Diamo qui per scontato che un certo senso critico sia cosciente del fatto che nella relazione amorosa ciò che maggiormente conta è la condivisione di valori comuni: ossia, volgarmente, che nell’altro riconosciamo una certa intelligenza. Al mancare di questo rilievo, viene meno la coppia. Così, accolta questa premessa, il criterio che adottiamo nell’accingerci a scegliere un partner si compone in genere di un dualismo che predilige da un lato il senso estetico (mi piace fisicamente), e dall’altro l’intelligenza.

Se la persona verso cui ci volgiamo soddisfa entrambe le sfere, allora ci interessa. V’è chi a questo aggiunge, portando a fondo la logica della premessa che pone gerarchicamente una sfera prima dell’altra, che l’intelligenza è più importante dell’aspetto; perciò, anche se il fisico è lontano anni luce dalle nostre preferenze abituali, vale la pena scegliere quella persona. Ne risulta infine qualcosa come: non sei il mio ideale, ma va bene lo stesso perché in te c’è dell’altro. Ora, sebbene in apparenza queste parole siano di una generosità inaudita rispetto alle abitudini grezze dei nostri tempi, in realtà, indagando ancora, sembrano provenire da quel medesimo sottosuolo culturale. Il lato estetico infatti viene a rappresentare la sessualità: se diciamo che il nostro partner non ci piace granché fisicamente, e cioè che preferiremmo avere rapporti avendo di fronte lineamenti e forme diverse, ci creerà grossi problemi nella relazione stessa; il cruccio non finirà alla prima constatazione della bruttezza di quel corpo, né con la consolazione dell’intelligenza.

Desnudos en la playa (1922) - José de Togores i Llach

Desnudos en la playa (1922) – José de Togores i Llach

La soluzione, contrariamente a quanto si possa pensare di primo acchito, non sta nel rivalutare la gerarchia delle sfere, cioè nel rassegnarci a dover continuare a soppesare l’aspetto fisico come fosse un elemento di primaria importanza. E ciò per la semplice ragione che il difetto non sta nel fisico, ma nel nostro giudizio malato. Dicevamo che il dualismo che si presenta, ancorché anteponga il lato intellettivo a quello che diciamo estetico, è figlio della cultura sessuale odierna. Vuole esserne un rimedio e un argine, ma ne rimane indissolubilmente legato. Oggi si propinano, dall’infanzia in su, modelli estetici di varia natura, che alle volte sono distantissimi pure tra loro (alle volte c’è l’ideale magro, a volte muscoloso, a volte alto, a volte biondo, ecc.).

Questa critica è arcinota, e vuole usualmente mostrare quanto alcuni modelli siano frutto di una visione deviata dell’esistenza. Ma qui si vuole mostrare che l’errore di questo aver a cuore dei precisi modelli non consiste nei modelli proposti, perché appunto ve ne possono essere di non eccessivi (e la prima critica si fermerebbe qui), ma nel fatto che si abitui le persone a pensare per modelli estetici. Si abitua a vagliare per il colore dei capelli, la forma del naso, il colore degli occhi, la prestanza di questo e di quel dettaglio fisionomico-muscolare. Non si dice magari che si debba preferire uno all’altro (i capelli castani a quelli biondi), ma si dice che è giusto operare questa preferenza e farla propria, che è normale. Ma dopotutto forse molto normale non è, e lo capiamo dal concreto dell’esperienza quotidiana.

Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907) - Gustav Klimt

Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907) – Gustav Klimt

Riflettiamo sul nostro modello. Abbiamo cominciato a maturarlo nella prima adolescenza, quando questo o quel cantante, che ci sembrava fantastico nel corpo e nella mente, ha attirato la nostra attenzione. Allora l’ideale fisico era quello che a lui somigliava. Ma d’altronde anche durante l’infanzia abbiamo contribuito alla sua formazione con i lineamenti a noi familiari, o quelli che abbiamo associato, in qualche piccolo episodio, a gentilezza e valore. Tanto che, se anche alla nostra amica piaceva lo stesso cantante, la preferenza fisica ideale rimaneva diversa. Poi passano gli anni, abbiamo qualche relazione, frequentiamo zone differenti i cui abitanti sono caratterizzati da differente fisionomica, ecc.: cosa accade? Che il modello che credevamo migliore da ragazzini è svanito. Ne rimane qualche traccia, la quale si somma a mille altri lineamenti e volti e fisici che da allora ci siamo abituati a vedere, che peraltro rappresentavano l’incarnazione dei valori più disparati. Poi scopriamo che anche chi ad un primo sguardo ci sembrava bruttino, a conoscerlo meglio magicamente nel volto abbellisce; o chi, al contrario, inizialmente giudicato bellissimo, una volta conosciutane la pochezza dell’anima va in questo modo inaspettatamente a svilire il suo stesso aspetto fisico. Qual è, dunque, il fondamento della preferenza sulla bellezza fisica? Non c’è! Come si risolve? È semplicissimo: accorgendosi dell’errore che si fa.

Prendendo atto di queste osservazioni, viene meno la fisima del lato estetico delle persone. Semplicemente perché ci si accorge che non v’è criterio sensato che ci fa accogliere le lentiggini invece di una carnagione più scura, e che queste preferenze che siamo educati a coltivare in maniera ossessiva varieranno in base alle persone e alle circostanze con cui in futuro avremo a che fare. Insomma, una volta lavorato su questo aspetto della nostra vita, ci accorgiamo che non esistono preferenze fisiche: che ci piace questo e pure quello, più magro e più muscoloso e più alto, ma anche più basso, magari più grosso e con meno capelli, o con i capelli neri e pure biondi, e magari nemmeno i capelli grigi sono poi così male. Non c’è una persona che sia realmente brutta (qui va poi fatta una precisazione) e tutte potrebbero, stando unicamente all’aspetto, piacerci. Ma non piacerci nonostante l’ideale nostro sia altro da quello che la persona in questione incarna, ma piacerci perché il suo è proprio il nostro ideale. Allora il proprio partner non piace anche se si preferiva un altro fisico, ma piace perché anche nel fisico è l’ideale!

Il Bacio - Théodore Géricault

Il Bacio – Théodore Géricault

Chi dicesse che sta con qualcuno/a anche se proprio molto bello/a non è, sarebbe ancora inguaiato nell’astrazione dei modelli. Non ne è uscito perché non si è accorto della sciocchezza della sua affermazione: porta avanti una posizione che non è minimamente aderente alla realtà della sua esperienza, della sua vita, e si sforza di tenerla ferma, cadendo così in contraddizioni e sofferenza.

Qual era la precisazione da fare? Che sì, esistono persone brutte realmente, ma non per quello che si è soliti pensare. Persone brutte sono quelle il cui fisico esprime valori cattivi, sia da un punto di vista, diciamo così, morale, sia da quello estetico. Una persona che compie un brutto gesto non ci piacerà per nulla, e nemmeno riusciremo a immaginare di avere una relazione con lei sino a che non mostra di cambiare; allo stesso modo, una persona maleducata nel fisico – ovvero che fa male al suo stesso organismo con le sue abitudini alimentari e/o sportive (in difetto e in eccesso) – non ci piacerà affatto. Quindi, in ultimo, la bruttezza non risiede in questo o quel lineamento, in questa o quella genetica, ma interamente nella sua educazione, nel suo valore: nella sua intelligenza! Vediamo allora che l’intelligenza non è solo la porzione più influente di un binomio ineludibile, ma comprende tutto ciò che si può dire sull’estetica.