Intorno alla Brexit vi è ormai una confusione spaventosa: una confusione di idee, di scelte politiche, di interpretazioni economiche e sociali. Con gli anni si sono consolidate anche visioni semplicistiche: ad esempio c’è chi pensa che la Brexit sia voluta solo da vecchi contadini xenofobi, oppure che i conservatori siano tutti pro-Brexit e i laburisti siano compatti contro di essa. Ma in realtà frange importanti del Partito Laburista sostengono attivamente la Brexit. Per conoscere meglio l’attivismo pro-Brexit di alcuni laburisti abbiamo intervistato Paul Embery, membro del Partito Laburista, sindacalista dei pompieri di Londra e commentatore politico.

Come sostenitore e membro del Partito Laburista, qual è il significato di appoggiare la Brexit?

Tradizionalmente il partito laburista è stato sempre molto scettico riguardo l’Unione Europea. Storicamente l’opinione più diffusa nel partito laburista era molto anti-UE, perché molte persone la descrivevano come un club capitalista; il partito laburista invece è un partito socialista democratico. Lungo gli ultimi trent’anni ciò ha iniziato a cambiare e il partito laburista è diventato molto entusiasta riguardo all’Unione Europea. Adesso ci sono davvero pochi parlamentari laburisti che si oppongono all’Unione Europea e sostengono la Brexit.

Ciò è stato un risultato degli attacchi che il movimento laburista e i sindacati subirono negli anni Ottanta, quando Margaret Thatcher era primo ministro. La Thatcher era molto ostile ai sindacati e al movimento laburista. I sindacati, la sinistra e il partito laburista subirono molte perdite e cercavano un modo per difendersi. Allora quando Jacques Delors, presidente della commissione europea al tempo, alla fine degli anni Ottanta, venne in Gran Bretagna a parlare ai sindacati, vendette l’idea di un’Unione Europea dei lavoratori. E i sindacati e il movimento laburista in Gran Bretagna si innamorarono di quell’idea: fu allora che le cose cominciarono a cambiare nella sinistra britannica.

Come ho detto, prima di ciò alcuni dei grandi nomi del partito laburista erano molto critici verso l’UE (persone come Tony Benn, Michael Foot e Peter Shore), perché la consideravano come un club che era dal lato delle imprese invece che da quello dei lavoratori. E loro credevano anche nella democrazia, nel fatto che le persone che fanno le leggi dovrebbero essere responsabili nei confronti di coloro che le devono rispettare. Era tutta una questione di democrazia e di socialismo. Ma c’è stato un grande cambiamento nella sinistra in Gran Bretagna negli ultimi trent’anni. Tuttavia, ci sono alcuni che ancora credono che l’Unione Europea non sia un’istituzione a favore dei lavoratori: ecco perché ci opponiamo a essa.

Margaret Thatcher

Quale pensi sia la vera posizione di Corbyn?

Corbyn è un brexiteer: non lasciare che nessuno ti dica diversamente. Lui viene dalla tradizione di cui ti parlavo, una tradizione euroscettica, e per molti anni ha parlato contro l’Unione Europea. Il suo problema fu che, quando divenne leader del partito laburista nel 2015, riguardo alla questione dell’Unione Europea diventò prigioniero del partito laburista “parlamentare”. I parlamentari laburisti sono in grandissima parte a favore della partecipazione all’Unione Europea. Corbyn trovò chiaramente molto difficile esprimere la sua personale visione, perché ciò lo avrebbe esposto ad attacchi molto pesanti dai propri parlamentari. Perciò si pronunciò a favore della permanenza nell’UE durante il referendum, ma nessuno pensa seriamente che era ciò che lui credeva realmente. Calcolò che politicamente era la cosa conveniente da fare, ma nel suo cuore è un brexiteer.

Come vediamo, lo scollamento dei partiti di sinistra dai sentimenti della classe operaia accade in tutta Europa. Qual è la causa di questo scollamento secondo te?

In Gran Bretagna, il partito laburista negli ultimi trent’anni è diventato sempre di più un partito della classe media, molto urbano e metropolitano, molto liberal. E ha perso il sostegno di ampie fasce della classe operaia. Tradizionalmente il partito laburista aveva uno strato di sostegno da parte del ceto medio, ed è una buona cosa, ma era prevalentemente un partito della classe operaia. Quello che le persone devono capire è che ampie fasce della classe operaia in Gran Bretagna hanno valori abbastanza conservatori. Non sono sostenitori del partito conservatore: dobbiamo separare il partito conservatore dai valori conservatori. Ma simpatizzanti dei laburisti in alcune delle nostre comunità della classe operaia, le comunità post-industriali (dove vediamo molta deindustrializzazione), quelli che chiamiamo colletti blu, hanno storicamente sempre sostenuto il partito laburista, perché avevano capito che economicamente il partito laburista aveva l’obiettivo di rendere equa l’economia, di combattere per migliori salari e migliori condizioni lavorative, case dignitose, alloggi popolari, forti servizi pubblici. Queste comunità che nel passato sostenevano il partito laburista hanno visioni socialmente conservatrici.

