Spesso a rischio, ma con la una grande passione sempre pronti ad animarli e con la volontà di portare lettori e telespettatori all’interno di uno scenario di guerra o di un particolare ed importante evento: sono i reporter, una categoria a volta sottovalutata dai mainstream, ma che anno dopo anno però cresce ed entusiasma sempre più persone in tutto il mondo, pronte a portare uno sguardo diverso, più attivo e senza dubbio più originale all’interno delle zone più calde del pianeta. Di certo, senza i reporter nessuno di noi avrebbe una voce diversa dal coro per potersi documentare sugli eventi di rilievo, nessuno avrebbe quella fonte alternativa capace di poter stimolare nuovi dibattiti ed abbattere quelle certezze spesso nemiche della verità. Senza i reportage del nostro direttore, Sebastiano Caputo, conosceremmo il conflitto siriano così per come presentato dai cosiddetti ‘media tradizionali’, senza vedere con l’ausilio della telecamera la vita quotidiana di Damasco o di Aleppo, oppure senza sentire dalla viva voce dei cittadini siriani ansie e stadi d’animi di un conflitto oramai lungo sei anni.

Senza i reporter, non si aprirebbero le porte di mondi molto lontani e spesso inaccessibili; sono proprio loro ad essere spesso in trincea, a rischiare la vita con la propria telecamera, a spingersi nel cuore delle guerre e nelle province più sperdute che affrontano le terribili piaghe di un conflitto. Capire come va il mondo, come evolvono tutte le situazioni giorno dopo giorno e minuto dopo minuto, è un compito assai arduo ed un obiettivo assai difficile, specie in tempi in cui la logica viene sacrificata in nome di un pensiero egemone che si fa sempre più arrogantemente pensiero unico; il mestiere del reportage quindi, va approfondito ed incentivato, va salvaguardato e considerato proprio per questa sua grande importanza storica e culturale. L’Italia poi, ha avuto una scuola importante di reporter in grado di far conoscere, al nostro spesso distratto paese, gli altri mondi considerati lontani ed inavvicinabili: Tiziano Terzani ad esempio, è stato il primo italiano ad entrare in Cina dopo la fine del Maoismo; si è stabilito con la famiglia a Pechino, è arrivato fin dentro l’animo di un popolo ancora misterioso e quasi impenetrabile ai nostri occhi e senza quei reportage, senza quegli articoli e senza quel vivere la Cina tramite l’esperienza di Terzani probabilmente mai avremmo capito cosa stava accadendo di così importante all’interno dell’universo cinese.

C’è chi per questo mestiere ha dato anche la vita: all’alba del 19 maggio 1987, Almerigo Grilz si trovava in un villaggio di un Mozambico ancora ben dentro la guerra civile combattuta tra il RENAMO ed il FRELIMO; proprio durante una battaglia, che il giornalista triestino stava filmando, un proiettile vagante lo colpisce alla nuca e per lui non ci sarà nulla da fare. Grilz è il primo reporter italiano morto all’estero dopo la seconda guerra mondiale; ma a lui, vanno anche tanti altri primati: è stato il primo a far conoscere in Italia le vessazioni subite dal popolo dei Karen in Birmania, è il primo a recarsi in Cambogia nel 1984 mentre la guerra civile insanguina ancora il sud est asiatico e saranno ben noti i suoi reportage da scenari caldi ancora oggi, come Iraq ed Afghanistan ed i suoi reportage, riletti dopo più di 30 anni, appaiono ancora incredibilmente attuali. Grilz è anche protagonista di una delle esperienze più belle del giornalismo italiano, che inizia con la fondazione di ‘Albatross’, un’agenzia per reporter freelance che mette in piedi assieme a Gian Micalessin e Fausto Biloslavo; è grazie a questa esperienza che tanti reporter hanno potuto avere punti di riferimento importanti ed è grazie ai nomi sopra citati che abbiamo imparato a comprendere meglio e subito ciò che accadeva in medio oriente.

Ecco quindi l’importanza dei reporter e del giornalismo vissuto in prima linea ed è per tal motivo che, l’intera redazione esteri de L’Intellettuale Dissidente, apprende con molta soddisfazione il prossimo avvio del progetto ‘Reporter Day’, sposato dagli amici de ‘Gli Occhi della Guerra’, un portale della testata ‘Il Giornale.it’ che oramai da tanti anni racconta i conflitti dagli occhi più vivi e profondi dei propri reporter in giro per il mondo; nel mese di giugno, la storica sede di via Negri de Il Giornale aprirà le porte a quanti vorranno intraprendere la dura ma appassionante sfida di diventare un reporter, di poter girare il mondo documentando i fatti più importanti e scoprire come evolvono le società del nostro pianeta.

Un reporter in più oggi, per capire meglio cosa ci aspetta il domani: è questo il senso dell’iniziativa e noi, come Intellettuale Dissidente, non possiamo non prestare il nostro appoggio in tal senso, consapevoli che solo dando l’opportunità ai più giovani di aprire la visione del mondo e poter avere più alternative tra le fonti di informazione sarà possibile sconfiggere gli spauracchi più temibili che ingabbiano la nostra cultura e la nostra società. Talento, curiosità e tanta voglia di mettersi in gioco: sono questi gli elementi che animano il reporter e ci auguriamo che, grazie all’iniziativa del Reporter Day de ‘Gli Occhi della Guerra’ ed ‘IlGiornale.it’, tanti giovani aspiranti possano intraprendere questa strada e formarsi in vista delle sfide che attenderanno l’intero mondo mediatico nel futuro.

Un augurio quindi per i nostri amici e colleghi, ma anche un auspicio consapevoli che mai come oggi il mondo della comunicazione deve più che mai fare rete per arrivare alla meta comune di un occidente che, dopo essersi stancato delle verità ‘ufficiali’, rialza la testa alla ricerca della vera realtà.