Ripristinata la leva obbligatoria in Lituania, nasce il partito ‘Estonia agli Estoni’ a Tallin, manifestazioni antirusse in Lettonia; le tre repubbliche baltiche, si confermano molto attive sul fronte della nuova contrapposizione tra la Russia e l’occidente. Una chiamata generale alle armi ed un ritrovato vigore nazionalista sta facendo prestare queste popolazioni ad una grottesca strumentalizzazione di chiara marca NATO, che rischiano di destabilizzare il fronte nord dei nuovi confini est/ovest. Spinte anche dalla vicina Polonia, le repubbliche baltiche non perdono tempo ed occasione di attaccare Mosca ed invocare l’aiuto della NATO; mente l’occidente si indigna per le immagini di carri armati russi nel Donbass, immagini che poi (bene ripeterlo) risultano appartenere alla guerra in Ossezia del 2008, tutti tacciono invece sui video che circolano in rete di militari USA che circolano per le strade di Daugavpils, una delle più importanti città lettone la cui maggioranza però è di etnia russa. Carri armati con la bandiera a stelle e strisce, circolano di notte indisturbati in questa regione molto vicina al confine con la Russia e su cui la Russia ha determinati interessi per via, come detto prima, di una popolazione russofona di gran lunga maggioritaria.

Un generale clima di chiamata alle armi, che dimostra la sempre più aggressiva strategia di accerchiamento occidentale ai danni di Mosca; proprio la presenza nelle repubbliche baltiche di una cospicua minoranza russa, è stata oggetto di un’incredibile quanto grottesca farsa mediatica partita nelle scorse settimane: sulla rete, circolavano notizie di fonte lituana e lettone che gridavano al complotto per via di sedicenti minacce costituite da formazioni filorusse intenzionate, a loro dire, a destabilizzare la ‘democrazia’ sulle rive del Baltico. Una bomba mediatica sgonfiatasi molto presto, in quanto nella realtà queste formazioni od associazioni filorusse nel Baltico né esistono e né tantomeno costituiscono una minaccia; del caso, si è recentemente occupato anche Giulietto Chiesa, il quale ha dimostrato come invece nel corso degli anni la minoranza russa ha subito sempre più restrizioni, specie in Estonia. Proprio a Tallin, dove a dicembre lo stesso Giulietto Chiesa era stato trattenuto in carcere per diverse ore prima di partecipare ad un convegno sulla Russia, va in scena la più grande e palese contraddizione dell’occidente: si pensi a cosa potrebbe infatti accadere se, a Roma come ad Atene, a Parigi come a Berlino, sfilasse un lungo corteo in cui si chiede la rimozione della cittadinanza ad una minoranza e si inneggia alla supremazia dell’etnia maggioritaria sull’altra. Si urlerebbe al razzismo, si direbbe che tali ideali non combaciano con i valori dell’integrazione sanciti dall’UE; a Tallin invece, accade che molti partiti si sono riuniti sotto lo slogan ‘Esti Estii’ (Estonia agli estoni) e chiedendo la rimozione di alcuni diritti alla minoranza russa, che per molti suona come una richiesta di vera e propria espulsione dal paese. Il tutto ovviamente, senza che le autorità europee intervenissero per rimarcare la pericolosità di simili slogan; nelle recenti elezioni poi, a vincere, manco a dirlo, è stata una coalizione di centro-sinistra dichiaratamente antirussa.

Una democrazia, quella europea, come sempre a senso unico: si è liberi di portare avanti campagna e slogan, purchè rientranti però nell’alveo del politicaly correct comunitario, diversamente via a campagne mediatiche di linciaggio e di vera e propria censura. Le urla e le isterie delle repubbliche baltiche altro non sono che uno squallido stratagemma per portare sempre più verso Mosca carri armati e bandiere a stelle e strisce; il tutto con l’attivismo di una Polonia la quale coglie ogni occasione per sfogare la propria frustrazione storica contro i russi. Sembra quasi che, per l’appunto, con il ‘bulletto’ di turno che protegge queste nazioni per uso puramente strumentale, le popolazioni baltiche stiano sfogando anni di frustrazioni represse e di desideri di vendette, senza però intuire che il nuovo protettore non sarà esattamente ‘benevolo’ una volta raggiunti gli interessi nella regione. Forti di una protezione atlantica, il Baltico oggi si riscopre improvvisamente isterico ed attaccato ai valori pseudo occidentali, tanto da sbandierarli in lungo ed in largo nel vecchio continente, chiedendo protezione contro il nemico russo, che per la verità sul Baltico mette piede soltanto per raggiungere l’enclave sovrana di Kalinigrad. La farsa baltica, continuerà ancora per un lungo periodo: creare sulle rive del Baltico situazioni di isteria che hanno poi permesso scenari come quello caucasico od ucraino, è interesse degli Stati Uniti e della Nato; l’operazione di accerchiamento della Russia continua, sulle acque del Baltico la calma è soltanto apparente.