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Il 2018 passerà alla storia come l’anno della svolta nel Sudafrica del post-Mandela. La concretizzazione del progetto di redistribuzione delle terre promosso dall’African National Congress su impulso del partito di estrema sinistra Economic Freedom Fighters e basato su un’estesa campagna di espropriazioni senza compensazione delle proprietà terriere in mano ai cittadini di origine boera è infatti sempre più vicina. Nelle prime settimane di agosto hanno avuto luogo le prime confische coatte, che hanno ricevuto un’ampia risonanza mediatica nel paese, al termine di un lungo e acceso dibattito politico e sociale avvenuto sullo sfondo di un aumento preoccupante delle violenze contro la comunità bianca; una mossa eseguita nel tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla crisi idrica, dall’emergenza stupri (le manifestazioni di massa al grido di “End Rape Culture” dopo il suicidio della 23enne Khensani Maseko, vittima di una violenza sessuale), dalle difficoltà economiche (disoccupazione al 26,7% e stagnazione produttiva nel comparto agricolo, minerario e carbonifero), ma soprattutto dall’ultima delle numerose inchieste che hanno deturpato l’immagine dell’ANC, ininterrottamente partito di governo dal 1994 e guida del processo di democratizzazione e de-apartheidizzazione, coinvolgendo l’ex presidente Jacob Zuma con l’accusa di corruzione.

Secondo l’AfriForum, la più importante organizzazione per i diritti civili impegnata nella tutela del patrimonio culturale afrikaner, la prima metà del 2018 è stata contrassegnata da un’escalation di violenza contro i boeri, divenuti il capro espiatorio dei maggiori problemi che affliggono il Sudafrica secondo la propaganda del blocco ANC-EFF, come palesato dai gravi casi di cronaca nera degli ultimi quattro mesi, fra i quali l’omicidio del professore 80enne Kobus Nause, il brutale pestaggio del reverendo 76enne Braam van Nyk, e le decine di vittime in assalti alle fattorie, morte a causa delle torture subite, come i coniugi Engelbrecht e il famoso imprenditore Piet Els, tutti seviziati e picchiati con dei ferri da stiro.

I coniugi Engelbrecht. Il loro brutale omicidio ha scosso il paese e contribuito ad esportare in Occidente il dibattito delle violenze contro i bianchi

I coniugi Engelbrecht. Il loro brutale omicidio ha scosso il paese e contribuito ad esportare in Occidente il dibattito delle violenze contro i bianchi

In maggio gruppi di rappresentanza dell’AfriForum hanno effettuato un tour nei principali paesi occidentali, fra i quali Russia e Stati Uniti, con l’obiettivo di sensibilizzare il panorama politico e l’opinione pubblica sulle violenze antibianche e sul piano di redistribuzione delle terre. È a Washington che l’organizzazione ha esercitato la maggiore pressione lobbistica, inviando l’amministratore delegato Kallie Kriel ed Ernst Roets ad un incontro con Ted Cruz, importante senatore repubblicano, e John Bolton, l’attuale consigliere per la sicurezza nazionale. Roets ha parlato al programma Tucker Carlson Tonight, in prima serata su FoxNews, per parlare di assalti alle fattorie e redistribuzione delle terre, accusando il governo sudafricano di complicità nelle violenze antibianche e descrivendo l’espropriazione senza compensazione come un “furto razzista”, invitando gli americani a leggere Kill the boer, il suo ultimo libro-inchiesta.

L’opera di Roets ha suscitato scandalo in Sudafrica per via delle forti accuse mosse nei confronti dell’ANC e dell’EFF e diversi media hanno rafforzato l’indiscrezione della prossima apertura di un fascicolo da parte della magistratura per verificare l’attendibilità del contenuto. Roets, al termine di una ricerca sul campo durata diversi anni e basata sull’utilizzo di gole profonde, fonti anonime poliziesche e informatori, ha scoperto che Julius Malema, il leader dell’EFF, avrebbe promesso denaro ad esponenti della criminalità organizzata e carceraria sudafricana, in cambio di un maggiore attivismo criminoso contro le proprietà terriere dei boeri. Malema, interpellato su Twitter dai suoi seguaci, ha risposto “Forse [Non sono coinvolto], o forse no!”, destando il sospetto che le conclusioni di Roets potrebbero essere molto più di semplice propaganda.