Il partito laburista invece è diventato sempre più liberale e metropolitano, aderendo all’etichetta di cosmopolitismo liberale. È diventato un partito centrato su Londra (London-centric): molti dei leader laburisti rappresentano collegi elettorali londinesi. Il partito si è scollato dalle comunità operaie, in particolare nel nord dell’Inghilterra e nelle Midlands, in queste aree post-industriali. Sotto molti aspetti trattano questi elettori come fossero dei vecchi parenti imbarazzanti: vogliono i voti di queste persone ma non vogliono essere visti in pubblico con loro. Queste persone hanno visioni conservatrici per esempio riguardo all’immigrazione (non vogliono troppa immigrazione e pensano che possa sconvolgere le loro comunità), al welfare (pensano che se le persone ricevono benefici dal welfare state essi devono essere reciproci: quello che prendi devi mettere), alla famiglia (credono che la famiglia sia il fondamento della società e che la fatherlessness sia diventato un reale problema nella società), al crimine (pensano che le persone debbano essere punite per i loro errori e non vi debba essere un approccio sociologico alla criminalità).

Il partito laburista non crede più in nulla di tutto ciò: pensa che queste idee siano tossiche, antiquate, reazionarie. Perciò vediamo ora, e l’ho notato da parecchi anni, che il partito laburista perde milioni di voti in quelle comunità. Anche nelle ultime elezioni in Gran Bretagna nel 2017 il partito conservatore (che era al potere da sette anni e aveva imposto l’austerità) comunque ha strappato voti dal partito laburista in quelle circoscrizioni del ceto operaio. Questo è un enorme problema per il partito laburista, ma la leadership del partito non ha capito quanto sia grande questo problema e non ha una strategia per affrontarlo.

Jeremy Corbyn

Ed ecco dove il movimento Blue Labour entra in gioco. Il motto del movimento è lavoro, famiglia e comunità. In poche parole, cos’è il Blue Labour e quali sono i suoi obiettivi?

Se parlassi a degli inglesi, descriverei il Blue Labour come socialismo con la “c” minuscola. Ovviamente la parola socialismo inizia con la “s”, quindi non so se riesci a capire il gioco di parole. Mentre Conservative Party (Partito Conservatore) inizia con la lettera “c” maiuscola, la “c” minuscola sta per conservative values (valori conservatori). In questo senso il Blue Labour è socialismo con la “c” minuscola.

Crede nel socialismo, crede in un’economia equa, forti servizi pubblici, buoni salari, occupazione stabile, ridistribuzione della ricchezza, ma capisce anche che c’è un filo conservatore che in questo Paese percorre la classe operaia, non tutta, ma buona parte.

Il Blue Labour comprende l’importanza delle relazioni, le relazioni all’interno della famiglia, fra vicini, fra amici, all’interno della comunità, tra le persone e le istituzioni locali. Inoltre, comprende che il capitalismo, in particolare il capitalismo sfrenato, ha il potenziale di distruggere quelle relazioni e di causare disgregazione sociale ed economica. Il Blue Labour si oppone alla mercificazione, al dominio del capitalismo, ma allo stesso modo comprende che cose come il libero movimento possono sconvolgere le comunità, causare disgregazione economica e sociale e avere anche un impatto sui salari. Il pensiero del Blue Labour è a dire il vero una parte della più antica tradizione laburista, anche se a essere onesti oggi è una minoranza nel partito. Il Blue Labour esiste da soli dieci anni, ma una volta le sue idee erano dominanti nel partito laburista, particolarmente nei primi anni del partito, quando fu creato cento anni fa. Il movimento crede nelle idee di socialismo cristiano, di movimento cooperativo, di sindacalismo, di mutualismo. Queste sono le idee a cui il partito laburista secondo me dovrebbe ritornare, ma c’è una vera montagna da scalare affinché ciò possa accadere.

Passiamo ora a un argomento completamente diverso: l’ascesa del Brexit Party nel Regno Unito. Quali sono le cause della stupefacente ascesa di un partito completamente nuovo?

È molto semplice. Tre anni fa, nel più grande esercizio democratico del nostro Paese, la maggioranza delle persone votarono per lasciare l’Unione Europea. Gran parte dell’establishment politico in questo Paese ha fatto tutto quello che poteva per evitare che ciò accadesse.

Le persone votarono per lasciare l’Unione Europea in numero tanto grande perché avevano percepito per molti anni che l’establishment aveva smesso di ascoltarli. A dire il vero ora è stato dimostrato che avevano ragione, perché nonostante aver votato per lasciare l’Unione Europea, l’establishment sta facendo del suo meglio per evitare che ciò accada.

