Il filosofo Ryszard Antoni Legutko è un eroe polacco della lotta al regime totalitario comunista. Insegna filosofia antica e teoria politica all’Università Jagellonica di Cracovia. Il suo cursus honorum è caratterizzato da numerosi ruoli istituzionali: europarlamentare, già ministro dell’educazione polacco, ex responsabile della cultura del sindacato Solidarnosc. Inoltre, è autore di diversi saggi, tra i quali ricordiamo “The Demon in Democracy: Totalitarian Temptations in Free Societies”, non ancora tradotto in italiano, e nel 2017 ha firmato assieme ad altri illustri intellettuali europei, come Rémi Brague, Roger Scruton e il compianto Robert Spaemann, un pregevole manifesto-dichiarazione per rispondere alla crisi profonda in cui versa il continente europeo: “Europe we can believe in”:

Questa intervista al professor Legutko è il prosieguo del percorso culturale iniziato con Rémi Brague. Un confronto con i più autorevoli pensatori europei sui temi più significativi della contemporaneità: le radici cristiane dell’Europa, le sfide antropologiche odierne, la lotta alle eresie e alle ideologie vecchie e nuove.

Il professor Ryszard Antoni Legutko

Professore, l’Occidente può essere identificato soltanto con la democrazia, con i diritti umani, con il libero mercato, come pretendono i sostenitori dell’illuminismo e delle altre narrazioni laiciste, oppure è molto di più?

La civiltà occidentale è sempre stata molto più di questo. La risposta standard è che le radici dell’Europa – ma anche dell’Occidente – sono la filosofia greca, la legge romana e la religione cristiana. Qualunque debolezza si possa trovare in questa risposta, essa è comunque più vicina alla verità rispetto alla formula inclusa nella domanda. Certamente, i concetti di democrazia, di diritti umani e di libero mercato sono invenzioni occidentali e così anche la concretizzazione istituzionale di questi concetti, ma non esauriscono né sostengono l’essenza dell’Occidente.

Oggigiorno è comunemente assunto che la democrazia sia il miglior sistema politico, che i diritti umani siano il criterio morale ultimo e il libero mercato il miglior accordo economico. Nessuno dei tre ha ragione: la democrazia ha molte gravi carenze, i diritti umani sono diventati un veicolo per un’ideologia liberale radicale, e il libero mercato, a prescindere dai suoi meriti, ha molte conseguenze spiacevoli. Se c’è qualcosa che è tipicamente occidentale, è una prospettiva esterna – filosofica, metafisica, teologica – che ci rende capaci di vedere e valutare i valori di qualsiasi cosa si faccia e si pensi. Dovremmo giudicare la democrazia, i diritti umani e il libero mercato alla luce di princìpi più elevati – verità, bontà, bellezza, giustizia, virtù, ecc. – e modificare i nostri pensieri e le nostre azioni di conseguenza. Ridurre l’Occidente alla democrazia, ai diritti umani e al libero mercato è accettabile solo per coloro che si sono completamente separati – attraverso l’ignoranza, o l’ideologia stampante, o entrambi – dal patrimonio europeo.

In un articolo del 26 febbraio 2018 per il mensile italiano Tempi, lei ha parlato della tesi di fondo del suo libro “The Demon in Democracy”: il legame tra comunismo e democrazie liberali. Dunque, cosa ha scoperto in merito?

La tesi di fondo del libro è troppo complessa per essere sviluppata in modo esauriente in questa sede. Proverò ugualmente a sintetizzarla. Ciò che accomuna il comunismo e la democrazia liberale è che in entrambe il sistema politico è così predominante da permeare l’intero tessuto sociale, tutte le istituzioni, le norme e le menti umane. Proprio come il comunismo ha fornito il quadro di riferimento definitivo per tutto ciò che stava accadendo in una società comunista, così la democrazia liberale fornisce una cornice di riferimento per tutto ciò che sta accadendo in una società democratica liberale.

Era nella natura del vecchio regime che tutto dovesse essere comunista ed essere chiamato comunista. Non c’era una famiglia, ma una famiglia comunista; non un’istruzione, ma un’educazione comunista; non una società, ma una società comunista; non una morale, ma una morale comunista; non l’arte, ma un’arte comunista. Molto più tardi, con la caduta del regime sovietico, mi dispiacque un po’ scoprire che anche una società democratica liberale si aspetta che tutto rifletta la logica democratica liberale: la famiglia dovrebbe diventare liberalizzata e democratizzata, così dovrebbero essere le scuole, i costumi, le norme sociali. Si presume persino che la religione e le chiese diventeranno più liberali e più democratiche, sia nella loro pratica che nelle dottrine. Anche Dio è venuto a somigliare a un democratico liberale, proprio come nel comunismo Dio, anche se non esisteva, era comunque un buon comunista.

