Le elezioni presidenziali in Paraguay del prossimo 22 aprile si presentano con un sapore di deciso amarcord. I principali sfidanti per la poltrona del Palazzo Presidenziale saranno: Mario Abdo Benitez e Efraín Alegre. Il primo è il figlio del segretario privato dell’ex dittatore Alfredo Stroessner, al potere per ben trentacinque anni dal 1954 al 1989. Vincitore a sorpresa delle primarie interne all’Asociación Nacional Republicana-Partido Colorado (Associazione Nazionale Repubblicana – Partito Colorado, ANR-PC) Benitez rappresenta l’ala dissidente al presidente uscente Horacio Cartes, tanto da essersi schierato contro la riforma costituzionale sostenuta dal suo stesso partito lo scorso anno. Il quarantaseienne candidato colorado, con un passato di studi di marketing negli Stati Uniti, sta basando la propria candidatura sull’applicazione della mano dura verso corruzione e delinquenza proponendosi come l’uomo nuovo del conservatorismo in salsa paraguiana.

Sconfitto dalle manifestazioni popolari contro la modifica che gli avrebbe consentito di candidarsi per un secondo mandato consecutivo, Cartes ha dovuto far fronte anche con lo scarso carisma di Santiago Peña, suo ministro dell’Economia e delfino designato per succedergli, uscito sconfitto nelle consultazioni interne di dicembre. Con un passato da funzionario nel Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Peña si era dimesso alcuni mesi prima proprio per far fronte alla campagna elettorale assumendo i toni dell’ala più leale all’uscente Cartes nonostante un passato nel partito liberale.

Efraín Alegre

Efraín Alegre

Gli oltre quattro milioni di aventi diritto al voto ritroveranno sulla scheda elettorale la coalizione di centrosinistra che consentì, nel 2008, all’ex vescovo Fernando Lugo di essere eletto e interrompere l’egemonia colorada nello Stato sudamericano. Allo storico Partido Liberal Radical Auténtico (Partito Liberale Radicale Autentico, PLRA) e al Frente Guasù (Fronte Ampio, FG), guidato dallo stesso Lugo, si è aggiunta la Concertación Avanza País, il cui leader è il giornalista e attuale sindaco della capitale Asunción Mario Ferreiro, già candidato alle presidenziali del 2013 ed in testa agli indici di gradimento nel Paese, a formare la nuova coalizione Gran Alianza Nacional Renovada (Grande Alleanza Rinnovazione Nazionale, Ganar). L’intento è chiaramente quello di unire le forze contro l’avversario comune, consapevoli che già cinque anni fa nonostante l’impeachment che solo pochi mesi prima aveva destituito Lugo i candidati di queste tre forze insieme avrebbero superato i voti ottenuti da Cartes. La scelta del candidato, nel corso delle primarie, è ricaduta sull’avvocato e docente universitario Efraín Alegre, già ministro dei Lavori Pubblici nel governo di Lugo e attuale deputato del PLRA con cui si era candidato nel 2013 alla carica presidenziale raccogliendo il 39%.

Alegre avrà come candidato alla vicepresidenza l’esponente del Fg Leo Rubín, da sempre sostenitore delle battaglie ambientaliste e dei diritti e della tutela delle popolazioni indios. Il binomio ha decisamente convinto i sostenitori del raggruppamento che li hanno scelti con il 61,1% delle preferenze, relegando al solo 26% l’ex senatore Carlos Mateo Balmelli, anch’egli del PLRA. La nuova coalizione di centrosinistra assomiglia molto a quella al governo nel vicino Uruguay già da tre mandati consecutivi e che ha reso il piccolo Stato sudamericano all’avanguardia per il progresso sociale e la lotta alle disuguaglianze economiche. Nel programma di governo di Alegre è presente la riforma agraria (in una nazione in cui il 2% dei possidenti terrieri detiene l’85% delle terre coltivabili), l’accesso universale alla salute e il mantenimento della sovranità nazionale messa continuamente in discussione dai vicini giganti finiti, negli ultimi anni, nella morsa del neoliberismo, ovvero Brasile e Argentina.

Fernando Lugo

Fernando Lugo

Sarà molto forte l’interesse verso le elezioni paraguiane anche negli altri Stati membri del Mercosur. Il Venezuela, attualmente sospeso dal Mercato unico dell’America meridionale, spera di ritrovarsi al più presto con due nuovi alleati nell’organizzazione, potendo sfruttare i sondaggi che danno in testa la sinistra anche per le presidenziali brasiliane di ottobre. Di tutt’altro avviso è la posizione degli Stati Uniti che, a dispetto di quanto annunciato da Donald Trump fin dal suo insediamento, hanno impostato una politica estera molto aggressiva nel continente vicino. Dalla promessa di costruzione del muro al confine con il Messico alla possibilità di cancellazione del DACA, il programma per la protezione degli immigrati irregolari presenti sul suolo statunitense, fino alle minacce rivolte al governo bolivariano venezuelano tanto da paventare un attacco militare, Trump e il suo ex segretario di Stato Rex Tillerson hanno ridato linfa alla dottrina Monroe che vorrebbe fare dell’America Latina il cortile di casa della potenza nordamericana. Dal proprio canto i cittadini paraguiani chiedono di far fronte alle enormi disuguaglianze economiche presenti nel Paese dove, secondi gli ultimi dati, il 9,9% della popolazione si trova in condizioni di miseria o povertà estrema, al quale bisogna aggiungere il 22,2% di cittadini che vive al di sotto della soglia di povertà.