Lezione del 4 maggio 1969

L’esistenzialismo è un atteggiamento che parte da lontano, fin dall’antica Grecia, e giunge fino ai nostri giorni. Kierkegaard attacca Hegel su due punti fondamentali: l’uomo ragiona con concetti, ossia astrazioni, che non esistono nella realtà e da essi ricava leggi generali con la logica; la verità hegeliana è concepita prima della sua formulazione, non è conseguenza di un ragionamento, quest’ultimo serve soltanto a giustificarla.

L’esistenzialismo si è affermato come nuovo “sistema” filosofico grazie alla fenomenologia di Husserl che ha il merito di aver ulteriormente ridotto il pensiero dicibile, compito già compiuto in altri modi da Cartesio, da Feuerbach e da altri. Della cosa in-sé (Noumeno) noi non possiamo parlare e quindi dobbiamo metterla tra parentesi; l’uomo può parlare solo dei fenomeni, non di ciò che è bensì di ciò che vede. Kant aveva già messo tra parentesi le facoltà dello spirito (il tempo e lo spazio provengono da noi) ma Husserl va oltre inserendovi l’intero mondo e tutte le scienze concernenti il mondo, salvo la matematica, la logica e la geometria. Le conseguenze di tale metodo sono sconvolgenti: noi non siamo mai nati, sappiamo soltanto che nella nostra coscienza abbiamo l’idea della nostra nascita avvenuta in un determinato momento. La vita si riduce ad un dato della coscienza e quest’ultima inevitabilmente è scissa dalle altre coscienze, non esistono altre coscienze fuori dalla propria. Ma anche questa che cerchiamo di chiamare “nostra coscienza” non è propriamente nostra. Quando diciamo “mio” quell’io dal quale promana non è altro che il risultato di una coscienza prima: vi è una separazione nell’uomo! La coscienza è essere sempre coscienti di qualcosa. Quando dico io cerco di ridurre a fenomeno di me quell’io cui credo di essere. Tale è l’uomo sartriano che prende coscienza di sé e così facendo si sente scisso, una coscienza che prende coscienza di esistere fuori da sé. L’uomo è l’essere-per-sé, con un vuoto – un abisso – nel mezzo.

La fenomenologia ha permesso di creare il sistema esistenzialista ma ad esso non può seguire alcuna altra filosofia: io, io, io, solo, concreto, al di fuori di qualsiasi logica, vivo solo, muoio solo e tutto è impenetrabile. L’unica possibilità per l’uomo in tale stato è quella di analizzare, descrivere e organizzare i dati circa la nostra esistenza. L’uomo esistenzialista è quasi unicamente concentrato sull’essere, a suo volta diviso nell’essere-in-sé, ossia lo stato delle cose, e l’essere-per-sé, ossia la coscienza. È esistente solo l’uomo cosciente di esistere, chi non ha tale coscienza non esiste, secondo Heidegger. L’uomo è come appare e nulla più. Prévert scrisse a ragione “Je suis comme je suis”. La frattura nell’identità del soggetto nasce dall’intenzionalità della coscienza che deve essere sempre cosciente di qualcosa, ma nell’essere coscienti di se stessi vi è una scissione di sé tra soggetto-osservante ed oggetto-osservato. Quest’approccio alla vita autentica fa rifuggire l’uomo dalla pienezza e concretezza dell’essere-in-sé, condannandosi di fatto all’imperfezione, alla caducità della vita, al non essere mai se stessi, a doversi sempre scegliere. La realizzazione dell’uomo libero ha come risultato logico il sentimento dell’angoscia e della nausea derivanti dall’autoconsapevolezza di essere degli ”oggetti-più-essere”. Quanta fatica e quanta intelligenza per distruggere l’uomo.

L’uomo per-sé è una cosa:

  • in quanto ha un corpo e solo in tale modo può essere nel mondo;

  • in quanto è un fatto, ciascuno ha un passato definito e realizzato.Solo nella prospettiva dell’avvenire l’uomo esce dallo stato delle cose per realizzare se stesso;

  • in quanto è in una situazione che di fatto limita la libertà nel realizzare se stesso.

L’immensa libertà di realizzare se stessi porta con sé la responsabilità di tale progetto e pertanto può essere vista come una “condanna alla libertà”. Il tempo dell’esistenzialismo è il futuro perché l’uomo sceglie e si compie nell’avvenire, invece se rapportato al passato non può che subire ciò che è stato, completamente sottomesso alla causalità. L’esistenzialismo si contrappone alla scienza che pretende di osservare l’uomo dal di fuori; il modo conoscitivo esistenziale è sentirsi dal di dentro.