The Bolshevik (Boris Kustodiev, 1920)

Nel comunismo, l’aggettivo “comunista” era una parola d’ordine: qualunque cosa fosse comunista era superiore a qualsiasi cosa non comunista. Ho notato che anche nella democrazia moderna “democratico” è diventata una parola d’ordine, proprio come “non democratico” – una forte parola di condanna. Entrambi i sistemi hanno una tendenza inesorabile alla politicizzazione, ossia tendono a imporre i loro princìpi, strutture, prassi, su tutto ciò che caratterizza la società, sulla vita i pensieri e le azioni delle persone. Ma essi non riconoscono la coercizione attraverso cui impongono tutto questo; anzi, ritengono che tale modus operandi sia sinonimo di civiltà, sia benefico, necessario per e desiderato da ogni persona.

Perché il politically correct e la cultura mainstream sarebbero pericolose? Al contrario, quanto sono importanti la cultura popolare e l’identità di un popolo?

Il problema con la “cultura dominante” è che preclude qualsiasi pensiero alternativo. Il mainstream esistente praticamente ha liquidato la divisione classica tra sinistra politica e destra politica. Basti dire che furono i socialisti in Francia a introdurre i cosiddetti matrimoni omosessuali, e in Gran Bretagna furono i conservatori a stabilire la stessa legge. La destra politica ha accettato gran parte del programma ideologico della sinistra, mentre la sinistra ha fatto solo alcune concessioni minori a destra. La nozione di mainstream ormai sembra pervadere praticamente l’intero spettro politico e sociale, ma in pratica è fortemente influenzato dalla sinistra. Tuttavia, la conseguenza è che chiunque non appartenga al mainstream, è immediatamente classificato come irresponsabile, stupido o pericoloso, e di solito sono i conservatori a essere così etichettati. Ciò crea una crescente omogeneità di opinioni, in gran parte di origine liberale e di sinistra.

Viviamo nel mondo mendace e usiamo un linguaggio menzognero quando diciamo che le nostre società sono diverse e pluralistiche. In effetti, sono state sempre meno così. Da qui la visione diffusa che esiste una sola e unica serie di idee e opinioni, non vera, ma “corretta”. In passato era solo nei paesi retti da regimi totalitari, come la Russia comunista e la Germania socialista nazionale, che esisteva una “ideologia corretta”, e l’esistenza di questo era un marchio che li distingueva dalle società occidentali. Ora è l’Occidente che ha prodotto il proprio politically correct, che impoverisce le nostre menti proprio come le ideologie socialiste, comuniste e nazionali impoverivano le menti in Russia e Germania.

Lo slogan del Socing in “1984” di George Orwell

Quelli che ora accettano l’ideologia “corretta” del mainstream sono intellettualmente incapaci persino di considerare punti di vista alternativi. Allo stesso modo, un nazista comunista o un nazista tedesco non avevano comprensione o rispetto per qualcosa che era diverso dai loro rispettivi credo ideologici. In che misura le società moderne sono riuscite a preservare le proprie identità storiche, e la loro fedeltà al patrimonio nazionale ed europeo, è una domanda molto difficile. La democrazia liberale – molto più mite dei bulldozer del comunismo e del nazionalismo tedesco – sembra, sfortunatamente, estremamente efficiente nel “de-culturare” le nostre società. Ancora credo, o meglio, spero che alla fine fallirà nel fare danni irreparabili alla natura umana e alla nostra cultura europea.

Il nichilismo, il laicismo, la cosiddetta “cultura del consumo” sono il risultato della deriva antropologica di cui soffre l’attuale sistema liberale?

Sì, tutto nelle nostre società si riduce infine a come percepiamo la natura umana. Nel momento in cui la natura umana è stata ridotta a semplici meccanismi di utilità, autoconservazione e simili – e questo avvenne nella modernità a partire da Machiavelli e Hobbes, e poi Locke e altri – si è caduti nello stato di “consumismo prepotente”.
Così siamo stati privati ​​della dimensione metafisica e teologica, e resi diffidenti di fronte a categorie morali, come la bontà e la bellezza, correndo il rischio di diventare sempre più i destinatari di stimoli esterni, non nostri. Di conseguenza, abbiamo imparato a reagire a ciò che ci è stato fornito da fuori – che si tratti di piacere, beni di consumo o ideologia – e ad adattarci a esso. Siamo diventati – come il sociologo statunitense David Riesman affermava – “altri-diretti”, cioè siamo diretti dagli altri, non da noi stessi, perché non c’è nulla in noi che ci dia forza per perseguire i nostri obiettivi. Tutte le dimensioni superiori della nostra esistenza sono state ridimensionate e rifiutate, il che ci ha dato (l’illusione di) maggiore libertà ed energia, ma in realtà solo per gettarci nel nichilismo, nella disperazione e nella ricerca di piacere senza scopo.

Perché le élite europee hanno rifiutato la cristianità in generale e la Chiesa cattolica in particolare?

