Duecento anni dopo la sconfitta di Napoleone, Waterloo divide ancora l’Europa. Lo fa in modi non convenzionali, con i colpi di fioretto che le tesorerie di Francia e Belgio si sono scambiati nei giorni scorsi. Per commemorare il bicentenario della battaglia che mise fine alla carriera militare di Napoleone, il Belgio – paese che ospita il campo teatro della disfatta – aveva comunicato l’intenzione di coniare una moneta commemorativa ad hoc. Ogni paese dell’Eurozona può coniare due monete commemorative ogni anno, e la procedura prevede la possibilità per altri paesi di esprimere obiezioni. Dalla presentazione del progetto, avvenuta a novembre 2014, si è arrivati alla stoccata del 5 marzo scorso, quando Parigi ha scritto al Consiglio europeo una lettera in cui si prevedevano reazioni negative in Francia. Come confermato da Francis Adyns, un portavoce del ministero delle Finanze belga, è arrivato lo stop del progetto, dato che che alcuni Paesi europei hanno sostenuto l’opposizione francese all’emissione.

 «La Battaglia di Waterloo è un evento con una risonanza particolare nella coscienza collettiva, che va al di là di un semplice conflitto militare”,scrive Parigi a Bruxelles, segnalando che «la circolazione di monete portatrici di un simbolo che è negativo per una parte della popolazione europea ci appare pregiudizievole». In breve, per la Francia la moneta commemorativa pone il dito nelle piaghe dell’unità europea, sempre più sofferente e a rischio esplosione. Dall’Inghilterra è arrivata l’eco degli sfottò dei conservatori come Peter Bone, secondo il quale «i francesi dovrebbero crescere un po’». Tra polemiche sulle monete belghe e intempestive richieste greche di danni di guerra, almeno nell’Eurozona non manca mai di che ridere.