articolo tratto dal Numero Uno

I Saturnia Regna Virgiliani, l’ El Dorado di Voltaire,la Bengodi  Boccacciana, sono figli di diverse epoche, che pure fanno riferimento al mito dell’ aurea aetas, la cui prima rappresentazione letteraria è contenuta ne Le Opere e i Giorni di Esiodo. Non turbata da necessità, guerre, pericoli della navigazione, una stirpe di uomini mortali vive sotto il regno di Saturno in armonia con Dei e Natura. L’età aurea è seguita da quattro età che si avvicendano ciclicamente, determinando il corso della storia. Nell’età dell’argento, del bronzo, degli eroi, gli uomini sopraffatti da odio e guerre, sono sterminati da Zeus; nell’età del ferro, l’ultima, l’uomo è causa della sua stessa rovina. E’ questa una concezione della storia che risale ai popoli pagani antichi e che prevede la progressiva degenerazione di ideali condizioni iniziali: l’età dell’oro corrisponde al comune  e felice passato mitico e primitivo, nostalgicamente rievocato; ma corrisponde anche al futuro, al ritorno della condizione aurea alla conclusione di ogni ciclo, vaticinato in un clima di attesa quasi messianica, da Virgilio, nella IV ecloga delle Bucoliche: “E’ giunta l’ultima epoca dell’oracolo di Cuma, nasce di nuovo il grande ordine dei secoli (…) ritornano i regni di Saturno, già una nuova stirpe  scende dall’alto del cielo”. In età più tarda, la singola età aurea ha costituito modello filosofico e letterario per filosofi come Bacone, Campanella, Moro; rispettivi autori de La Nuova Atlantide, La città del sole, L’Utopia, sviluppano l’idea di una organizzazione sociale e statale ideale. L’unione tra mito e utopia non è certo invenzione moderna: già Platone aveva teorizzato ne La Repubblica, le caratteristiche della società ideale, sulla base del mito dell’età aurea. Il tempo è definito invece nel  Timeo come “immagine mobile dell’eternità” determinata però dal perpetuo succedersi non più di cinque, ma di tre età. Il passaggio dalla concezione arcaica di tempo ciclico, a quella moderna di tempo lineare, è determinata  dall’influsso di Cristianesimo ed Ebraismo: non già determinata da corsi e ricorsi storici, la storia dell’uomo, a partire dalla creazione, è orientata in direzione dell’Apocalisse, preannunciato nel Nuovo Testamento. Non mancano influenze in senso contrario: l’età dell’oro pagana di certo ha influito molto nella rappresentazione del giardino dell’Eden, luogo della creazione degli esseri  viventi, collocata nel libro della Genesi.  Le concezioni opposte di linearità e ciclicità del tempo e dunque della storia, sono oggetto, nel XVII secolo, di uno straordinario tentativo di pacificazione: il filosofo Gian Battista Vico, ne La Nuova Scienza, riprende la teoria arcaica e pagana della ciclicità del tempo interpretando la storia come successione di corsi e ricorsi  che caratterizzano il succedersi delle tre età – pur riconnettendo l’origine di tale teoria non a Platone quanto agli Egiziani. Egli introduce però un correttivo a questa sorta di anaciclosi pagana: la Provvidenza. Rifiutando l’azione di caso e fato, l’ordine provvidenziale che corrisponde a disegni divini, indirizza la coscienza umana, senza però determinarne necessariamente l’azione: sono garantiti ordine e libertà. In virtù di quest’ultima, molti popoli si sottraggono alla legge temporale del divenire, conservando la barbarie originaria; rappresentano così isole primitive circondate da tutte quelle nazioni che presto o tardi, torneranno sui passi della propria evoluzione, per poi nuovamente progredire. Vico dunque è rivoluzionario non solo in quanto si affranca dalle direttrici del pensiero cristiano, ma anche per la sostanziale revisione del pessimismo del pensiero pagano ed in particolar modo, greco: per Vico ogni ciclo non si conclude con lo scadimento di perfette condizioni iniziali, quanto con il progresso e il superamento della barbarie iniziale. Definito “genio isolato” rispetto al suo tempo, considerato precursore del Positivismo, a ragione è possibile affermare che rispetto alla definizione Gramsciana “pessimismo della ragione e ottimismo della volontà”, Vico possedeva anche l’ottimismo della ragione.