Mentre nell’est dell’Ucraina la situazione si fa ogni giorno più pesante, le diplomazie di mezzo mondo sono al lavoro per evitare un inaspettato, quanto improbabile conflitto tra Occidente e Russia. L’escalation delle ultime settimane dovuta alle cocenti sconfitte subite dall’esercito ucraino male armato e scarsamente motivato, hanno fatto salire ulteriormente la temperatura. Per salvare il salvabile, Kiev ed alleati sono pronti a tutto, anche a minacciare improbabili azioni belliche contro la Russia, non direttamente coinvolta nel conflitto e trascinata suo malgrado in uno scontro epocale che nessuno a Mosca si aspettava e tanto meno si augurava. In quest’ultima settimana è poi successo praticamente di tutto: i viaggi a Kiev e Mosca dei veri padroni d’Europa, Merkel e Hollande, le bellicose esternazioni del vice di Obama, Joe Biden, le altrettanto preoccupanti sparate di alcuni comandanti della NATO e, dulcis in fundo, l’immancabile colpo di teatro del sabato sera con il presidente ucraino Poroshenko che, durante il meeting per la sicurezza di Monaco di Baviera, ha sventagliato in faccia all’assemblea di ministri e diplomatici una dozzina di passaporti russi, come prova della presenza di soldati di Mosca all’interno dei confini ucraini.Una mossa propagandistica con poca sostanza, dal momento che il presidente-oligarca ucraino non ha fornito alcuna copia di suddetti passaporti. Oltretutto le sue dichiarazioni vanno a contraddire quanto detto dagli stati maggiori di Kiev che, più di una settimana fa, hanno affermato di non avere alcuna prova della presenza di soldati russi nei propri confini nazionali.

Insomma, la situazione si fa sempre più critica e, nonostante le frasi di circostanza, la sensazione è che questo sia il punto più alto della crisi che di fatto è diventata una guerra per procura tra Occidente e Russia. Un Occidente rappresentato da Stati Uniti ed Unione Europea che in realtà si è dimostrato piuttosto diviso sin dall’inizio. Divisione che è riemersa con prepotenza proprio nelle ultime settimane, in particolare negli ultimi giorni, con gli americani pronti a fornire armi letali, alla luce del sole, all’esercito di Kiev e con gli europei molto più cauti sul da farsi dal momento che, ad avere un’eventuale guerra dentro casa sarebbe proprio la comunità europea. Per adesso a vincere sembra la posizione europea, o meglio tedesca e mediterranea, di non voler fornire armi all’esercito ucraino, nella convizione che l’unica soluzione possibile alla crisi, come ripetono da quasi un anno anche a Mosca, non possa che essere diplomatica. Ed è proprio sulla carta della diplomazia che punteranno ancora una volta i contendenti in quella che Lucio Caracciolo su Limes definisce “la più pericolosa delle crisi vissute in Europa dalla Seconda guerra mondiale”. Le parti si incontreranno mercoledì a Minsk per un nuovo ciclo di colloqui che dovrebbero portare, se non alla pace tra Kiev e separatisti, rappresentanti sul campo di Stati Uniti e Russia, almeno ad una tregua necessaria per salvare la vita delle migliaia di civili sotto il tiro incessante dell’artigleria di Kiev e dei battaglioni di neonazisti, accorsi da tutt’Europa per partecipare a questo massacro.

Gli accordi di Minsk possono essere l’ultima spiaggia per la diplomazia che se, qualora fallisse, lascerebbe campo alle armi, anche se questa soluzione sembra essere più una minaccia verbale che reale. Del resto il ministro degli esteri russo Lavrov ha avvertito: se date le armi a Kiev le conseguenze saranno imprevedibili, parole che non lasciano tanto spazio ad interpretazioni e che sono il giusto sfogo del governo di un paese da vent’anni minacciato dall’espansionismo militare dei partner occidentali e colpito da sciocche sanzioni. Dalla capitale bielorussa dovrebbe uscire un accordo in grado di soddisfare entrambe le parti: Kiev non vedrà ridotto il suo territorio e le regioni del Donbass si vedranno riconosciute una forte autonomia, ai limiti dell’indipendenza. Il risultato dell’incontro è però ancora tutto da vedere, ma le sensazioni sono positive dal momento che tutti gli attori coinvolti sembrano aver abbassato i toni. Insomma, molto rumore per nulla, o quasi, almeno si spera.