Le elezioni legislative hanno riconfermato la coalizione dell’anziano presidente Bouteflika. “L’uomo forte” che ha ristabilito la pace durante il “decennio nero” è ormai al tramonto, la primavera araba che ha interessato solo marginalmente l’Algeria nel 2011, potrebbe questa volta ripresentarsi lasciando presagire una fase di instabilità per il paese nordafricano.

 

Il Presidente Bouteflika al seggio elettorale: le sue condizioni di salute non appaiono rassicuranti

Il 4 maggio ventitre milioni di algerini sono stati chiamati ad eleggere i 462 deputati che siederanno per i prossimi cinque anni all’Assemblea nazionale del popolo, la camera bassa del Parlamento. La coalizione uscente tra il Front de Libération Nationale e il Rassemblement National Démocratique ha vinto le elezioni politiche, aggiudicandosi rispettivamente 164 seggi per il partito del Presidente Bouteflika e 97 seggi per il partito del Rnd capeggiato dal leader Ahmed Ouyahia. Se da un lato le votazioni hanno confermato il consenso all’establishment presidenziale, non bisogna sottovalutare, dall’altro, la forte astensione che ha caratterizzato la tornata elettorale. Difatti il tasso di partecipazione si è fermato al 38,25% degli aventi diritto, meno del 42% delle ultime legislative tenutesi nel 2012. La disaffezione e l’allergia alle urne può essere spiegata dal difficile contesto socio-economico: preoccupante è l’alto tasso di disoccupazione e le ricette di austerity-tagli ai sussidi e all’edilizia sociale adottate dal ministro Sellal-hanno creato un certo malcontento tra la popolazione. Oltre alle dinamiche interne al governo algerino, fattori esogeni quali la caduta del prezzo del petrolio, sul panorama internazionale, non fanno altro che aggravare il quadro attuale dato che gli idrocarburi rappresentano per il paese più del 95% delle esportazioni e circa il 60% delle entrate fiscali. Il governo Bouteflika è stato solo sfiorato dalle cosiddette primavere arabe che hanno investito i paesi del nord Africa come Egitto, Tunisia e Libia. I motivi sono da ricercare ,in parte, nella frammentazione che caratterizza le forze antigovernative: di fatto i vari partiti che condividono l’arena politica non sono riusciti negli ultimi anni a permeare il tessuto sociale algerino a causa della mancanza di collaborazione, con il risultato di rimanere confinati in un dibattito politico sterile avvantaggiando la coalizione di maggioranza. Inoltre il paese maghrebino ha posto fine al regime del partito unico già nel corso del 1989, l’esperienza democratica, seppur breve, ha permesso alla competizione elettorale di prendere vita e di far fiorire la società civile ed il mondo associativo.

Manifesti elettorali in Algeria con volto di una candidata oscurato

Manifesti elettorali in Algeria con volto di una candidata oscurato

Non dimentichiamo che l’esperimento democratico si interruppe bruscamente a seguito della guerra civile che insanguinò il paese. Il cosiddetto “decennio nero”, cominciò con il colpo di stato militare nel 1992 e continuò fino al 1999 con le elezioni di AbdelAziz Bouteflika che ristabilì l’ordine ed avviò un processo di riconciliazione nazionale. Una ferita aperta che fatica a rimarginarsi per il popolo algerino che non ha dimenticato i massacri compiuti dall’Armata islamica di salvezza(AIS) e i Gruppi islamici armati(GIA). Il terrorismo di matrice islamica ha caratterizzato la storia algerina ed è oggi una minaccia costante che riguarda da vicino l’intera Comunità Internazionale. Difatti, bisogna sottolineare che dal GIA si è distaccato il “Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento”, una milizia in grado di compiere numerosi attacchi terroristici prima in Algeria, ed una volta affiliatosi ad Al-Qaeda, di continuare la lotta per la jihad globale. La stessa organizzazione terroristica nel 2012 ha proclamato la nascita di uno Stato islamico nel nord del Mali provocando l’intervento militare francese. Avendo vissuto sulla propria pelle gli anni della guerra civile l’Algeria dei giorni nostri è un partner imprescindibile per la stabilità regionale e del Mediterraneo: il paese nordafricano è in prima linea nell’affrontare la lotta al terrorismo di matrice islamica- Isis e Al-Qaeda nel Maghreb- inoltre, ha attuato una politica di vicinato finalizzata a garantire e promuovere la stabilità nella fascia saheliana. In questa direzione va letto l’incontro tenutosi il 7 maggio ad Algeri che ha accolto i Capi delle delegazioni dei paesi vicini e il rappresentante delle Nazioni Unite Martin Kobler. Il catalizzatore dell’evento è stato la crisi libica, in particolare l’impatto che questa ha avuto sulla sicurezza dei paesi della regione e le modalità per trovare una soluzione politica al conflitto. All’incontro hanno preso parte i rappresentanti di Egitto, Sudan, Algeria, Tunisia, Ciad, Niger e Libia. Per tali ragioni, la stabilità dell’Algeria risulta di fondamentale importanza per le sorti della regione e del Mediterraneo, le gravi condizioni di salute del Presidente e le incognite sulla sua candidatura alle presidenziali del 2019, pongono l’Algeria in una situazione di profonda incertezza. Il pericolo è che il vuoto che potrebbe venirsi a creare possa essere sfruttato da derive islamiste e far sprofondare il paese in una spirale di violenze come quelle verificatesi durante il “decennio nero”.