Quando in merito all’annessione della Crimea alla Russia il ministro della Finanza tedesco Wolfgang Schäuble attaccò Putin dicendo che “questi metodi li ha già utilizzi Hitler per conquistare i Sudeti” in molti in Russia si scandalizzarono sentendo un paragone così evocativo. In Germania, al contrario, nessuno si scompose più di tanto: tra i tedeschi, infatti, la figura di Hitler non è un tabù e viene costantemente richiamata in causa per porre paragoni negativi, per invocare un male assoluto oppure quando si è a corto di argomentazioni ma si vuole comunque fare clamore. Schäuble non è certo il primo ad aver scomodato la figura dell’ex grande dittatore: ogni tedesco degno di nota dal secondo dopoguerra si è dovuto confrontare con lui. Evidentemente chiamandolo in causa l’attenzione e l’emotività sono assicurate, di conseguenza Hitler è più di moda che mai!

Non passa mese che non esca un nuovo film, un libro, un documentario, una rivista, un fumetto su di lui. La Germania ha un ossessione che rende Hitler una presenza costante e intramontabile nella società tedesca, la più grande figura mediatica di tutti i tempi. I dati parlano chiaro: un film che nel titolo ha il suo nome viene visto di più, una rivista con la sua faccia in copertina vende più copie! Certamente la Germania ha anche paura. Non di Hitler in sè, ma di tutto ciò che lui ha lasciato dietro di sé: delle svastiche e delle rune delle SS presenti sugli edifici pubblici che vengono progressivamente cancellate, delle tombe dei vecchi nazionalsocialisti che vengono infrante e distrutte, del “Mein Kampf” la cui stampa e pubblicazione sono rigorosamente vietate. Nessun altro stato al mondo ha leggi così restrittive, ma d’altro canto la figura di Hitler affascina, diverte e soprattutto vende!

Questo fascino minaccioso è dovuto dalla descrizione buia e malvagia che i media tedeschi fanno della sua personalità: il male è pericoloso e allo stesso tempo affascinante. I tedeschi non vogliono avere nulla a che fare con lui e allo stesso tempo ne sono talmente attratti da non poterne vivere senza. L’era nazionalsocialista è descritta come il male assoluto e questo male è un’enorme attrazione che per vendere ha bisogno di un logo, di una faccia: quella di Hitler è dunque diventata l’icona commerciale più venduta di tutti i tempi. Accanto alla sua figura storica si è sviluppata una figura mediatica di incredibile successo, una personificazione della cattiveria tanto temuta quanto consumata. Hitlertainment” è stata battezzata questa trascinante moda. Basta inserire Hitler in qualsiasi contesto che questo venderà. I media tedeschi si occupano di quelle che furono le sue donne, i suoi cani, i suoi dottori, i suoi indumenti, discutono ininterrottamente del suo libro che poi per legge non possono leggere. A 70 anni dalla sua morte Hitler suscita ancora le più forti e contrastanti emozioni e finchè così sarà rimarrà un marchio vincente e remunerativo.

Hitler accompagna oggi la quotidianità di tutti i tedeschi in entrambe le sue interpretazioni: quella storica, condannata e denigrata, come quella mediatica, ricercata, amata e ambita. I tedeschi odiano Hitler ma non riescono ad allontanarsene. Quest’odio morboso comporta l’ostentazione della presa di distanza dalla sua figura e da tutto ciò che può in qual che modo essere a lei collegata, in primo luogo il patriottismo: le bandiere tedesche è lecito esporle solo in occasione dei mondiali, l’inno nazionale è moralmente proibito cantarlo, come se la germanicità corrispondesse per natura alla cattiveria. In realtà molti tedeschi vorrebbero solo potersi sentire una comunità nazionale e vorrebbero semplicemente poter essere fieri del proprio paese tanto quanto lo vedono essere gli altri popoli europei. Forse il venticinquesimo anniversario della riunificazione nazionale che si festeggia questa settimana potrebbe essere un’occasione per scendere tutti insieme in piazza e sentirsi un popolo organico, per un giorno senza pensare a Hitler. La macchina mediatica dell’Hitlertainment ne risulterebbe però gravemente danneggiata. I PR dell’Hitler Pop Star preferiscono che i tedeschi scendano in piazza per insultarlo e per insultare la propria patria fino ad esaurire la voce, per poi tornare a casa, chiudere le tapparelle, sdraiarsi comodamente sul divano e gustarsi il nuovo appassionante documentario sul recente ritrovamento nel bunker di Berlino della sua vecchia vestaglia. Alla fine sono contenti che ai tedeschi piaccia Hitler, basta non dirlo troppo ad alta voce.