È il maggio del 1890 quando ad Arcola, paesino in provincia di La Spezia, nasce Abele Ricieri Ferrari, il giovane anarchico meglio noto con lo pseudonimo di Renzo Novatore. Modeste le origini: proviene da una famiglia contadina e ben presto abbandona lo studio per la vita dei campi, eppure è un individuo curioso, legge molto: Baudelaire, Wilde, Zola, Goethe, ma anche Stirner, Proudhon, Nietzsche, Ibsen e chissà quanti altri tra gli autori che gli capitano a tiro. Le parole, le riflessioni, le poesie rinvenute tra le pagine che sfoglia con avidità sono il magma che cova in una mente brillante ed uno spirito indomito pronto a declinare tutto in una personalissima quanto profonda riflessione.

Si avvicina presto agli ambienti anarchici, non disdegna il futurismo di cui non può non condividere furore distruttivo e toni polemici, allo scoppio della Grande Guerra, infine, chiamato alle armi si rende irreperibile: è condannato a morte per diserzione ed alto tradimento. Costretto alla macchia per evitare la cattura, capisce che è giunto il momento di combattere apertamente la “semibarbara civiltà borghese – cristiana e … democratica” che manda al macello il fiore della gioventù europea, ragazzi dai “cuori generosi e buoni” nel cui sangue versato “stava chiuso tutto un superbo e grandioso sogno d’amore”.

Renzo Novatore

Si sposta di continuo, partecipa attivamente ai moti operai del biennio rosso convinto che la rivoluzione sia ormai cominciata, scrive sulle testate anarchiche ed esorta i compagni d’arme alla lotta per la conquista di “novelle aurore”. I suoi appelli accorati, uniti a riflessioni di estrema acutezza, gli valgono la simpatia e l’ammirazione dei sodali, ma anche l’attenzione delle autorità che lo bollano come un pericoloso “bandito” anarchico. Catturato una prima volta, esce fortunosamente dal carcere di Livorno grazie ad un’amnistia: la lotta può continuare, “da quel giorno che conobbi la vita”, aveva scritto poco tempo prima, “impugnai le MIE armi e dichiarai la MIA guerra”.

È uno spirito indomito: partecipa a molteplici moti insurrezionali e continua a far sentire instancabilmente la sua voce adottando diversi pseudonimi. Riflessione critica e azione convivono rafforzandosi reciprocamente in un uomo per cui la lotta armata è sia ideologia che prassi, perché se “solo la forza potrà vincermi” necessariamente “anch’io faccio uso di questa”. Mentre la personalità di Novatore emerge a tutta forza dagli scritti pervenutici, non moltissimi, in realtà, a fronte dei tanti sequestrati e distrutti dalle autorità e dal regime fascista, più complesso risulta invece ricostruirne il pensiero nelle sue mille sfaccettature, e certo l’interpretazione e il confronto con tutto un pantheon di autori tra i più disparati meriterebbero ulteriori approfondimenti.

Di fronte all’eclettismo e alla disorganicità dei documenti (per lo più articoli di giornale), i tre aggettivi richiamati all’inizio possono tuttavia rappresentare il punto di partenza di un’opera di scavo alla scoperta dell’identità del giovane anarchico. Renzo Novatore, dunque, è innanzitutto un individualista: è evidente che il suo anarchismo affonda le radici in un individualismo radicale che non ammette alcun tipo di restrizione.
Collettività, bene comune, interesse pubblico sono parole prive di significato, così come stato, religione, società, morale sono soltanto fantasmi che incatenano l’uomo, “sudicio impasto di schiavitù e di tirannia, di feticcismo e di paura, di vanità e di ignoranza”.

Proudhon

Stirner e Proudhon, fari in questo mare in tempesta, hanno avuto un ruolo determinante, ma senza dubbio rilevante è anche la rilettura della filosofia nietzschiana il cui Oltreuomo potrebbe rappresentare l’individuo ormai libero da condizionamenti esterni e pronto, grazie all’innata volontà di potenza, alla tanto auspicata trasvalutazione dei valori impostigli. Anarchico, sentenzia inoltre Novatore, “è colui che si nega a tutte le cause per la gioia della propria vita irradiata dall’interiore intensità dello spirito” e “l’individualismo ha per fine sé stesso”: una prospettiva, insomma, che va ben oltre il mero materialismo.

Iconoclasta: da quando il termine indicava semplicemente i distruttori di immagini sacre se n’è fatta di strada! Non solo Dio, “parto di fantasie malate (…) confortatore di spiriti rancidi nati alla schiavitù (…) cocaina per isterici”, ma anche tutti i valori, le tradizioni e le convinzioni comuni sono passati al vaglio della sua critica dissacrante, provocatoria e sovversiva. A tale furore distruttivo si accompagna l’istanza di rinnovamento che, unita ad un’innata passione per la letteratura e l’arte, porta Novatore a condividere gli assunti del futurismo e ad adottarne, almeno in una certa fase della produzione, i toni polemici e solenni. Altri “vagabondi dello spirito”, però, influenzano profondamente una scrittura che assume spesso i connotati della prosa poetica, da Oscar Wilde a Charles Baudelaire, e sorprende come egli riesca a tenere uniti personaggi tanto diversi. Libero, infine.

Sante Pollastri nel 1959

La più famosa delle citazioni  di Renzo Novatore recita: “Oggi cerco un’ora sola di furibonda anarchia e, per quell’ora, darei tutti i miei sogni, tutti i miei amori, tutta la mia vita”: al sogno libertario egli sacrifica tutto e dedica l’intera esistenza. L’epilogo tragico della sua vicenda umana lo testimonia: braccato dalle autorità e dalle squadracce fasciste, si unisce al gruppo criminale di Sante Pollastri e, nello scontro a fuoco seguito ad un’imboscata tesa al noto bandito, viene ucciso dalla forza pubblica. È il 29 novembre del 1922; sul corpo crivellato dai colpi, oltre ai documenti falsi, gli agenti trovano due caricatori di riserva per la sua Browning e una bomba a mano.

Non lo avrebbero preso vivo.

Mai.