Il termine nostalgia (Heimweh, mal du pays, homesickness) rimanda, etimologicamente, al dolore (άλγος – fisico in primis, ma anche spirituale e morale) per il mancato ritorno a casa (νόστος). È desiderio di rimpatrio causato dalla lontananza e caratterizzato al contempo da uno stato di spaesamento, ossia letteralmente da un “non-sentirsi-a-casa- propria” (Unheimlichkeit). Questo concetto travalica l’ordinaria visione semplicistica del romantico, dipinto come colui che vuole vivere in uno stato di perpetua negazione del proprio presente, progettandosi idealisticamente verso il passato.

La prospettiva razionalistica nei confronti delle emozioni ha determinato un duraturo preconcetto, consistente nel fatto che esse siano illogiche, e quindi non abbiano valore nella vita concreta dell’uomo. L’esistenza tuttavia è il dominio della complessità, e contrariamente a quanti credono solamente all’analitico esprit de géométrie, essa dovrebbe essere interpretata anche rivolgendosi all’esprit de finesse. L’unilaterale focalizzazione sempre più diffusa sulla “razionalità” scientifica e calcolante elude la controparte, altrettanto essenziale all’esserci umano: la conoscenza esistenziale dei moti dell’anima, ossia la sfera spirituale. La nostra interiorità è infatti commossa dalle emozioni, non sminuibili a mera irrazionalità, ma determinanti un ordine gnoseologico di alto valore.

Woman on the Verandah, Edvard Munch (1924)

Da questo punto di vista la filosofia, afferma Novalis, è propriamente nostalgia, un impulso a essere a casa propria ovunque. Il discorso nostalgico segnala innanzitutto che in realtà e per lo più non siamo mai là dove vorremmo essere: è sia indicazione della spaesatezza dell’uomo moderno, distratto, frenetico e delirante per l’incapacità di scorgere una fissa dimora, sia suggerimento filosofico, poiché l’essere umano ricerca una dimensione (spesso intellettuale – una patria simbolica) in cui potersi proiettare per sfuggire alle angustie della povertà istoriale e culturale della sua epoca.

La nostalgia è filosoficamente lo stato d’animo principale della ricerca inquieta e perenne di un Esserci che vuole non solo sentirsi a casa propria, ma anche essere a casa propria ovunque. L’Esserci è nostalgico perché nel fondo del suo essere comprende che quel sentirsi-a-casa-propria tipico della quotidianità è apparente: una volta esperita l’angoscia, gli si rivela l’illusione, e aprendosi alla riflessione filosofica, ricerca, per il resto della sua esistenza, un sentirsi-a-casa-propria che sia autentico, maturo e reale. Questa nostalgia filosofica è un impulso, un’inclinazione che come un fuoco incita perennemente l’Esserci alla ricerca della propria dimora autentica.

La filosofia, si potrebbe dire, è il viaggio dell’Esserci nostalgico che si incammina verso casa. L’Esserci che è angosciato e spaesato è quindi nel contempo nostalgico, desideroso di essere-a-casa-propria ovunque, ossia di esistere nella totalità dell’essere, e per questo diventa filosofo che interroga la propria finitezza, il mondo, gli enti e gli altri Esserci.

Foto di Georgie Pauwels

Dal punto di vista prettamente nostalgico, risignificare un trascorso più o meno lontano, equivale, per l’esserci umano, ad immergersi nella spirale di senso che trascende l’istante e rapporta, alleandole, memoria e speranza. Significa scorgere una qualche salvezza dalle futilità dell’incombente: per tale motivo la nostalgia è anche cura (c’è un nesso tra le parole νέοµαι, ossia ritornare felicemente – inteso da Heidegger come guarire – e νόστος – inteso sempre dal filosofo tedesco come ritorno a casa e ritorno a sé). Siamo sempre altrove, alla stravolta ricerca della dimora. Oggi questo altrove deriva anche, ma non solo, dall’essere virtualmente ovunque. Da qui può discendere il sentimento indicibile del non-sentirsi-a-casa- propria, ossia del non poter scorgere la patria in nessun luogo. Ma come rispondere allora a questo disagio esistenziale?

La nostalgia risignifica il trascorso, in un infinito movimento spiralico di ricerca di connessione con ciò che è a-venire, guidato dall’istante presente. Il trascorso si scopre dalle sue nebbie e permette la riscoperta di purezze adombratesi nel corso dell’esistenza abituale. La nostalgia ha quindi il valore estetico ed etico di trascendere l’abitudine, per permettere l’immersione in una prospettiva di connessione alleante tra vissuto, istantaneità ed avvenire.

