A segnare la linea dominante di una cultura è spesso, al di là di proclami e asserzioni dogmatiche, una sottile sensibilità che attraversa il non detto dell’immaginario collettivo. Non di quello originario, nella nota formalizzazione di Carl Gustav Jung, bensì di una generale e diffusa autoconsapevolezza che, come gli eggregora degli occultisti, dilania le energie dei singoli dando in pasto alla chiacchera (Heidegger) la nostra autenticità. Per controbattere a tale impostura, le letture preziose sono per fortuna numerose.

Di recente pubblicazione per i tipi di Arktos è Alle frontiere dell’occulto, che raccoglie gli scritti esoterici di Gustav Meyrink, fornendo una preziosa topografia capace di spaziare dalle specifiche geografie dell’autore, cui questi scritti forniscono supporto interpretativo e fondamento teorico, dal 1907 al 1952, sino alle geometrie non euclidee della cultura antimoderna del Novecento. Pensare, infatti, alla cultura occidentale moderna come a un blocco monolitico, imperniato su un paradigma unitario e infrangibile, è un grave errore. Adattando la celebre teorizzazione di Thomas Kuhn sulla struttura delle rivoluzioni scientifiche al mondo della cultura e della spiritualità, possiamo individuare nel percorso storico un continuo succedersi di paradigmi, destinati, volenti o nolenti, a mutare in nuove cornici di senso. Ma, andando al fondamento di questa dinamica, ravvisiamo che questi paradigmi – di fatto Weltanschauung, visioni del mondo – sono perennemente compresenti.

Danilo Capua Gustav Meyrink

L’Ombra del Golem (bozzetto a carboncino su carta) – Danilo Capua

Una prospettiva esoterica come quella proposta da Gustav Meyrink non deve intendersi tanto come una controcultura vigente in un astratto e lontano iperuranio, quanto come una possibilità sempre presente, un’ermeneutica altra ma intrinseca alla nostra cultura, un’appendice di un movimento molto più ampio, che ispirandosi a una lettura analogica e mitico-simbolica del reale attraversa l’intera tradizione occidentale. Dalle civiltà premoderne alla science fiction. L’eroe iniziatico ha avuto, per dirla con Campbell, mille volti. E Meyrink ha saputo efficacemente incarnare, con uno stile ironico e scanzonato, affatto dogmatico e impositivo, il volto letterario e mitteleuropeo di questo impetuoso fiume carsico.

Pochi, fra critici letterari e filologi, ne hanno compreso la portata, troppo affaccendati nella dissezione analitica della sua prosa, spesso ingiustamente trattata come un corpo atomizzato. Proprio a vivificare queste membra violate interviene l’importante pubblicazione della storica casa editrice di Carmagnola. A emergere dal confronto col testo, che raccoglie l’intera saggistica meyrinkiana dedicata all’esoterismo, è proprio il fondamento spirituale della produzione letteraria dell’autore del Golem, la cui patente di scrittore fantasioso, favolistico, disimpegnato su un piano esistenziale, sbiadisce a ogni pagina, sino a stingersi nella potenza del vuoto che trasfigura le cosiddette boutade letterarie in esperienze realmente vissute.

34792638_10216746814965512_1882054304034979840_n

Come evidenzia nel suo saggio introduttivo Andrea Scarabelli, curatore del volume insieme a Gianfranco de Turris, la prosa di Meyrink intende condurre il lettore alle frontiere dell’Io, lungo il cammino del risveglio interiore in cui si comprende la pluralità dei piani del reale e la possibilità per l’uomo di travalicare la propria monodimensionalità, integrandola in senso verticale – spirituale. Lungo questo percorso, Meyrink non può che diventare feroce critico delle forme materialiste e positiviste assunte dall’occultismo in Europa – benché, a onore del vero, talora le sue stesse tesi paiano ricondurre proprio a quell’alveo, sotto la pressione di un clima spiritualista davvero pervasivo. Il suo merito è riposto in una sensibilità che attraversa tutte le sue riflessioni e la cui migliore sistematizzazione è stata probabilmente offerta dal tradizionalista italiano Julius Evola – che fu, non a caso, suo traduttore – sulle colonne di Ur, nel 1927:

Non vi è una realtà finita ed una realtà assoluta, sibbene un modo finito ed un modo assoluto di sperimentare la realtà, un occhio finito ed un occhio assoluto.

