Dura lotta, che le guerre che si combattono per ergersi ad aristòcrati dello spirito sono tremende. Questa lotta e il significato vero che nei miti romano-greci ci indicano le dodici fatiche di Ercole; che l’Islam conosce come Jihad, che nel Bhagavad Gita è rappresentata dal combattimento di Arjuna che ascolta la voce del dio; sintetizzando, tutti i poemi mitologici degli antichissimi fino ai nostri rinascimentali nascondono eguale significato, appunto il divenire “superiore” oltre la propria umanità pur restando in corpo umano. Questa tensione dionisiaca in Nietzsche è riscontrabile –fra l’altro- nella figura dell’anarca rilevabile nelle opere di Juenger (si veda, per esempio, “Eumeswil”). L’anarca di Juenger non è più parte di un tempo collettivo (il tempo del noi –Wirzeit); egli vive un “tempo dell’Io” (Ichzeit). Tale anarca non è un anarchico: orgogliosamente individualista –per il gran lavoro di perfezionamento compiuto in sé- si é costruita una precisa gerarchia interiore. Vede, perciò, nelle politiche comuni, solo tirannie plebee da cui rifugge. Esattamente come l’Uebermensch. Si è dato una disciplina, un ordine, un tempo giusto che l’uomo di tutti i giorni non può concepire nel suo valore numerico assoluto.

Quest’interiorizzazione conduce l’Uebermensch, cioe il “Mann”, al di la del Nord, dei ghiacci, della morte, per ripetere il Nietzsche, e quindi “Jenseits von Gut und Boese”. L’anarca juengeriano ama la libertà propria e l’altrui, poiché con dura lotta ha sacrificato la sua natura materiale onde spiritualizzarla. In definitiva, l’Uebermensch è un modello perfetto di radicalismo aristocratico, così come assolutamente elitaria era l’iniziazione dionisiaca. L’aristocratico radicale Uebermensch vive nel deserto, dove sempre dimorarono i forti, dice Nietzsche (cioè è un solitario, lontano dal chiocciare delle masse, abituate a beccare nel limo), ed è sempre Nietzsche che ci fa sapere che per lo Uebermensch è preferibile “un’inimicizia di legno intero all’amicizia di legno incollato”. In definitiva, possiamo senz’altro sostenere di quanta assurda inversione di significati sia stata fatta oggetto la teoria superomistica (dell’ “oltreuomo”) del Nietzsche. Responsabilità –invero- non solo propriamente tedesche, essendo numerosissimi in Europa i sostenitori –tra gli inizi del ‘900 e la metà degli anni ’40 di un razzismo zoologico pretesemente derivato dalla filosofia di Nietzsche. Invero, gravissimo torto è stato fatto all’anima germanica che tanti geni ha partorito per la grandezza della Germania e dell’Europa, avere malversato l’opera del filosofo riducendola a riferimento per la creazione di un sistema (sia pure qualificato “nazionale”) di promiscuità collettivistico-biologica, di una Volksgenossenschaft che con l’aristocratico spirito del Nietzsche nulla affatto aveva da spartire. Quanto Nietzsche ha d’autenticamente aristocratico, il “Liebe der Ferne”, tanto poco (e nulla) del Nietzsche vi è nel razzismo superomistico d’infausta memoria. Come Dioniso è libertà ed intelligenza solare, arcana, da compiere in sé, cosi l’Uebermensch quando si realizza. Nietzsche lo aveva intuito perfettamente, aber ist er, diese Wirklichkeit zu realisieren nicht gelungen ( ma egli non è riuscito a concretizzare questa realtà). Infatti, proprio la sua personale impossibilità ad invenire le tecniche realizzative dello Uebermensch, pur avendone descritto precisamente il modello, lo condusse alla follia. Ma rimane del tutto valido il suo assunto, nei significati sin qui descritti. La sua Weltanschauung è del tutto in linea con il nuovo “signore della società”; come la società borghese-convenzionale va in pezzi per l’affermarsi dello Uebermensch e della sua “Wille zur Macht” (che –ripetiamo- è innanzi tutto un dominio interiore, una signoria profondamente aristocratica della propria natura umana mutata –per dir cosi- da piombo in oro), del pari la nuova società dei signori della terra sorge per azione di coloro che hanno bruciato l’immondizia delle conventicole, delle eguaglianze innaturali, dei pietismi chiericuti che la natura non ha come propri.

L’iniziatura dionisiaca conferisce a colui che la consegue la superiorità di uno spirito che è sovrano sul gregge delle anime affogate nella materia. L’uomo superiore (a nostro avviso è questa la traduzione corretta di Uebermensch) è il modello semidivino, eroico, a cui i migliori – per naturale evoluzione- nelle società sono chiamati ad ispirarsi. Fuori da qualunque neo-equivoco del tipo precedentemente ricordato. Lo Uebermensch è una realizzazione assolutamente spirituale; nella società è apportatore di equilibrio quando vi apparisse, paragonabile a nostro avviso –secondo l’assunto del Nietzsche- agli Avatar della tradizione indoeuropea, indoaria, che periodicamente tornano sulla scena del mondo per apportare la face di luce alle tenebre delle coscienze addormentate.