Un anno fa il mondo scopriva l’Ucraina. Prima della rivolta di Maidan, in pochi conoscevano la storia del popolo ucraino e in molti nemmeno sapevano indicare questo immenso paese su una cartina. Il 21 novembre di un anno fa, però, la storia si è affacciata con prepotenza da queste parti. In migliaia scesero in piazza per chiedere le dimissioni dell’allora presidente Yanukovich reo, secondo i manifestanti, di aver voltato le spalle al processo di integrazione europea per gettarsi nelle braccia del vicino russo. Il resto è storia nota. In pochi mesi il governo democraticamente eletto di Kiev venne destituito da un vero e proprio colpo di mano portato avanti dalla strana alleanza tra partiti europeisti ed estrema destra neonazista. Un golpe soft che ha segnato profondamente, come nessun evento storico dell’ultimo ventennio, l’intera storia europea. I fatti di Maidan hanno ricordato all’Europa che la guerra fredda non è mai finita e che ,ancora una volta, le analisi celebrative sulla scia della “Fine della Storia” di Fukuyama si sono dimostrate errate.

In un anno l’Ucraina ha visto quello che molti paesi del mondo non hanno mai visto: destituzione violenta di un governo eletto, guerra civile, morte, distruzione e addirittura un mistero in alta quota. Maidan non ha cambiato solo la storia dell’Ucraina, ma quella dell’intero continente europeo, rischiando di mandare in fumo il difficile processo di normalizzazione dei rapporti tra occidente e Russia. Nella gestione della crisi ucraina l’Europa ha mostrato tutti i suoi limiti, le sue debolezze e la scarsa lungimiranza che caratterizzano l’intera classe dirigente dell’Unione, facendosi di fatto guidare dal governo statunitense che da questa confusione ha ritrovato forza e legittimazione agli occhi degli alleati. La stessa rivolta di piazza è stata pianificata e foraggiata da oltreoceano. Cavalcando l’onda del malcontento popolare, gli Stati Uniti si sono proposti come riferimento per il popolo ucraino, stanco di corruzione e malgoverno, confezionando un nemico perfetto: il potente vicino russo e il suo presidente in particolare, dipinto in quest’ anno come un novello Hitler con piani diabolici di conquista e dominio. Se si vuole giocare a vincitori e vinti, in questo primo round gli Stati Uniti stravincono. Con poca fatica sono riusciti a tutelarsi, portando dalla loro i partner europei, costringendoli ad adottare sciocche sanzioni economiche contro la Russia, controproducenti sia dal punto di vista economico che politico. In un colpo solo Washington ha visto allontanarsi tutte le sue paure circa un possibile partenariato Eurorusso che avrebbe creato non poche preoccupazioni e grattacapi all’amministrazione americana, già alle prese con il difficile dossier cinese. A perdere invece sono stati in tre: Unione Europea, Russia ed Ucraina. UE e Russia si sono trovate spiazzate di fronte a questa improvvisa catastrofe, anche se i russi hanno prontamente reagito alla sfida, riportando a casa la Crimea e accelerando la collaborazione economica con il dragone cinese, due mosse egualmente importanti :una più d’immagine ed una più concreta che in futuro porterà non pochi benefici. Lo shock a Mosca è stato comunque di quelli forti. Mosca non ha solo perso un vicino storicamente importante, che condivide cultura, storia e tradizioni ma anche un importante partner economico in vista del progetto di Unione Eurasiatica tra paesi dell’ex Unione Sovietica.

Ma chi è stato realmente sconfitto dalla rivolta di Maidan è, oltre all’Ucraina stessa, l’Unione Europea. Gli eventi di Kiev hanno infatti mostrato tutta la sua fragilità, i nodi sono venuti al pettine: una politica estera confusa e per nulla condivisa, un cordone ombelicale ancora saldamente attaccato oltreoceano e una totale mancanza di autocritica per quello che negli anni passati si è fatto e di cui oggi si pagano le conseguenze. A Kiev il progetto Europa ha perso economicamente, politicamente e culturalmente. A un anno esatto da quello che verrà ricordato come uno degli eventi più significativi della storia europea,è già possibile stilare un bilancio approssimativo, anche se probabilmente siamo ancora all’inizio. La rivolta di Maidan è nata male ed è continuata ancora peggio. Nessuna delle richieste avanzate dalla gente in piazza,ad un anno di distanza, ha avuto risposta favorevole, oggi abbiamo un’Ucraina ancora dominio degli oligarchi, governata da una classe dirigente egualmente corrotta e collusa come la precedente, un paese in piena guerra civile che mai potrà tornare ad essere quel grande paese unito che fino ad un anno fa conoscevamo.