Il destino del nostro io dipende integralmente da un mutamento di sguardo. La profondità metafisica abita gli abissi del reale e invoca una corrispondenza da parte dell’uomo. L’oblio del sacro nella modernità non significa l’estinzione essenziale della sua fonte, quanto piuttosto la tragica incapacità dell’homo saecularis di abbeverarsi a quell’acqua sorgiva, spesso persino di percepirne l’esistenza. Gli dèi fuggiti, pare dirci Meyrink sulla scorta di Hölderlin, potranno tornare solo laddove a mutare sia, prim’ancora della civiltà, l’agostiniano uomo interiore. La realizzazione è integralmente riposta nel nostro riconoscimento sperimentale dell’Io profondo,

quell’Io che siamo e siamo sempre stati senza saperlo. Quell’Io che è sempre soggetto, puro spirito liberato dalla forma, dal tempo e dallo spazio, nel quale si è, per così dire, annidato parzialmente.

Questa formulazione, comunicata da Gustav Meyrink all’amico Alfred Müller-Edler in una lettera del 20 giugno 1917, risuona nel suo intero corpus narrativo: il segno letterario si fa simbolo iniziatico.

Illustrazione di Danilo Capua

Etere (olio su cartoncino telato) – Danilo Capua

La scrittura fantastica è così scavo nelle pieghe del reale, scandaglio della multidimensionalità del cosmo, individuazione di corrispondenze fra io e mondo, visibile e invisibile, immaginazione produttiva e creazione del reale. Alle frontiere dell’occulto offre un imprescindibile vademecum nella narrativa meyrinkiana, una bussola per orientarsi nella prospettiva dell’autore in un quadro il più possibile coerente e unitario.

Il volume fonde infatti due antologie ormai introvabili, Alle frontiere dell’Aldilà (tradotto da Julius Evola) e Il diagramma magico, arricchite da un’appendice complementare, con il testo I miei dolori e le mie gioie nell’Aldilà e le citate lettere ad Alfred Müller-Edler. Al materiale meyrinkiano – quasi venti scritti – si aggiunge l’importante operazione culturale promossa dai curatori nel contestualizzare dell’orientamento di Meyrink e un approfondimento storico, letterario e filosofico-esoterico del medesimo: oltre alle loro prefazioni e all’imponente corpus di note, il volume è corredato da un saggio di Piero Cammerinesi e dalle incursioni pittoriche nell’Altrove di Danilo Capua. La sua raffinata estetica, dai toni arcaici e spaesanti, non distante da certe poetiche dell’espressionismo tedesco ma sempre attenta al simbolico, prepara la sensibilità del lettore a una più feconda apertura alle intuizioni sovrarazionali del saggio. A testimonianza di come l’ispirazione di Meyrink non cessi di condurre gli osservatori nel cuore vivente della materia. Se il sonno della ragione genera mostri, il sonno della fantasia ha generato Leviatani. Meyrink ci invita, anche sotto il loro dominio, a scorgere l’essere profondo […] fuori dal tempo e dallo spazio.

 

Gustav Meyrink, Alle frontiere dell’occulto. Scritti esoterici (1907-1952), a cura di Gianfranco de Turris e Andrea Scarabelli, con nove tavole di Danilo Capua e un saggio di Piero Cammerinesi, tr. di Julius Evola e Piero Cammerinesi, Edizioni Arktos, Carmagnola 2018, pp. 368, € 26,00

Gustav Meyrink, Alle frontiere dell’occulto. Scritti esoterici (1907-1952), a cura di Gianfranco de Turris e Andrea Scarabelli, con nove tavole di Danilo Capua e un saggio di Piero Cammerinesi, tr. di Julius Evola e Piero Cammerinesi, Edizioni Arktos, Carmagnola 2018, pp. 368, € 26,00