Fin dall’inizio, la modernità si è definita anti-medievale, il che significava anti-metafisico e anti-cristiano. Il processo è stato graduale, ma alla fine ha raggiunto il suo obiettivo. Ha trovato i suoi stereotipi che lentamente si sono diffusi nella mentalità occidentale; ad esempio, che la modernità e la religione (cristiana) sono in opposizione, ovvero chi vuole essere moderno deve essere scettico o addirittura ostile al cristianesimo. Il liberalismo ha svolto un ruolo particolarmente pernicioso in questo. In primo luogo, i liberali hanno cercato di disarmare il cristianesimo e di produrne una versione senza denti – vedi ad esempio, la ragionevolezza del cristianesimo di Locke. Le versioni odierne di esso abbondano nelle comunità protestanti, ma anche tra i cosiddetti “cattolici aperti”.

La presa della Bastiglia (Jean Pierre Houel, 1789)

In secondo luogo, i liberali imposero l’idea di uguaglianza, il che significava che tutte le religioni erano uguali. In Europa, costruita sul cristianesimo, questo vuol dire che l’influenza e la presenza pubblica del cristianesimo non possono essere maggiori di quelli dell’islam, o di altre fedi che in Europa avevano uno status di minoranza. In termini pratici, significa usare gli strumenti legali e politici per emarginare il cristianesimo e, allo stesso tempo, per portare all’islam. Ci si potrebbe chiedere quale sia il motivo per cui la diminuzione della presenza del cristianesimo nell’Europa occidentale, invece di neutralizzare i sentimenti anticristiani, al contrario li intensifichi. Una possibile risposta potrebbe essere che il cristianesimo, e in particolare il cattolicesimo romano, sono le uniche forze esistenti nel mondo di oggi che si oppongono chiaramente alla regola incontrastata del liberalismo, e rifiutano le sue “regole sacre” come l’aborto, i diritti omosessuali, eccetera.

Lei pensa che la deriva totalitaria e antropologica delle cosiddette democrazie liberali sta diffondendosi in Europa anche perché la Chiesa cattolica ha smesso di avere una voce pubblica forte?

Sfortunatamente, diversi membri della Chiesa cattolica non sono così eloquenti ed espliciti come dovrebbero essere. Ma ancora, come ho detto prima, la Sua è l’unica voce dissenziente. Perché alcuni suoi membri rischino la deriva che il protestantesimo ha preso in precedenza, e con risultati tristi, non lo so. Probabilmente, il potere del liberalismo è grande quanto lo era una volta il potere del comunismo. Ricordiamoci che agli albori del comunismo alcuni cristiani, anche cattolici, hanno flirtato con esso, cercando di unire il cristianesimo al credo comunista.

Il cardinale Jorge Mario Bergoglio viene eletto Papa

Oggi, quando la Santa Sede non conferisce al gregge cattolico un senso forte – come certamente è stato fatto durante i precedenti due pontificati – il ruolo del clero “progressista” sembra aumentare. In particolare, alcuni cardinali tedeschi sono motivo di preoccupazione e il Papa non vuole o non ha abbastanza potere per disciplinarli. L’episcopato polacco è molto meglio. Non a caso, di recente i primi hanno dichiarato pubblicamente di voler entrare in dialogo con le loro controparti polacche per “spiegare” loro alcune questioni dottrinali. Tradotto in un linguaggio poco diplomatico, significa che i cardinali tedeschi vogliono imporre all’episcopato polacco – considerato conservatore e rappresentativo di una vivace comunità cattolica – l’accettazione della tendenza liberale. Accompagnare questa tendenza è il modo più sicuro per capitolare.

Quindi, ci sarà un buon futuro per l’Occidente – inteso come Europa e ciò che ne è nato, compresi gli stati americani – e specialmente per l’uomo, se saprà come abbracciare la sua natura di Homo Religiosus per riconciliarsi con Dio?

Non conosco il futuro. L’uomo è una creatura peccaminosa e, a eccezione dei santi, continua a cadere ma può raggiungere un compimento solo nel mondo della trascendenza. Ciò che so, tuttavia, è che nessuna speranza per l’umanità è possibile a meno che non avvenga un certo tipo di rigenerazione della visione classica della natura umana. Realizzarlo è estremamente difficile, ma non impossibile. La prima cosa è sviluppare una consapevolezza interiore della gravità del problema e dell’importanza del messaggio che deve essere trasmesso. Ciò significa la difesa, e quindi l’offensiva, della tradizione cattolica contro il tentativo di diluirne – causa tatticismi – il prezioso corpus dottrinale. I compromessi filosofici con il liberalismo dovrebbero essere esclusi in linea di principio, ma anche perché i liberali non sono interessati a nessun compromesso e non fanno prigionieri. Esigono la capitolazione totale e senza condizioni, proprio come la politica totalitaria esige la resa incondizionata dei “politici dissidenti”.