I mari di Sicilia sono rossi di sangue, l’Europa importa schiavi, il Turbocapitale semina morte. Ma i menestrelli della politica italiana, asserviti all’imperativo neo-liberale, professano il dictum pseudoumanitarista, v. Boldrini, di pietà e compassione per i migranti caduti nell’inferno. Hanno canonizzato una verità unica non emendabile, hanno imposto una sola chiave di lettura ai fenomeni migratori che interessano il Mediterraneo, l’Italia e l’Europa. La realtà è ben distante da quella proiettataci, senza scadere in moralismi. Occorre prendere le mosse, per chiarire al meglio la straordinarietà del caso italiano, da due modelli di immigrazione/ integrazione predominanti nello scenario europeo, quelli francese e inglese. Il primo si distingue per essere il paradigma del modello assimilazionista: uno Stato laico ed asettico che garantisca eguali diritti e doveri a tutti i consociati, ivi comprese le classi migranti, senza badare alle differenti matrici socio-culturali e religiose presenti nella società post- assimilata.

Modello libertario-gauchista per eccellenza, è l’espressione massima del fallimento delle politiche di integrazione coatte non basate sulla dialettica culturale. I presupposti base sono stati nella storia il momento coloniale francese nell’Africa sub-sahariana e magrebina e la consequenziale francofonia. È il modello d’integrazione che ha maggiormente fallito. Diverso per caratteristiche il modello britannico che ha sempre seguito un modello multiculturalista di stampo statunitense (mosaico etnico-comunitario). L’esperienza migratoria si è contraddistinta per peculiarità non riscontrabili negli altri Paesi europei: il colonialismo, tutt’ora sopravvivente nel Commonwealth, più grande che la storia abbia mai conosciuto, imperialismo socio-economico perpetratosi negli ultimi due secoli- prima che si passasse il testimone agli Stati Uniti- hanno fatto sì che l’immigrazione in Gran Bretagna, per lo più nell’Inghilterra urbana e in Scozia, è stata mediata dalla dipendenza di numerosi Paesi del subcontinente indiano (Pakistan ed India) e Caraibi (Jamaica per lo più).

Il modello multi-etnico e multi-religioso ha risentito meno delle ripercussioni francesi in Inghilterra perché metabolizzato dalla società in un lasso di tempo maggiore, elemento che ha permesso di maturare un processo di sincretismo culturale, mai religioso, in maniera meno sofferta, avvicinandosi al sistema melting pot americano Questi essenziali elementi nei due modelli stranieri possono essere facilmente comparati con la situazione contestuale dell’Italia di oggi e con le profonde differenze esistenti con altri Paesi europei.