Il passare dei millenni ha radicalmente cambiato il modo in cui l’essere umano dalle antiche civiltà ad oggi si approccia alla conoscenza, intesa nel senso più generale del termine, conoscenza dei fenomeni naturali, del trascendentale, la conoscenza dei metodi più adeguati per raggiungere un obiettivo che viene sempre più messo da parte: pur rischiando di sfociare nel banale, la felicità. Questo traguardo che, se non raggiunto, fa sentire così tanto la sua mancanza e che nonostante ciò rimane uno scopo solamente collaterale nella vita dell’individuo moderno, è sicuramente un traguardo a cui miravano più intensamente gli antichi, o perlomeno i cosiddetti filosofi.

Più di duemila anni sono trascorsi dalla fioritura dell’ammirevole civiltà greca, culla dei maggiori maestri le cui parole riecheggiano non solo nelle aule delle scuole, ma, che noi ne siamo consapevoli o meno, nelle nostre vite, nascendo dagli istinti più intimi e allo stesso tempo così poco bestiali dell’essere umano. La conoscenza non era così settoriale come nell’ età moderna, ma era un intrecciarsi di fisica, metafisica, religione, all’ insegna della scoperta del mondo e della riflessione più profonda. Si prenda ad esempio uno dei filosofi più fraintesi, screditati e in seguito rivalutati di sempre: Epicuro. Da alcune sue epistole scritte con l’intento di riassumere per i suoi discepoli i concetti base della sua filosofia, una delle più vaste e variegate, risulta chiaro il mescolarsi delle varie branche della conoscenza, formando un prodotto notevolissimo: la filosofia. Il filosofo di Samo viene spesso frainteso e banalizzato, particolarmente a causa della sua concezione religiosa e della dottrina riguardo al piacere, un piacere in realtà tutt’altro che lussurioso.

Dalle svariate epistole emergono le modalità con cui il filosofo si approccia al mondo, modalità che sono in tutto e per tutto proprie degli Antichi, il cui animo ancora non era offuscato da una presunta onniscienza  che immancabilmente si è avuta con il progresso tecnologico. ‘’Che si vedano alcuni astri restare indietro rispetto ad altri può accadere sia perché compiono la medesima orbita con maggiore lentezza, sia perché pur ricevendo una spinta contraria dallo stesso vortice, si muovono in direzione opposta, sia perché nel percorrere lo stesso vortice alcuni compiono un tragitto per uno spazio più lungo, altri più breve. Dare una soluzione unica in merito a tali fenomeni è proprio di coloro che vogliono spacciar chiacchiere al volgo.’’

Lo stesso tipo di ipotesi viene fatto per le stelle cadenti, eventi climatici, piogge, cicloni, terremoti, fulmini e tuoni, addirittura anticipando il concetto della minore velocità del suono rispetto a quella della luce. Ed ecco l’intreccio strettissimo tra fisica e filosofia, molto tempo prima dell’introduzione del metodo scientifico. Per il filosofo la riflessione sulle dinamiche del mondo era essenziale per il conseguimento della felicità, e per questo motivo scrisse delle epistole-riassunto della dottrina da indirizzare ai discepoli che si trovavano lontano dal ‘Giardino’, la scuola da lui fondata. Dai suoi scritti, in particolare dalla ‘lettera a Meneceo’ , emerge inoltre l’importanza attribuita all’ amicizia e al perseguimento di una vita semplice, con esplicita condanna del modello lussurioso. Il concetto è semplice: la lussuria aumenta il desiderio, più grande è questo, maggiore sarà l’insoddisfazione.

‘’…i cibi frugali danno un piacere identico a un vitto sontuoso, quando sia affatto eliminata la sofferenza del bisogno, e pane ed acqua danno un piacere altissimo, quando ne riceve chi ne ha bisogno. L’abituarsi dunque a cibo semplice e non ricco da un lato dà salute, dall’altro rende l’uomo sollecito verso le esigenze necessarie della vita; e quando di tanto in tanto ci accostiamo a vita sontuosa, ci dispone meglio nei suoi confronti e ci rende privi di timore verso la sorte.’’

Epicuro chiama in causa le virtù cardinali, di cui la prudenza è la più necessaria per il raggiungimento della felicità, considerandola addirittura più importante della filosofia. Il filosofo ritiene infatti che l’esercizio della prudenza porti direttamente ad una vita felice, la quale è strettamente collegata alle altre virtù. ‘’Per questo la prudenza è anche più pregevole della filosofia, e da essa hanno origine anche tutte le altre virtù, perché insegna come non è possibile una vita felice che non sia una vita saggia, bella e giusta, e non è possibile una vita saggia, bella e giusta che non sia felice. Le virtù sono infatti connaturate alla vita felice e la vita felice è da esse inseparabile.’’