Il libro di Francesco Giappichini, blogger di lettera43, apre alle principali tematiche che dovrà affrontare il subcontinente al bivio in diverse nazioni e con la necessità di far fronte alla solita ingerenza statunitense.L’America Latina ha superato la decade dorada ed è alle prese con un riflusso politico che vede come protagonista la destra liberale, capace di coagulare le forze oppositrici ai partiti socialisti al governo in grandi coalizioni in grado di lanciare la sfida agli esponenti progressisti al governo. La recente vittoria di Lenin Moreno alle presidenziali in Ecuador sembra andare in direzione contraria, arrestando, di fatto, l’avanzata liberale avutasi con la vittoria di Mauricio Macri in Argentina, della coalizione anti-chavista della Mesa de la Unidad Democrática (Tavola dell’unità democratica) alle elezioni per l’Assemblea Nazionale in Venezuela e tramite la procedura di impeachment contro la presidentessa, ed esponente del Partito dei lavoratori, Dilma Rousseff in Brasile. Francesco Giappichini, curatore del blog “Americanos43” sul sito d’informazione Lettera43, è l’autore del libro “L’America Latina nell’era Trump. Il subcontinente nell’età dei populismi”. Nel corposo volume (526 pagine con copertina rigida) Giappichini ripercorre i principali avvenimenti di Centro e Sudamerica dal marzo 2014 a febbraio 2017 tramite una serie di articoli e numerose interviste ad esperti e rappresentanti di think tank di geopolitica.

L’elezione di Donald Trump sostenitore, nel corso della sua campagna elettorale, di una posizione isolazionista per gli Stati Uniti ha fatto sperare i leader anti-globalizzazione dell’America Latina, tra i quali il venezuelano Maduro e il boliviano di origini aymara Evo Morales su tutti, in un cambio netto rispetto alle ingerenze dell’amministrazione Obama, fiera sostenitrice della dottrina Monroe che affibbia al subcontinente la dicitura di “cortile di casa” della potenza nordamericana. Purtroppo le aspettative, raccontate dal sottoscritto su queste stesse colonne due mesi fa, sono andate subito incontro ad una forte disillusione dato che l’eccentrico magnate newyorkese ha invertito la rotta proprio come visto recentemente anche riguardo alla tematica siriana. Ad influire fortemente sulle scelte di Trump è sicuramente il suo segretario di Stato Rex Tillerson, ex amministratore delegato di ExxonMobil e per questo acerrimo nemico delle politiche di nazionalizzazione delle risorse petrolifere attuate dai leader del socialismo del XXI secolo. I principali interrogativi presenti nel libro, posti tra gli altri ad Andrea Martire, senior analyst del think tank Il Caffè geopolitico e a Fabrizio Verde, direttore responsabile della testata L’antidiplomatico, riguardano i futuri rapporti tra Messico e Usa, la politica interna brasiliana alle prese con una lunga campagna elettorale che porterà al voto presidenziale del 2018, la fine del ciclo progressista nel subcontinente, la difficile realtà del Venezuela alle prese con violentissime manifestazioni di piazza dell’opposizione e forti ingerenze estere e la politica del disgelo tra Cuba e gli Stati Uniti.

Video Freddy Guevara, parlamentare della Mud che incita i manifestanti violenti dicendo “Gli incappucciati si posizionino in seconda linea per difendere i deputati e tornare dopo con le bombe”

Giappichini ha il merito di descrivere in maniera meticolosa gli eventi di cronaca senza far trasparire le sue idee a riguardo, un insegnamento che il giornalismo italiano, sempre impegnato a fare il tifo come davanti ad una banale partita di calcio, dovrebbe fare proprio. Per poter rispondere agli interrogativi posti occorrerà attendere i passaggi elettorali che vedranno impegnate Argentina, Venezuela e Cile. Si tratta, infatti, di tre nazioni che vivono momenti opposti. Il rinnovo di metà Parlamento in Argentina potrebbe dare un durissimo colpo al presidente Macri, che fin dai primi decreti attuati sta facendo rimpiangere la cosiddetta “Era K” dei coniugi Kirchner imponendo tagli drastici ai quali la maggioranza parlamentare kirchnerista e i sindacati hanno risposto con scioperi dall’altissima partecipazione. In Venezuela, dove non accennano a placarsi gli scontri provocati ad arte dall’opposizione che invoca l’intervento estero, si dovrebbero tenere le elezioni regionali alle quali probabilmente non potrà partecipare il governatore uscente dello stato di Miranda e leader del partito d’opposizione Primero Justicia Henrique Capriles, recentemente interdetto da ogni incarico politico per i prossimi quindici anni per irregolarità amministrative.

Infine, a novembre andrà al voto per le presidenziali il Cile, dove il secondo mandato di Michelle Bachelet ha deluso molti dei suoi stessi elettori e l’ex presidente Sebastian Piñera, del partito di centrodestra Renovación Nacional, potrebbe essere rieletto superando i candidati progressisti. Seppur non alle prese con le elezioni, ancora più importante sarà il monitoraggio del processo di pace tra lo Stato colombiano e le Farc, un suo successo potrebbe velocizzare gli accordi, inaugurati a Quito, tra la Colombia e l’Esercito di liberazione nazionale, ultimo baluardo guerrigliero nel continente. In ogni caso ad incidere su ognuno di questi passaggi sarà la scelta effettuata dal ceto medio creato dalle politiche sanitarie, di istruzione e redistribuzione messe in atto dai partiti socialisti che ora, però, chiede alle proprie classi dirigenti di superare gli atavici problemi legati a corruzione e criminalità.

L'America latina nell'era Trump

L’America latina nell’era Trump