La recente storica spaccatura tra Arabia Saudita (seguita da tutti gli altri paesi del Golfo) e il Qatar ha mostrato al mondo la vera faccia delle monarchie del petrolio e i loro interessi tutt’altro che filantropi e intrisi di carità islamica. La versione del blocco saudita, dal quale da oggi bisogna escludere Yemen e Qatar, recita che quest’ultimo è reo di aver finanziato gruppi terroristici yemeniti e nel Medio Oriente e quindi di essere un pericolo per la grande coalizione araba. Ma andiamo con ordine:

    • – L’Arabia Saudita è attualmente impegnata in una guerra in Yemen a sostegno del governo di Abdrabbuh Mansur Hadi (deposto de facto nel 2015) contro i gruppi rivoluzionari sciiti zayditi chiamati Houthi che controllano la capitale Sana’a nella quale hanno proclamato un Comitato Supremo Rivoluzionario. Attualmente il conflitto ha già mietuto oltre 16 mila vittime e oltre 2 milioni di sfollati nel silenzio più assoluto. In Yemen inoltre vi sono ancora forti cellule di Al Qaeda (oltre che di rivoluzionari yemeniti) che hanno attirato anche l’attenzione dell’America che ha già provveduto a compiere diversi raid aerei inasprendo ancora di più la già tragica situazione.

 


La recente visita di Trump in Arabia Saudita: è qui che Riyadh ha avuto il via libera per boicottare il Qatar

  • – Dato il clima di forti scontri e il vento di guerra il presidente Trump si è recato a Riyad lo scorso maggio per concludere un affare di oltre 110 miliardi di dollari circa la vendita di armi (fornite in parte dalla Lockheed Martin con un sistema missilistico Thaad da oltre 1 miliardo) e sistemi satellitari ai paesi del Golfo; l’idea del Tycoon è quella di creare una sorta di NATO araba parallela a quella già presente in Europa con la quale intraprendere un accordo commerciale e militare (stimato attorno ai 350 miliardi) per frenare l’asse Siria-Iran attualmente fuori controllo dalle trame sunnite. Infine, ironicamente, Trump e la sua delegazione sono stati invitati a prendere parte alla danza delle spade assieme a tutta la famiglia reale.
  • Il Qatar, che come detto poc’anzi è stato accusato di fomentare il terrorismo sciita, ha preso comunque parte alle negoziazioni con il presidente Trump assieme agli altri leader sunniti (v’era pure il presidente egiziano al-Sisi) e beneficerà della grossa vendita di armi nonostante la quota partecipativa sia assai più ridotta di quella dell’Arabia Saudita dato che i prossimi anni si prospettano impegnativi per la piccola ma ricchissima nazione: EXPO nel 2020 e i Mondiali di calcio nel 2022 (i quali però sono a rischio dato che pochi giorni fa i media degli UAE hanno chiesto formalmente la revoca dell’assegnazione a Doha da parte della FIFA).
  • – Il Qatar è stato quindi estromesso dalla coalizione del Golfo (Gulf Cooperation Council) e tutti i paesi allineati a Riyad (Emirati Arabi Uniti, Yemen, Bahrein ed Egitto) hanno chiuso qualsiasi rapporto diplomatico e commerciale con lo stato avverso svuotando le ambasciate, dando 48 ore a tutti i diplomatici qatarini per abbandonare le nazioni ospitanti, sopprimendo ogni volo e imponendo un embargo mastodontico alle vie commerciali di Doha. Quello che è certo è che l’economica risulta ancora stabile e ricca (grazie agli abnormi giacimenti di gas e petrolio posseduti sia in mare che in terraferma) inoltre la posizione strategica del paese fa comodo a Turchia, Iran e USA (sì, proprio loro), che sono già corsi in suo aiuto con pacchi alimentari (giunti via mare) e missioni umanitarie. Non ci dimentichiamo inoltre che il Qatar è la nazione natale dell’emittente televisiva panaraba Al Jazeera che è trasmessa dal Maghreb fino all’Indonesia la quale, secondo Riyad, deve essere chiusa poiché canale di propaganda anti saudita nonostante la linea editoriale della testata sia stata a favore dei movimenti fondamentalisti tunisini ed egiziani durante le primavere arabe e vicina alle ideologie dei Fratelli Musulmani, inoltre è da sempre un forte canalizzatore della cultura musulmana e orgoglio del progresso civile arabo.

