Massoud nasce nel 1953 in un villaggio nella valle del Panjshir, Afghanistan del nord, da una famiglia sunnita di etnia tagika. Riceve un’educazione esemplare presso i migliori istituti del paese come il Lycée Esteqlal di Kabul a cui seguirono successivamente gli studi di ingegneria presso l’università nella stessa capitale. Preoccupato per il crescere dell’influenza sovietica nel paese, il giovane Massoud entra  nei “Giovani Musulmani”, formazione giovanile dello Jamiat-e Islami, formazione politico-universitaria del professor Burhaddin Rabbani. I tentativi di impedire un’eversione sovietica nel paese furono blandi e mal orchestrati, al punto tale che lo stesso Jamiat-e Islami si divise formando una parte moderata ed una più estremista, lo Hizb-e Islami. La “guerra” ideologica, portando alla frammentazione dell’opposizione moderata, portò nel 1978 al primo governo comunista filo-sovietico del Partito Popolare Democratico Dell’Afghanistan, presieduto da Taraki. Le politiche di secolarizzazione del paese convinsero, quindi, il giovane Massoud ad imbracciare le armi per la prima volta in una insperata quanto impossibile lotta contro il nemico sovietico. Negli anni che verranno, dal 1979 al 1989, i mujaheddin di Massoud, arroccati nelle montagne a nord del paese, quindi presso la terra natale dello stesso comandante, tennero testa alle truppe sovietiche fino al loro finale ritiro nel 1989. Massoud e le sue truppe ottennero risultati strabilianti, assicurandosi fedeltà da parte dei popoli afghani e copertura mediatica da parte dei media occidentali. Ettore Mo, all’epoca corrispondente per il “Corriere della Sera” nonché grande amico dello stesso Massoud, ci da una lucida descrizione di quello che è il Massoud patriota, combattente e religioso:

“Bazarak, Panjshir, Ahmad Shah Massoud, appoggiato ad rottame di carro armato sovietico a testimonianza dell’umiliazione inflitta all’armata rossa da parte del leone del Panjshir; la guerra continua su tutti i fronti.”

Durante l’intervista, Massoud è appoggiato su di un carro armato ormai ridotto a pezzi, la barba è incolta e grigia, la pelle scura e provata dai combattimenti in montagna e dal sole, il Pakol verde scuro, la mimetica e il Kurta, ne fanno di lui l’idealtipo del guerrigliero afghano. Dotato d’immenso carisma, seppe attirare grandissima riverenza, da parte dei suoi seguaci, e attenzioni da parte degli occidentali. Famose furono le parole di Massoud, successive alla presa dei talebani di Kabul, di disprezzo verso il Pakistan e verso coloro i quali avevano finanziato i talebani e soprattutto Al Qaeda. Fuggito dalla capitale nel 1996, denunciò immediatamente i talebani per le barbarie che avrebbero inflitto sul popolo afghano. Le barbarie non si fecero quindi attendere riversandosi sulle gerarchie di allora, il presidente Rabbani riuscì a fuggire, il primo ministro Najibullah non fece in tempo: prelevato con forza dal palazzo dell’ONU insieme al fratello, venne torturato, evirato, trascinato da una jeep intorno allo stesso palazzo ed infine ucciso con un proiettile alla testa, il fratello subì la stessa sorte, e i due vennero in seguito impalati e messi in pubblica mostra a monito futuro.

Massoud, che nello stacco di tempo tra Sovietici e Talebani aveva preso posto come ministro per la difesa afghano, con la presa di Kabul da parte dei Talebani, dovette precipitosamente ripiegare vero le vallate a nord e preparare una strenua difesa che gli sarebbe valso il soprannome di “Leone del Panjshir”. La difesa operata da “Alleanza del Nord”, alleanza creata dallo stesso Massoud a scopo difensivo, fu talmente efficace da essere considerata inferiore all’operazione “Enduring Freedom” solo per livello di fuoco. La tragica fine di Massoud avverà il 9/9/2001, due giorni prima dell’attacco alle Torri Gemelle di New York, per mano di due Belgi, spacciatisi per giornalisti di un emittente televisiva tunisina, che, tramite una bomba installata nella telecamera, non lasciarono scampo al comandante. Massoud verrà per sempre ricordato dai suoi seguaci come un leader forte, carismatico, che senza paura sognò un’Afghanistan libero, indipendente e sovrano. Distaccato da ogni ideologia dominante dell’epoca quale essa fosse stata il comunismo o il capitalismo, ma attaccato alle tradizioni, ideologiche, politiche e spirituali della sua terra e del suo popolo.

“Soldati afgani che lottano per il comandante Massud!

Ricordo vivo che adesso brucia di più, sentieri sparsi tra cuori vivi a metà!

E danze stanche per chi non ha libertà, viviamo in ciò che sarà!

Nell’alba che poi verrà forse domani, domani, domani!”

                                                          

                                   -Skoll