Scindere la politica dalla religione quando si parla di Islam è sempre complicato poiché la dottrina del Testo Sacro interessa anche i rapporti sociali e politici di ogni comunità che decide di affiancarsi ad esso; l’Islam quindi non è solo una dottrina spirituale e ritualistica ma possiede anche nozioni pratiche che interessano i rapporti personali, il governo di una nazione e i relativi rapporti con le altre entità giuridiche (spesse volte nemmeno musulmane). Questa abnorme branchia della Shari’a si chiama Fiqh cioè la rappresentazione giuridica (pragmatica) della Legge di Dio (la quale si è divisa in diverse scuole chiamate appunto coraniche), sulla quale si basano gran parte dei movimenti religiosi (fondamentalisti, politici, sociali, etc.) creatisi in seno al mondo arabo. Di partiti politici d’ispirazione islamica ve ne sono diversi e disparati partendo innanzitutto dai movimenti rivoluzionari del Medio Oriente che hanno portato nel secolo scorso la nascita di Repubbliche musulmane (vedasi ad esempio l’Iran), passando poi per i Fratelli Musulmani e arrivando infine ai partiti paramilitari che si battono per la libertà del proprio popolo (PKK e l’OLP). Ma quali sono i partiti d’ispirazione islamica in Europa?

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Alcuni dei partiti Islamici in Europa

DENK (Olanda) – fondato nel 2015 dai due laburisti turchi Tunahan Kuzu e Selçuk Öztürk ha preso alle scorse elezioni il 2% a livello nazionale (accaparrandosi 3 seggi al Tweede Kamer) e ha superato nella città di Amsterdam (con un 7%) il partito euroscettico di Geert Wilders (nel quartiere di Nieu-West si è arrivati addirittura al 19%). Il partito ha immediatamente avuto un forte appoggio sia dall’enorme comunità turca (la quale alla vigilia del referendum turco aveva avuto forti tensioni con l’establishment olandese) che da quella marocchina (della quale Farid Azarkan, eletto in parlamento, è leader) riunendo sotto la propria ala tutte le minoranze musulmane che sperse cercavano una figura politica di riferimento. Il programma politico del DENK rimane comunque ambiguo poiché da una parte elogia la libertà e il sentimento antirazzista (islamofobo per la precisione) ma dall’altra richiede la parificazione delle scuole islamiche con quelle olandesi, l’insegnamento del Corano in lingua araba nelle scuole e l’istituzione di registri onde verificare e controllare i discorsi pubblici e di persone note al mondo televisivo che possano ledere la comunità islamica (insomma, liste di proscrizione?).

ISLAM (Belgio) – fondato nel 2012 da Redouane Ahrouch (ispirato dal movimento Sharia4Belgium di Fouad Belkacem nato nel 2010, di cui esiste una diramazione olandese chiamata Sharia4Hollande), auspica a una formazione di un governo islamico, all’introduzione della Shari’a, della pena di morte e alla penalizzazione dell’aborto e dell’eutanasia. Nell’elezioni comunali del 2012 è riuscito ad eleggere due consiglieri nel comune di Bruxelles (uno per la circoscrizione del quartiere di Molenbeek con oltre 2000 preferenze). Secondo i sondaggi pubblicati dallo stesso Ahrouch, alle prossime elezioni comunali del 2018 ISLAM potrebbe raggiungere addirittura il 10% (contro lo 0,2% del turno elettorale del 2012). Dato l’elevato numero di musulmani presenti in Belgio il partito è riuscito ad assicurarsi in breve tempo un forte consenso dalle diverse etnie arabe presenti nella nazione, tutto ciò è dovuto anche al forte dissenso e disagio che i “quartieri arabi” (volutamente ghettizzati dallo stesso governo che ora promette di integrarli) soffrono da diversi decenni. Ma il consenso non si è fermato solo a Bruxelles dato che anche altre cittadine hanno visto capitolare tra le schede elettorali lo stemma di ISLAM come ad esempio Anversa nella quale è nato proprio il movimento Sharia4Belgium.