Il momento dell’assegnazione dei mondiali di calcio del 2022 al Qatar: adesso i ‘cugini’ del golfo provano a premere per togliere a Doha l’organizzazione dell’evento, il che rappresenterebbe un grave danno economico e d’immagine per l’emirato

Bisogna far notare però, che il piccolo emirato si è sempre rivelato una spina nel fianco per l’Arabia Saudita, questi i casi più rilevanti:

  1. – nel 1995 con la presa al potere di Hamad bin Khalifa al-Thani al trono di Doha
  2. – nel 2014 con il favoreggiamento al colpo di stato in Egitto di al-Sisi
  3. – in Libia, fornendo appoggio sia alle milizie islamiche di Misurata sia a quelle fedeli al Gran Muftì Sadiq al-Ghariani

 

 

Ma il Qatar è davvero reo di fomentare il terrorismo? Quello che è certo è che attraverso la Qatar Charity è stato possibile muovere un flusso di denaro enorme e costante che è stato distribuito in tutto il mondo mediante sedicenti ONG rivelatesi poi vicine ai gruppi terroristici in Medio Oriente (come ad esempio Al-Nusra in Siria o i fantomatici White Helmets della guerra di Aleppo); inoltre, come avevamo già detto in passato, la stessa Al Qaeda era stata finanziata da progetti che avevano come benefattore la Qatar Charity. È anche vero però che non era solo il Qatar a partecipare economicamente a questi finanziamenti ma tutti i paesi del Golfo che con una mano fomentavano mediaticamente (anche attraverso Al Jazeera) ed economicamente i “ribelli moderati” mentre con l’altra condannavano il governo Assad e accusavano l’Iran di essere nemico dell’Islam. Ora pare che qualcosa in questo macchiavellico piano sia andato storto: l’Arabia Saudita accusa il Qatar di un crimine di cui essa è complice fino al midollo e inoltre mostra palesemente come in fin dei conti (ma in maniera nemmeno troppo velata) vi sia una possibile regia dietro il fenomeno del terrorismo islamico e che la sede sia proprio nei ricchissimi e modernissimi paesi del Golfo persico (ora si può dire, prima altrimenti si era islamofobi).

Quindi, il vero crimine dell’emiro Tamin al-Thani sembra non essere quello di aver fomentato i terroristi ma piuttosto quello di aver scelto altri partners commerciali piuttosto che i propri vicini sunniti: il Qatar ha infatti forti accordi commerciali ed energetici con l’Iran con il quale condivide il più grande giacimento di gas naturale del mondo e mediante il quale il piccolo emirato approvvigiona tutta la penisola wahabita con un’articolata rete energetica chiamata Dolphin Gas Project. I rapporti amichevoli con l’Iran – che come ben si sa è il primo dei nemici del blocco sunnita in Medio Oriente – e le posizioni anti-israeliane – appoggiando addirittura il gruppo sciita libanese Hezbollah arci nemico dell’asse Washington-Tel Aviv – hanno reso il già poco fedele Stato del Qatar ospite non più gradito alla corte del Re Salman.

Siamo forse davanti a un cambio epocale dei due schieramenti arabi? Il Qatar è forse prossimo ad entrare nello schieramento sciita fomentato dalla Russia e abbandonare le Monarchie del Golfo tanto care agli USA? Sicuramente Al Jazeera da qualche settimana a questa parte ha buone parole per il governo di Assad (che ora chiama esecutivo e non più regime) e i rapporti con Teheran ed Ankara non sono mai stati così stretti ma bisognerà vedere quanto il dissidente del Golfo riuscirà a resistere alla stretta di ferro degli altri emiri.