostra concezione di quello che deve essere una rivoluzione non individualizzata o capeggiata da un caudillo, ma con la sufficiente forza morale per propagarsi tra la gente e arrivare a formare molti eserciti zapatisti, molti Marcos, molti comitati clandestini in ogni luogo e su molti fronti non militari>>.

La storia di Marcos, e più in generale dell’EZLN, è quella dei tanti poveri nel mondo, di chi non si arrende e di quelli che desiderano vivere. Il loro è un percorso fatto di mille battaglie contro i pregiudizi ed il potere, caratterizzato da doveri e rinunce: <<Quando un uomo o una donna qualsiasi decidono di camminare, invariabilmente presto o tardi si troveranno a dovere scegliere due strade. Da una parte la via dove si zoppica in cambio delle comodità, dei privilegi in cambio dei tradimenti, dove si va a costo di far cadere gli altri. Dall’altra parte la via delle convinzioni ferme a costo dei sacrifici, del disprezzo per la nostra fermezza, dell’oblio perché non si mente. Questa è la strada del dovere. E, costretti a scegliere, gli uomini e le donne vere sempre scelgono il dovere.>>                             Che sia da esempio per tutti noi.