Antisemita, misogino, xenofobo, omofobo, razzista. Quando l’opinione pubblica – ovvero il parere anti-oggettivo della stampa ufficiale e dei media di massa – fa uso di queste etichette, il diretto interessato non può che essere una personalità scomoda al Potere, a quella struttura piramidale ai cui vertici siede chi, appunto, detiene il controllo dell’Opinione.

“Queste fonti [gli organi di informazione] sono grandi società commerciali a redditività molto alta, e nella grande maggioranza sono collegate a gruppi economici ancora più grandi. Come le altre società commerciali, hanno un prodotto da vendere e un mercato in cui vogliono venderlo: il prodotto è il pubblico, e il mercato sono gli inserzionisti pubblicitari. […] Prendete la Cbs, o il New York Times: chi sono? sono tra le maggiori aziende del Paese, non sono “noi”. Non sono “noi” più di quanto non lo sia la General Motors” (Noam Chomsky, Capire il Potere)

Louis Farrakhan, agli occhi dell’opinione pubblica e dei vertici politici statunitensi non risulta tra le figure più brillanti. Nacque e crebbe a Boston, nel 1933, originario dell’arcipelago delle Antilles. Farrakhan suonò il violino a partire dall’età di 6 anni. Il suo talento gli permise di frequentare i più prestigiosi licei della città e di accedere al college, un’esperienza che però non portò mai a termine per proseguire la carriera di artista.

Fu proprio durante un suo spettacolo a Chicago, nel 1955, che ebbe un primo contatto con la Nation of Islam, l’organizzazione religiosa che in quegli anni, grazie alle doti politiche e comunicative di Malcolm X, aveva riscontrato un forte consenso da parte della popolazione afroamericana. Identità e nazionalismo nero, superiorità della razza, anti-vittimismo, lotta armata e un forte spiritualismo religioso basato sui precetti del Corano, il libro dell'”uomo nero” per eccellenza. A soli 22 anni il giovane Louis X si convertì alla NOI, anche a costo di rinunciare alla musica: un’interdizione sancita dall’allora Presidente Elijah Muhammed.
Con le “dissidenti” derive ideologiche di Malcolm X, la sua conversione definitiva all’Islam sunnita e il suo definitivo assassinio,  Farrakhan fu accusato più volte dell’omicidio del predicatore nero: “potrei essere stato complice con una parola” disse successivamente.

Nel 1975 la morte di Elijah Muhammed segna una profonda frattura nella NOI che, presa la deriva del sunnismo con la successione del figlio, fu restaurata in seguito da Farrakhan sui precetti del deceduto Presidente. I suoi viaggi in africa e le sue iniziative sul territorio statunitense, tra cui, la più importante, la Million Man March – in cui si radunarono per protesta un milione di afroamericani a Washington D.C. – incrementarono la sua notorietà, da un lato positivamente e, dall’altro, negativamente.

Oggi le sue dichiarazioni contro le operazioni militari e l’imperialismo americano in Africa, contro le cospirazioni dei banchieri internazionali, contro i Rothschild, la speculazione e la grande finanza, contro il sionismo, contro gli interventi umanitari in Iraq, in Libia, in Siria, lo rendono un personaggio controverso e perseguitato giuridicamente negli Stati Uniti, in primo luogo per i rapporti tesi con Israele, le comunità e le lobby ebraiche americane.

Farrakhan, tuttora in vita, si distingue così dallo spiritualismo e dalla predicazione religiosa di Malcolm X travagliato da un percorso di vita psicologico ed introspettivo particolare – per affermarsi come uomo di grande statura politica sul piano nazionale ed internazionale.