Roets ha inoltre investigato sull’impatto sociale della controversa canzone “Spara al boero”, sostenendo sia utilizzata dai leader politici come una sorta di richiamo alla base di successivi picchi di violenze: sia quando fu cantata da Peter Mokaba, membro dell’ANC, che da Malema, si sarebbero verificate delle ondate straordinarie di assalti alle fattorie. Secondo la South African Crime Intelligence & Community Awareness nel primo quarto dell’anno in corso sono stati assassinati due white farmers a settimana nelle fattorie sudafricane, mentre l’AfriForum ha registrato 178 assalti da gennaio a maggio e denunciato un nuovo fenomeno: l’occupazione di terre gestite da boeri da parte di bande organizzate che sembrerebbero agire per conto dell’EFF. In luglio è stata diffusa la notizia che il governo russo starebbe valutando di dare rifugio a circa 15mila boeri che avrebbero offerto le loro competenze e denaro da investire in Crimea, nel Caucaso nelle regioni meridionali del paese per lo sviluppo agricolo, avendo acconsentito al primo trasferimento di 30 famiglie a Stavropol. Dopo un breve resoconto dei principali accadimenti degli ultimi mesi, è doveroso focalizzarsi sugli eventi di agosto, il vero e proprio mese della svolta. A inizio mese hanno avuto luogo le prime due espropriazioni senza compensazione nella provincia di Limpopo dopo il rifiuto dei proprietari alla proposta governativa di cedere le proprietà ad un decimo del loro valore reale sul mercato. Il presidente Cyril Ramaphosa ha dichiarato in proposito che l’obiettivo è testare la capacità delle autorità di redistribuire le terre attraverso le leggi esistenti, che consentono l’esproprio quando ritenuto un interesse collettivo.

Negli stessi giorni l’AfriForum ha pubblicato una lista di 139 proprietà delle quali si prevede la confisca a breve, per le stesse ragioni, invitando i proprietari a tutelarsi preventivamente per via legali. Il governo, attraverso la portavoce Linda Page, ha descritto la lista come una montatura, criticando duramente l’organizzazione. Sullo sfondo delle prime confische, l’Agri SA, l’organizzazione di rappresentanza degli impresari agroindustriali del paese, ha denunciato che la politica degli espropri senza indennizzo avrà gravi ripercussioni sulla produzione agricola e sull’occupazione, per via dell’ampio gap di conoscenze e preparazione nelle tecniche di coltura fra i boeri ed il resto della popolazione, e che le minacce alla libera iniziativa imprenditoriale stanno generando panico a livello finanziario e di investimenti esteri. Le previsioni dell’Agri SA trovano riscontro nel rapporto sulla produzione agricola sudafricana per il periodo 2018-2027 recentemente pubblicato dal Bureau for Food and Agricultural Policy, secondo il quale le discutibili soluzioni del blocco ANC-EFF ai problemi economici e sociali del paese porteranno ad una forte riduzione della produzione di cibo e già oggi stanno manifestando importanti effetti: gli imprenditori boeri, timorosi di non vedere alcun ritorno economico dai loro investimenti per via delle politiche di Ramaphosa, hanno smesso di investire nel paese, e questo significa meno cibo e meno posti di lavoro. Investitori, produttori e sindacati sono preoccupati dall’accadere di uno scenario stile Zimbabwe perché il comparto agricolo rappresenta circa il 3% del pil nazionale e impiega 850mila lavoratori, ossia il 5% della forza lavoro complessiva, inoltre il Sudafrica è il primo produttore continentale di granoturco e il secondo esportatore mondiale di agrumi.

Delegazione di boeri in Russia

Delegazione di boeri in Russia

Lo Zimbabwe insegna che la riconsegna di terre produttive sulla base del semplice criterio razziale incide sulla qualità dei raccolti, sulle capacità produttive complessive del settore, e quindi sulle condizioni di vita della maggioranza della popolazione. Anche nel caso sudafricano, quindi, le principali vittime delle politiche razziali dei nazionalisti neri saranno proprio i neri, sia perché impiegati nelle imprese dei bianchi, che consumatori dei loro beni. I sindacati sottolineano un altro elemento significativo: dal 1994 ad oggi è stato redistribuito circa il 10% delle terre nazionali attraverso la politica del venditore-acquirente volontario, ma questa redistribuzione non ha sortito gli effetti desiderati, essendo che il 70% di questi terreni è rimasto inutilizzato per i motivi suscritti di impreparazione, assenza di mezzi e conoscenze, e che il restante 30% manifesta una costante sottoproduzione. Mentre la redistribuzione forzata delle terre gradualmente si concretizza, il lobbismo praticato a livello internazionale dall’AfriForum e il polverone mediatico suscitato dall’apertura australiana ad un cordone umanitario per i boeri lo scorso marzo hanno infine spinto l’amministrazione Trump ad agire, sia per contentare l’elettorato conservatore che per tutelare gli interessi statunitensi nel paese; è infatti notizia del 23 agosto che a Mike Pompeo è stato affidato l’incarico di indagare sugli assalti alle fattorie e sulla redistribuzione delle terre, per valutare eventuali contromisure.