In occasione dell’ultimo vertice NATO, lo scorso 11 e 12 luglio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accusato la Germania di dipendere per il 60/70 % da forniture energetiche russe e di essere perciò schiava di Mosca. Sebbene le cifre siano state successivamente smentite e ridimensionate, resta innegabile che il binomio Mosca-Berlino abbia una rilevanza economica e geo-strategica di vecchia data. Tale convergenza ha avuto e ha tutt’oggi risvolti interessanti in termini geopolitici: l’economista francese Christian Harboulot sostiene che

l’indipendenza strategica europea, oggi assente, si basa sulla capacità degli stati nazione continentali di emanciparsi dal cinismo di matrice americana. Finché l’Europa si comporterà come il vassallo del capitalismo atlantista, qualsiasi forma d’indipendenza strategica le resterà preclusa.

Tale emancipazione, continua Harboulot, dipenderà da diversi fattori, fra cui l’avvicinamento a potenze economiche alternative, come ad esempio la Russia.

Vertice Nato, Trump: Germania schiava della Russia

Posta la questione in questi termini, la Germania si trova in una situazione particolarmente interessante, date le numerose ed influenti vie di comunicazione che la collegano alla Russia. È materia di discussione di questi mesi l’ampliamento di Nord Stream, il gasdotto sottomarino che collega Russia e Germania passando dal Mar Baltico. Attualmente, Nord Stream collega le città russe di Vyborg e Ust-Luga alla base tedesca di Greifswald. L’ampliamento di Nord Stream comporterebbe il raddoppiamento della quantità di gas esportato dalla Russia in Europa.

La Germania, definita da Harboulot come la storica discepola degli Stati Uniti d’America, si posizionerebbe così su un asse alternativo rispetto a quello del mero asservimento alle politiche economiche atlantiste. Una storia, quella della Germania, che merita di essere ripercorsa dal dopoguerra ad oggi, in quanto svela in termini non scontati il segreto del successo economico tedesco, che non può essere banalmente spiegato attraverso il proverbiale senso del lavoro dei bavaresi.

I maggiori gasdotti russi

I maggiori gasdotti che collegano la Russia all’Europa

Alla fine della seconda guerra mondiale, la Germania si trova in una situazione di grave difficoltà. Divisa territorialmente e indebolita economicamente, è costretta a contare sugli aiuti degli Stati Uniti per risollevarsi e operare quello strabiliante balzo in avanti che l’ha condotta, nel giro di cinquant’anni, ad assumere il ruolo di prima potenza economica europea. In contropartita, gli Stati Uniti si sono serviti della Germania come viatico per esportare il capitalismo in Europa, allora in piena fase di costruzione. In questo modo la Germania si è trasformata nella “buona allieva” degli Stati Uniti, cosicché, all’indomani della caduta del muro di Berlino, il capitalismo atlantista ha potuto dilagare all’interno del continente privo degli argini precedentemente impostigli dal blocco comunista.

Nel corso degli anni, le cose sono tuttavia cambiate e la Germania ha fissato una rotta alternativa a quella del mero asservimento al capitalismo americano. Pur restando geo-strategicamente vicina agli Stati Uniti, a partire dagli anni ‘60 essa ha intrapreso nuove vie di sviluppo economico, stringendo patti bilaterali con la Russia che hanno infastidito a più riprese gli americani. Risale alla Guerra Fredda la costituzione della cosiddetta Ostpolitik (politica orientale) da parte dei governi di Willy Brandt e, successivamente, di Helmut Schmidt. All’inizio degli anni 2000, il celebre patto Putin-Schroeder consolidò l’amicizia fra la Russia e la Germania attraverso l’attuazione di reciproci vantaggi: da parte sua, Schroeder condonava alla Russia 6 miliardi di euro di debiti contratti dalla DDR, mentre Putin permetteva alla Germania di trasportare i suoi equipaggiamenti militari per l’Afghanistan attraverso il proprio territorio.

Vladimir Putin e Gerhard Schroeder (2005)

Vladimir Putin e Gerhard Schroeder (2005)

L’alleanza fra Mosca e Berlino si consolida ulteriormente nel 1997, quando parte il progetto della costruzione di un nuovo gasdotto sottomarino che avrebbe collegato le due potenze attraverso il Mar Baltico (Nord Stream). L’accordo viene ufficialmente firmato nel 2005 ed è proprio Schroder che, nel settembre dello stesso anno, assume la guida del consorzio di Nord Stream.

Inaugurato nel 2010 da Vladimir Putin, Nord Stream ha il vantaggio di aggirare gli stati dell’est Europa (come ad esempio Bielorussia e Ucraina), abituati a sfruttare la loro posizione di paesi di transito per ottenere ingenti sconti sulle forniture energetiche russe.  La costruzione del gasdotto Nord Stream, finanziato dalla società russa Gazprom e dalle tedesche BASF e E.ON, è stata fortemente avversata dagli Stati Uniti d’America, i cui interessi in Europa venivano inficiati dal concorrente russo. Tuttavia, il progetto ha avuto successo: basti pensare al fatto che nel 2017 la Germania ha consumato 335.1 Mtoe (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) di energia primaria e che, di questi, 43.65 Mtoe erano importati dalla Russia. Il tasso di dipendenza dalle risorse russe è dunque pari al 26.7%: una cifra molto inferiore rispetto a quella annunciata lo scorso 11 luglio da Donald Trump, ma sufficiente per infastidire gli Stati Uniti, i quali temono che l’ampliamento di Nord Stream raddoppierà la presa di potere della Russia sull’Europa. E in effetti, il progetto consoliderebbe la posizione di Mosca come principale fornitore di gas in Europa (il 41% del gas importato in Europa proviene già dalla Russia) e fungerebbe inoltre da alternativa al gas naturale liquefatto (LNG) che gli Stati Uniti producono e esportano nel vecchio continente.

Donald Trump e Angela Merkel

Donald Trump e Angela Merkel

Ecco allora svelate le motivazioni reali dell’avversione di Donald Trump al progetto. Nell’ottica di guerra economica più o meno dichiarata in cui ci troviamo attualmente, gli Stati Uniti hanno interesse a mantenere ben salda la loro presa sull’Europa, senza doversi preoccupare di scomodi concorrenti economici come la Russia. Dal canto suo, Angela Merkel si trova attualmente in una posizione delicata, dovendo fare l’equilibrista fra interessi divergenti quali quelli tedeschi, europei e americani. Nel giugno 2017, ben 13 stati dell’Unione Europea si sono detti contrari all’attuazione del progetto Nord Stream II, ritenendo che l’ampliamento del gasdotto non sia altro che un’arma nelle mani di Putin per indebolire ulteriormente l’Ucraina. L’argomento ucraino è stato altresì utilizzato da Donald Trump al fine di screditare il progetto. è proprio sulla base di tali rimostranze che la cancelliera Angela Merkel si è impegnata, lo scorso aprile in un’occasione di una conferenza stampa congiunta con il premier ucraino Poroshenko, a garantire all’Ucraina un ruolo di transito nell’attuazione del progetto.

In Russia, Nord Stream 2 deve ottenere due permessi principali. Oltre all’autorizzazione rilasciata lo scorso giugno dal Ministero dell’edilizia, è necessaria l’autorizzazione dell’Autorità Ambientale russa (Rosprirodnadzor). Secondo le fonti governamentali, tale permesso dovrebbe essere rilasciato nel prossimo futuro.