E ciò sta facendo arrabbiare le persone, le sta facendo sentire inascoltate. Non c’è evidenza del fatto che le persone abbiano cambiato idea in modo significativo: i sondaggi d’opinione mostrano più o meno la stessa cosa che mostravano prima del referendum tre anni fa. Le persone non vogliono in modo particolare un secondo referendum: le persone che hanno perso il primo referendum lo vogliono, ma quelli che lo hanno vinto non lo vogliono. Non volevano che l’articolo 50 fosse esteso: dovevamo lasciare l’Unione Europea il 29 marzo e ciò non è accaduto.

Theresa May e il governo hanno dato ai parlamentari il potere di decidere con un voto in Parlamento se dovessimo lasciare l’Unione Europea con o senza un accordo e i parlamentari hanno deciso di non lasciare senza un accordo. È stato un enorme errore, perché ciò significa che ora siamo pressoché un ostaggio dell’Unione Europea. In una negoziazione se dici che non te ne andrai mai senza un accordo, ciò dà un vantaggio all’altra parte: possono sedersi e aspettare, aspettare, aspettare.

Ecco perché ci siamo impantanati, le cose sono state rimandate e ciò sta facendo arrabbiare sempre di più le persone. Io non sostengo il Brexit Party, sono un membro del Partito Laburista, ma comprendo interamente perché il Brexit Party ha guadagnato il sostegno di milioni di persone. È un partito che esiste solo da alcune settimane e sta guadagnando il sostegno di milioni di persone molto semplicemente perché è un partito anti-establishment. Le persone supporteranno il Brexit Party alle elezioni europee perché vogliono inviare un messaggio all’establishment politico: basta prenderci in giro e basta ignorarci.

Theresa May

Ma la Brexit avverrà secondo te?

Penso che avverrà. Credo che se non avvenisse sarebbe il più grande tradimento della democrazia nella storia del nostro Paese. Penso che scatenerebbe anche forze oscure nel nostro Paese, che galvanizzerebbe l’estrema destra e che porterebbe a una crescita nel sostegno a partiti populisti. Penso che vedremmo disordini civili in un modo che non vediamo da molti anni, penso che creerà anche molta indifferenza intorno alla democrazia. Milioni di persone penseranno: “Quando voto l’establishment mi ignora, perché dovrei votare ancora?” Perciò penso che creerebbe una crisi della democrazia nel nostro Paese.

Ci sono forze molto potenti che provano a far sì che la Brexit non accada, perciò certamente non c’è garanzia che avvenga. Ma penso che le forze che vogliono che essa avvenga, cioè i milioni di persone che hanno votato per essa, continueranno a esercitare la loro pressione e a mandare onde d’urto nel sistema politico, come supportare il nuovo Brexit Party, finché non otterranno ciò per cui hanno votato.

In altri Paesi la Brexit è vista da molte persone come un qualcosa di razzista, fascista e così via. Qual è l’errore di percezione di ciò che la Brexit significa davvero?

C’è stato un tentativo nel nostro Paese da parte di membri dell’establishment politico e di alcuni media per demonizzare coloro che hanno votato per la Brexit, per provare a suggerire che erano motivati da razzismo, xenofobia o disprezzo per gli stranieri. E a dire il vero è una vera vergogna il modo in cui milioni di persone dignitose e normali sono state etichettate come razziste e sostenitrici del fascismo; è una vera vergogna!

La grande maggioranza delle persone hanno votato per la Brexit per motivi interamente adeguati e corretti: per ragioni di democrazia, di autogoverno, perché volevano riaffermare il principio della comunità e la politica dell’appartenenza. Non piaceva loro il fatto che l’Unione Europea si stava trasformando in una sorta di super-Stato con una crescente influenza su parti della loro vita, non gli piaceva il fatto che non avevano il controllo su persone che fanno leggi a cui bisogna obbedire, non gli piaceva la direzione che l’UE stava prendendo. Perciò hanno votato leave.

E non è stato solo un voto contro l’Unione Europea, ma anche un voto contro il nostro establishment. Milioni di persone hanno sofferto come risultato delle politiche dell’establishment britannico: austerità, bassi salari, mancanza di abitazioni, pressione sui servizi pubblici provocata attraverso immigrazione in larga scala, globalizzazione, deindustrializzazione.

Le persone subivano queste cose da anni e veniva detto loro dalla stessa gente che le aveva causate che dovevano votare remain, che dovevano restare nell’Unione Europea. E le persone hanno pensato: “Questa è la nostra l’opportunità di contrattaccare sia l’establishment britannico sia quello europeo, questo è il nostro modo di mandare un’onda d’urto attraverso il sistema politico ed economico, questa è la nostra rivincita per la decisione dell’establishment di dimenticarsi di noi e di abbandonarci”.

Conosco molte persone che hanno votato leave e nessuno di loro è razzista, nessuno di loro sostiene il fascismo. È un modo per demonizzare la Brexit e quelli che hanno votato leave ed è una completa mistificazione del quadro reale.