UDMF (Francia) – l’Unione dei Musulmani Democratici di Francia è stato fondato sempre nel 2012 da Najib Azergui ed Emir Megharbi il quale si propone come collante tra la popolazione arabo-musulmana residente in Francia e le istituzioni governative. A questo fine infatti l’UDMF propone l’inserimento della lingua araba nelle scuole, le rivendicazioni della libertà di culto e l’aumento delle moschee (che in Francia sono già 2200 nonostante sia un paese ferocemente laico e secolarizzato). Attualmente il partito conta 800 iscritti mentre i simpatizzanti sono quasi 800 ed è riuscito ad eleggere un rappresentante nel comune di Bobigny.

PRUNE (Spagna) – il Partido Renacimiento y Union de Espana attivo da pochissimi anni si propone invece di raccogliere il voto di oltre 1 milione e mezzo di musulmani disseminati per tutto il Regno di Spagna (principalmente in Andalusia; ai tempi: Califfato di Cordoba) per organizzare le fondamenta di quello che a detta loro sarà la “futura nazione musulmana del Mediterraneo”. Al contrario dei suoi colleghi europei però, il partito è stato fortemente osteggiato dagli organi elettorali spagnoli poiché ritenuto non consono alla Costituzione e alle leggi nazionali (la Junta Electoral ha infatti escluso la candidatura del partito nel 2016). Il PRUNE però si è gradualmente allargato aprendo sedi anche a Madrid e Valencia.

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Musulmani in percentuale della popolazione totale

Questi citati sono i partiti più conosciuti e grossi d’Europa ma ovviamente in questo elenco non vanno dimenticati anche il Partito di Azione Democratica in Bosnia ed Erzegovina, il Partito Islamico Finlandese (che vorrebbe sostituire lo studio della musica con quello del Corano) e probabilmente anche il “Partito Islamico d’Italia”, idea lanciata recentemente da Hamza Roberto Piccardo (cofondatore dell’UCOII e traduttore del Corano in italiano) che punta a convergere il voto di tutti i musulmani italiani andando oltre allo schieramento sinistra-destra (un bello schiaffo politico per entrambi gli schieramenti). Il dubbio che fa capolino spesse volte quando si parla di tutto ciò è su chi sia il finanziatore di tutti questi audaci (ma costosi) progetti politici e di associazionismo (come Islamic Relief et similia) dato che l’esclamazione “donazioni di privati” non regge più quando si parla di partiti che vogliono governare comuni, città e nazioni o puntano a mastodontici progetti umanitari in Africa (il cui prezzo supera i milioni di dollari). La “tesoreria” è stata spesse volte ritrovata nella Qatar Charity (rea di aver già finanziato gruppi terroristici come Al Qaeda utilizzando canali esterni come le ONG) o comunque nelle Monarchie del Golfo o del nord Africa come il Marocco (che sponsorizza diverse moschee italiane).

I musulmani in Europa però sono meno di quello che la macchina mediatica (e il nostro senso comune) ci mostra, una statistica del Guardian del 2016 (la quale ovviamente non è oro colato) chiarifica come in realtà gli europei (e probabilmente anche questi nuovi leaders musulmani) sovrastimino il numero effettivo di arabi nel continente europeo (in Italia si aggira all’8%). Inoltre c’è anche da dire che il fatto di essere arabo e musulmano non implica godere anche dei diritti politico-sociali per poter votare a un turno elettorale. Quello che però è certo è che i movimenti religiosi si stanno sempre più politicizzando nelle sfumature più disparate organizzando veri e propri partiti da proporre alle elezioni politiche di molti paesi europei. Nulla esclude che col passare degli anni ogni parlamento nazionale abbia dei seggi occupati da partiti filo-islamici e che addirittura quest’ultimi possano sedersi a Bruxelles, nel Parlamento europeo, democraticamente eletti.