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Fine degli anni settanta: col successore di Mao Tse-tung, Dien Xiaoping, inizia la politica del figlio unico, con la speranza di arginare l’aumento di una popolazione già eccessiva per il tempo, nonostante l’ampiezza del territorio cinese. Gli anni passano e continua il tentativo di tenere sotto controllo la situazione, con esiti nefasti quali un invecchiamento generale della popolazione, con conseguente diminuzione della forza lavoro, e una presenza maschile sproporzionata rispetto a quella femminile, grazie alla mania di voler avere il preferito figlio maschio, a costo di aborti o infanticidi. La faccenda si rende problematica e così, nel 2013, il governo decide di abolire la politica del figlio unico. Via le sanzioni, via le assurdità create. Però il danno è stato fatto, di certo la situazione non si ristabilirà a breve. E intanto ci sono 200 milioni di single, di cui fin troppi maschi, che spesso faticano a trovare partner, a volte con l’interesse di non farlo se non dopo aver raggiunto determinate condizioni di vita. Più il tempo passa e meno forza lavoro si presenterà alle porte della seconda economia al mondo.

I dirigenti socialisti si rendono conto che socializzare non è poi così facile. Quale soluzione propone dunque la lega della gioventù cinese? Semplice, organizzare incontri romantici ad hoc per incentivare i matrimoni, nonché condurre una campagna su giornali e TV che si avvalga di termini di discutibile cordialità quali sheng nu letteralmente donna di scarto – per indicare le ragazze single dopo i 27 anni, e shengnan uomini che avanzano – per i corrispettivi maschi. Insomma, da una legge inaccettabile se ne passa ad una altrettanto discutibile, specialmente agli occhi del tipico cittadino occidentale, ormai allenato a difendere le libertà del singolo nella vita privata dalle ingerenze statali, pronto ad accusare uno stato qualora mostri i primi sintomi di totalitarismo. E sul fatto che queste accuse siano sensate, specie se riferite alla situazione attuale in Cina, nessuno ha grandi dubbi.

Simbolo della Lega della gioventù cinese

Simbolo della Lega della gioventù cinese

Ciò che tuttavia sfugge al cittadino occidentale non è – come si evidenziava – la capacità di puntare il dito contro le assurde ingerenze dello stato, ma la comprensione di quel concetto in difesa del quale esso muove tutte le sue critiche: libertà individuale. Nel caso discusso, libertà di scegliere chi amare. Dopo la fatica di togliere anacronistici ostacoli ad un buon rapporto – quali l’ingerenza genitoriale o concezioni infondate quali l’inferiorità femminile –, non si è compiuto il passo successivo di comprendere come andava costruita questa relazione. Si è semplicemente concepito l’amore come qualcosa di sentimentale, irrazionale, non spiegabile. Ci si innamora, così, a prima vista. Non si cerca di guardare una persona nel profondo, conoscere i valori in cui crede, ciò per cui vive: non importa, dice il senso comune, tanto non è questo ciò che fa innamorare. Con quali risultati? Che il rapporto amoroso è spesso una serie continua di litigi e incomprensioni, fino a sfociare nella perdita dello stesso sentimento amoroso – Ah, quanto belli erano i primi anni… – a favore dell’apatia verso un partner che non si riconosce più come tale. Senza dimenticarsi del tradimento, un trend ormai usuale.

Ed è servito questo a far riflettere? Figurarsi. Anzi, si è deciso di cassare la questione notando il problema e suggerendo che, forse, vivere senza grandi legami, magari con più amori frivoli contemporaneamente, fosse anche meglio. Vivendo in piena libertà – ecco il ritorno della tanto amata parola! – e senza intralci alla propria carriera. Salvo poi rendersi conto di non esser legati a nessuno, di non aver creato nulla di realmente serio, di valore, sul piano amoroso. E se qualcuno si pente di esser stato frivolo durante buona parte della vita e tenta di instaurare qualcosa di profondo, la mancanza di una seria riflessione non lo aiuta di certo. E si va così a sperare che vagare in siti internet o locali per trovare l’anima gemella sia la soluzione, senza prima capire che bisogna conoscerla seriamente una persona, non concentrarsi sul fondoschiena o due formalità graziose, per cogliere il suo vero valore.

Si continui pure a criticare un governo che vuole imporre astrattamente incontri casuali così che i single si sposino. Anzi, si deve farlo, data la contraddittorietà di un tale agire. Ma non si pensi che basti richiamarsi alla libertà di decisione per risolvere la situazione. Avere l’autonomia nel decidere le faccende che riguardano in primis la propria persona è il primo passo per una vita felice, pensare che basti ciò è l’ultimo passo prima del burrone. Se si vuole evitare questo finale, bisogna comprendere che il diritto di decidere va accompagnato dal dovere di comprendere come usare la libertà, come dirigersi verso il bene. E ciò vale in qualsiasi ambito, specie quello amoroso.

In Cina i single non devono solo affrontare le ingerenze del governo, ma confrontarsi anche con la pressante richiesta genitoriale di sposarsi

Forse, solo dopo aver compreso questo, si potranno criticare appieno i problemi presenti in Cina. Mostrare l’assurdità di uomini d’affari che pagano profumatamente agenzie per trovare una sposa al posto loro, di uomini che regalano valanghe di Iphone e gioielli preziosi salvo poi esser rifiutati, di single che ripongono tutte le proprie speranze in siti di incontri o psicologi e stilisti per rendersi più attraenti, arrivando in extremis ad affittare una ragazza – semplicemente una prostituta legale – con circa 1500 euro al giorno per far contenti i propri genitori fingendo di aver trovato la soluzione.

Cogliere, infine, che queste problematiche, tanto lontane da noi poi non sono. A questo punto si potrà smettere di criticare i problemi ormai risolti da anni, volgendosi a quelle contraddizioni che minano le relazioni amorose tanto in Occidente quanto in Oriente. Comprendendo che andare ad un appuntamento organizzato per trovare l’anima gemella non è sbagliato solo nel caso sia un evento a cui si è obbligati ad andare dallo stato. Ma lo è anche se si decide volontariamente di prendervi parte, pensando che con ciò si risolva la questione amorosa. L’anima gemella non si trova né pagando né parlando dieci minuti ad un tavolo, men che meno leggendo una breve descrizione su un sito internet. Ma si trova conoscendola nel profondo: un percorso che una serata fuori casa può al massimo far cominciare, di sicuro non esaurire.