Perde tempo chi il proprio tempo non lo perde (nella riflessione e meditazione sulla propria esistenza): la nostalgia, lungi dall’essere una dissipazione di tempo, è il donare un senso intero e completo alla temporalità della propria esistenza. Il tempo vissuto non viene perduto, ma risignificato nell’ottica di nuove e genuine possibilità d’essere. L’ostacolo, da questo punto di vista, non è il ricordo che ci ancora al passato, ma la visione indifferente e limitante (quindi illusa) che si possa vivere proiettati solamente verso il futuro. La nostalgia sembra dirci che chi non coltiva radici in un trascorso più o meno solido, non potrà costruire una durevole dimora per la propria esistenza, ossia, in altre parole, non abiterà realmente il tempo della vita. Ma la passione (amore) per l’esistenza si manifesta solo laddove si riesca a vederla e viverla come un tutto completo (ossia come un’alleanza estatica di trascorso, attualità istantanea ed ad-venire). Trascendendo la finitudine attuale dell’esistenza istantanea, intrisa di caducità, il sentiero nostalgico permette di valicare il monte della contingenza mediocre per esplorare la radura della propria indivisibile esistenza.

Trascendere l’insoddisfacente presente dell’istante, guidati dalla rielaborazione del trascorso verso l’avvenire progettante, è ciò che conferisce un significato positivo alla nostalgia, contrariamente a quanto sostiene la voce pubblica, che ne scansa ogni tipo di valore. Il desiderio di sconfinamento insito nella nostalgia non rimanda però al rifiuto della propria finitezza esistenziale (mortalità), ma anzi assume, partendo da questa, la capacità di progettarsi e pre-disporsi lungo possibilità esistenziali (essenziali) che siano proprie di ognuno, esclusive, e non attribuite dall’esterno.

Il passato, in quanto trascorso, appare inutile alla dimensione pubblica (banalmente, la dimensione istoriale dell’uomo cade sempre di più nell’oblio con l’avanzata incontrastata dell’utilitarismo individualistico di stampo ultra-capitalistico: il trascorso, essendo immutabile, non si presta a logiche di manipolazione produttiva, se non ideologiche). Ma solamente uno sguardo attento al passato, consigliato ed indirizzato dalle urgenze attuali, può aprirsi autenticamente al futuro come dimensione ad-veniente delle possibilità costitutive. La meditazione inverante il trascorso permette il retto e stabile radicarsi di un futuro nitido.

Non siamo più forme di tempo spezzate se connettiamo, alleandoli in maniera costruttiva, trascorso, attualità e avvenire. Siamo infatti le esperienze che ci hanno (in)segnato, e da questo punto di vista, focalizzare il proprio sguardo unicamente verso l’ad-venire significa trascurare la parte di sé che fonda (ossia erge originando) tutto il nostro essere.

Edward Hopper, Automat (1927)

La nostalgia è anche desiderio di rimanere, desiderio di un punto fisso là dove tutto passa e perisce senza sosta. Il desiderio di sentirsi- ovunque-a-casa-propria significa, per l’esserci umano, ricercare in ogni dove il proprio paese natale, la propria dimora più autentica, un luogo di vita e rinascita perenne. Questo non rimanda all’aspirazione religiosa verso l’eternità, ma alla speranza di adombrare le mestizie glaciali dell’esistenza attuale (pur avendo sempre di fronte la propria finitezza come guida – essendo essa, per dirla con Heidegger, il modo fondamentale del nostro essere). Quindi la nostalgia non riguarda propriamente la dimensione fisica (la corporeità), ma l’ansimante anelito verso una dimensione interiore (essenziale, spirituale, mentale, che dir si voglia – negare questa parte dell’umano è irragionevole) grazie alla quale ci si possa sentire a casa propria ovunque (come se si trattasse di una patria simbolica).

La nostalgia è una pratica filosofica ed un impulso positivo per l’esserci umano, e in definitiva consiste nel fatto che nel nulla del passato trascorso troveremo il tutto dell’esistenza conquistabile. Come scrisse Kraus: Rimani presso l’origine. Origine è la meta, ossia una dimensione di ritrovata nitidezza interiore e rivisitazione della propria esistenza. Ciò che è trascorso pare perduto, ma può in realtà essere ritrovato.