Primo o ultimo Paese dell’America Latina, a seconda della prospettiva geografica che si preferisce adottare, il Messico è, allo stato attuale delle cose, un coacervo di contraddizioni interne, una nazione squassata da una mole di problematiche che riflettono in misura caleidoscopica le ampie differenze interne. Il 2017 è stato contraddistinto, nei suoi primi mesi, da una decisa escalation delle vittime di omicidio, a testimonianza della criticità assunta dalle tensioni sociali e dal correlato dilagare del narcotraffico e dei principali gruppi criminali: Christopher Woody di Business Insider ha segnalato come nel primo trimestre del 2017 il numero di vittime di omicidio nel Paese sia stato pari a 5.775, con un aumento del 29% rispetto al corrispettivo lasso di tempo del 2016. Tale aumento è stato dovuto, in primo luogo, alla deflagrazione di un violentissimo conflitto tra il Cartello di Sinaloa e quello della Jalisco New Generation nello Stato della Baja California Sur, dalla fratturazione di frange dei Las Zetas in numerosi sottogruppi rivali e dal perdurare della tensione nello Stato di Guerrero. Con ogni probabilità, il Messico del 2017 farà segnare un numero di omicidi complessivo superiore ai 23.000 del 2016, caratterizzandosi nuovamente tra i Paesi più violenti del mondo al pari di Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen.

Al tempo stesso, il Messico deve fare i conti con il dilagante fenomeno della povertà, che oggi è arrivato a coinvolgere oltre il 50% della popolazione, e con disuguaglianze economiche e sociali sempre più estreme: l’indice di Gini sulla distribuzione del reddito ha raggiunto i 48 punti, mentre al contempo i forti squilibri interni del sistema messicano sono particolarmente tangibili confrontando i livelli di sviluppo dei diversi Stati federali. Gli Stati di Jalisco, Sinaloa, Guerrero sono afflitti da vistosi fenomeni di sottosviluppo, che hanno contribuito non poco a incentivare la piaga del narcotraffico e la perdita di potere del governo di Città del Messico sui loro territori; contemporaneamente, in Messico il 10% della popolazione controlla circa un quarto del PIL e il solo Carlos Slim, dal 2010 al 2013 uomo più ricco del mondo, detiene una ricchezza pari al 6% del PIL del Paese. A incentivare la frattura economica e sociale del Messico e lo strappo tra gli Stati federali ha contribuito la progressiva espansione del NAFTA, che ha prodotto effetti devastanti sul settore agricolo nazionale, come ricordato dall’economista Raj Patel nel suo saggio I padroni del cibo.

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Serie storica del numero di omicidi mensili in Messico dal marzo 2011 al marzo 2017

In questo turbolento contesto, la classe dirigente messicana sta venendo progressivamente investita da un’ondata di delegittimazione che si è manifestata in maniera decisamente pronunciata in occasione dei gasolinazos causati dai bruschi rincari nei prezzi del carburante e dalle affollate marce di protesta promosse a inizio 2017 dalla coalizione Vibra Mexico, formata da oltre 70 organizzazioni sociali, nelle principali città del Paese. Il Presidente Enrique Peña Nieto ha visto la sua popolarità affossata definitivamente in occasione di queste imponenti manifestazioni che hanno portato allo scoperto le “vene aperte” del Messico e le dirompenti questioni che ne minano la stabilità interna, nonché l’impreparazione di una classe politica oggettivamente inadeguata a risolvere una crisi strutturale di larghissima portata. Mentre i tassi di approvazione di Peña Nieto sono precipitati al 12%, nella politica messicana è emersa, negli ultimi tempi, la figura di Andrés Manuel Lopez Obrador, ex Governatore della capitale 65enne e leader della coalizione di sinistra Movimiento Regeneración Nacional (MORENA) che punta a riscattare, nel voto presidenziale del 2018, la contestata sconfitta subita ad opera dell’attuale Capo di Stato nel 2012. Lopez Obrador ha rilanciato, in vista delle prossime elezioni, una piattaforma politica fortemente critica del sistema, della conduzione degli affari economici e della gestione delle questioni sociali. Facendo leva sul suo forte ascendente personale, su notevoli capacità dialettiche e sulla sua fama di uomo austero, il leader di MORENA da tempo ha conosciuto una notevole ascesa nei sondaggi propugnando un rilancio della spesa pubblica volto a garantire maggiori coperture previdenziali e nuovi investimenti infrastrutturali e una ristrutturazione del NAFTA in grado di sostituire il fair trade al free trade. La sfida lanciata da Lopez Obrador richiama, sotto numerosi punti di vista, la battaglia politica dei leader del “socialismo del XXI secolo” latinoamericano”: la retorica e le prese di posizioni del candidato presidente richiamano in particolar modo gli appelli del boliviano Evo Morales e dell’ecuadoregno Rafael Correa nelle prime fasi della loro ascesa politica, caratterizzate da pressanti appelli alla redistribuzione della ricchezza e al superamento di un sistema politico elitario e inefficace. In tempi di crisi gravi e pericolose per la sopravvivenza stessa della nazione come quelle che si trova ad affrontare il Messico odierno, un programma di forte discontinuità e una notevole trasparenza personale permettono anche a un navigato politico 65enne di potersi presentare come homo novus: sotto questo punto di vista, l’ascesa di Lopez Obrador ha diversi punti in comune con quella di Lula, giunto alla presidenza del Brasile dopo diversi tentativi non andati a buon fine e dopo aver affinato non solo la propria piattaforma programmatica ma anche le sue strategie comunicative.

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Los Desaparecidos (The missing) Barbosa Prince © 2015

I numerosi voti federali che sino alla fine del 2018 accompagneranno la lunga campagna elettorale messicana daranno numerose indicazioni circa le possibilità concrete di Lopez Obrador di insediarsi alla presidenza del Messico e di dare il via a una nuova speranza per un Paese che appare stretto in una ferrea morsa. Tuttavia, non bisogna dimenticare che nel frattempo il Messico dovrà convivere con le sue gravi problematiche, la cui sommatoria potrebbe da un momento all’altro risultare insopportabile: le avvisaglie sembrano confermare come il 2017 sia destinato a caratterizzarsi come un anno cruciale, e il rischio principale è legato al fatto che nei prossimi mesi la situazione contingente in Messico diventi tanto preoccupante da offuscare in partenza le promesse di rinnovamento e discontinuità di Andrés Manuel Lopez Obrador.