Nell’ultimo anno si è molto parlato dei cosidetti “ribelli siriani moderati” appoggiati dall’Occidente e del fatto che molti degli armamenti e degli equipaggiamenti a loro destinati sono finiti nelle mani di gruppi radicali come Jabhat al-Nusra e ISIS; gruppi che hanno tra l’altro beneficiato di un flusso di massa da parte di “volontari” che sono andati a rafforzare le loro fila, a discapito di quell’”Esercito Siriano Libero” che appare ormai soltanto un lontano ricordo. C’è però un’altra crisi ben più vicina a noi che rischia di proporre scenari potenzialmente simili e cioè la guerra in Ucraina. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea appoggiano palesemente il governo di Kiev e a inizio marzo il capo di Stato maggiore della Difesa statunitense, il generale Martin Dempsey, per la prima volta ha dichiarato che è giunta l’ora di fornire armi alle truppe ucraine affinchè riescano a difendersi dai separatisti filo-russi. L’opzione di armare Kiev è ormai da mesi sul tavolo del presidente Barack Obama che ha già avuto il via libera del Congresso a maggioranza repubblicana. Dalla Russia però iniziano a emergere elementi abbastanza allarmanti sulla collusione tra Kiev e ambienti jihadisti quanto meno torbidi, presenti su territorio ucraino in appoggio alle truppe anti-Mosca. Nelle ultime settimane sono emerse alcune testimonianze che non possono non preoccupare una coalizione che afferma di voler combattere il terrorismo.

In primis vale la pena sottolineare che secondo alcuni siti russi specializzati nel monitoraggio del terrorismo islamico, sarebbero circa 300 i miliziani passati per le armi in Siria nelle file dei jihadisti e che si troverebbero attualmente in Ucraina a combattere a fianco del governo di Kiev; tre i battaglioni citati: il “Krym”, il “Dzokhar Dudaev” e il “Sheikh Mansur”. Lo scorso anno il giornalista francese Thierry Meyssan aveva recuperato alcune informazioni del dicembre 2013 secondo cui miliziani islamisti, tra cui alcuni tatari di Crimea, sarebbero transitati per la Turchia dalla Siria e avrebbero raggiunto l’Ucraina per prendere parte al conflitto contro i filo-russi. 1 La Kavkazpress ha recentemente pubblicato la testimonianza di un militante islamista di nome “Rizvan”, ceceno, che si troverebbe in Ucraina a combattere e a sua volta collegato a un certo “Halid”, esponente dell’ISIS che opererebbe da Istanbul. 2 Rizvan pare abbia partecipato alla prima guerra di Cecenia e sia poi transitato in Azerbaijan, dove fu arrestato nel 2004 per sospetti legami con al-Qaeda. Una volta rilasciato si diede alla “macchia”, verosimilmente nel Caucaso, per poi transitare verso l’Ucraina dove sarebbe entrato in contatto con diversi capi milizia tra cui Isa Munaev, ex comandante del battaglione “Dzokhar Dudaev”, ucciso lo scorso febbraio nella battaglia di Debaltsevo. Munaev era ricercato in Russia e Cecenia per aver organizzato attentati terroristici e nel 2006 aveva trovato asilo in Danimarca, dove aveva fondato il movimento “Caucaso Libero”.

Rizvan ha dichiarato che la presenza di islamisti ceceni in Ucraina ha tre obiettivi: 1- combattere il comune nemico russo; 2- ricambiare il favore a quei fratelli ucraini che durante la guerra cecena combatterono al loro fianco; 3- gestire traffici di armi con il Caucaso. 3 Un altro personaggio che pare avesse stretti legami con ambienti jihadisti è Oleksandar Muzychko, leader del gruppo paramilitare di estrema destra “Pravy Sektor”, assassinato in circostanze ancora poco chiare il 24 marzo 2014 a Rivne, nell’Ucraina occidentale. 4 Muzychko aveva combattuto in Cecenia a fianco di Shamil Basaev, l’organizzatore della strage di Beslan e la magistratura russa lo aveva accusato di aver ucciso a sangue freddo almeno una ventina di soldati russi fatti prigionieri durante il primo conflitto ceceno. Soggetti inquietanti, legati al terrorismo, ricercati per crimini di guerra, che spariscono e ricompaiono in circostanze poco chiare e con un comune obiettivo, combattere contro il nemico russo. In questo torbido scenario non potevano mancare le ONG che da sempre si ritagliano un ruolo di primo piano negli scenari di conflitto; lo abbiamo visto durante le guerre dei Balcani e le ritroviamo oggi anche in Ucraina.

Alcuni analisti russi hanno recentemente messo in evidenza il ruolo di un’organizzazione caritatevole islamista di nome “Arraid” che opera nell’est dell’Ucraina e in Crimea ed è attiva nella costruzione di moschee e in ambito educazionale islamico. Secondo l’analista Vladimir Grigorianz, l’organizzazione è legata alla WAMY (World Assembly of Muslim Youth), con base in Arabia Saudita e avrebbe contribuito pesantemente nella radicalizzazione dei ceceni alla fine degli anni ’90. 5 6 Dunque, se da una parte l’”Occidente” afferma di voler combattere l’estremismo di matrice islamica in ogni sua forma, dall’altro sembra non vedere segnali sempre più evidenti di infiltrazioni importanti alle porte dell’Europa, esattamente come a suo tempo non si rese conto della deriva estremista all’interno della rivolta siriana, con tutte le relative conseguenze che sono oggi sotto gli occhi di tutti.