La corsa della candidata del Front National è iniziata a poche ore dall’ufficializzazione dei risultati del primo turno e della certezza dell’approdo al ballottaggio con il “passo di lato” dalla presidenza della sua formazione compiuto per potersi presentare come figura super partes ed è proseguita attraverso un’energica campagna volta a superare alcune indecisioni e alcuni limiti che hanno sicuramente caratterizzato la prima fase della sfida per l’Eliseo. L’obiettivo di Marine Le Pen è spezzare un “fronte repubblicano” che presenta diverse debolezze strutturali attraverso la conversione sulla sua candidatura dei voti provenienti da due bacini elettorali nettamente distinti ma che hanno contribuito, nelle elezioni del 23 aprile, a ridimensionare la portata di un risultato sicuramente storico. Da un lato, nonostante tracollo di Les Republicains François Fillon ha concluso molto vicino alla soglia del 20% e ha mantenuto compatta la sua presa sull’elettorato conservatore, cattolico e attento al rafforzamento dei valori tradizionali; dall’altro, l’ascesa di Jean-Luc Mélenchon nel corso dell’ultimo mese precedente le elezioni è stata caratterizzata da un notevole travaso di consensi dal Front National verso il leader della coalizione La France Insoumuise, consensi che ora la Le Pen punta a riconquistare facendo leva sulla critica al mondialismo, sull’avversione all’Unione Europea e sulla comune sfiducia per la classe dirigente del Paese.

Marine Le Pen cerca una difficilissima quadratura del cerchio e ha deciso di giocare ogni carta a sua disposizione per poter puntare alla sua realizzazione: la strategia condotta dalla leader del Front National è stata inaugurata dall’azione a sorpresa, decisamente proficua sul profilo mediatico, condotta in diretta opposizione a Emmanuel Macron nel corso del comizio tenuto dal candidato di En Marche! nello stabilimento della Whirpool nella sua città natale da Amiens. Allo “schiaffo di Amiens”, tuttavia, Marine Le Pen ha fatto seguire una serie di iniziative condotte in prima persona ma dai risultati sicuramente più altalenanti. Il dinamismo non sempre paga lauti dividendi, mentre al contrario la ridotta finestra temporale separante il primo turno dal ballottaggio può trasformarsi in un alleato di Marine Le Pen. Sul breve periodo, infatti, la Le Pen ha sicuramente più possibilità di focalizzare i messaggi indirizzati a precisi segmenti dell’elettorato per ragioni tattiche senza essere obbligata a doverli incasellare in un quadro strategico di lungo periodo, a prezzo di dover scendere inevitabilmente a compromessi.

Le difficoltà affrontate dalla Le Pen nel tentativo di dispiegare questa strategia sono particolarmente evidenti nel caso del dialogo tra il Front National e La France Insoumise, ai cui elettori la candidata frontista si è rivolta via Twitter il 28 aprile scorso pubblicando un videomessaggio nel quale invitava a mettere da parte le differenze reciproche in nome dello slogan faisons barriage à Macron”.

https://twitter.com/MLP_officiel/status/857936880393998336

Il videomessaggio lanciato da Marine Le Pen agli elettori di Mélenchon il 28 aprile scorso

Marine Le Pen ha definito sé stessa una insoumise, sottolineando poi le comuni affinità tra il suo programma politico e quello di Mélenchon, riassunto da Zoe Cadot di Midi Libre in nove punti fondamentali, tra cui spiccano la lotta contro il mondialismo, la radicale differenza dalla piattaforma programmatica di Macron e, elemento di primaria importanza, la discontinuità rispetto al Front National del padre Jean-Marie Le Pen, la rivendicazione della “de-demonizzazione” recentemente messa in discussione da numerosi media francesi dopo la decisione di promuovere alla presidenza ad interim del partito il discusso Jean-François Jalkh. Tuttavia, la radicale differenza di fondo tra i percorsi personali dei due leader e la natura dichiaratamente alternativa dei rispettivi movimenti politici fanno sì che difficilmente Marine Le Pen potrà trovare un sostegno diretto nell’elettorato di Mélenchon, eccezion fatta per i votanti che hanno sostenuto l’ex membro del Parti Socialiste in regioni a forte vocazione operaia come il Nord e il Passo di Calais o nelle roccaforti meridionali del Front National. Un appoggio indiretto nella sfida a Macron potrebbe venire, in ogni caso, dall’astensione di numerosi dei 7 milioni di votanti di Mélenchon: i risultati della consultazione interna a La France Insoumise, infatti, hanno visto circa il 65% dei votanti dichiararsi contrari all’endorsement all’ex Ministro dell’Economia e optare per l’astensione o per la scheda bianca. Dal canto suo, Mélenchon avrebbe avuto tutto da perdere in una dichiarazione di sostegno a uno dei duellanti del ballottaggio: se Macron rappresenta la più assoluta nemesi del suo programma, dichiarandosi uno strenuo sostenitore dei tagli alla spesa pubblica, della riduzione del ruolo dello Stato nell’economia e di un rafforzamento dei vincoli comunitari, al tempo stesso la necessità di mantenere compatto il suo bacino elettorale in vista delle legislative di giugno ha spinto Mélenchon a rimarcare la natura antitetica tra la sua visione fortemente ideologica della politica e la versione ni droité ni gauche del Front National. Dal punto di vista politico personale, Mélenchon sta gestendo magistralmente la delicata fase tra i due voti presidenziali, e ciò porta Marine Le Pen a ritenere decisamente più fattibile la strada che porta alla conquista del tradizionale elettorato neogollista.

L’endorsement di Fillon a Macron ha scatenato fortissimi malumori interni a Les Republicains, la cui base difficilmente seguirà compattamente le indicazioni di un leader decisamente debole; per conquistare la fiducia della fetta più conservatrice e tradizionalista dell’elettorato, Marine Le Pen ha portato avanti una strategia di convincimento avviata con i dialoghi bilaterali portati avanti assieme al fuoriuscito della formazione gollista Nicolas Dupont-Aignan, che ha ufficializzato il primo, storico endorsement a un candidato del Front National nella storia repubblicana francese. Dupont-Aignan, che al primo turno ha ottenuto il 4,7% delle preferenze, è stato convinto dalla Le Pen dopo la conclusione di un accordo bilaterale basato, come ricorda Francesco Boezi su Gli Occhi della Guerra, sulla sua nomina a Primo Ministro in caso di successo al ballottaggio. All’appoggio di Dupont-Aignan si è aggiunto quello di Christine Boutin, ex Ministro delle Abitazioni durante la presidenza di Nicolas Sarkozy, che ha dichiarato il suo sostegno alla Le Pen nel quadro di un “fronte” alternativo anti-Macron.

 Scivolata o assist? Il polverone suscitato dall’esatta corrispondenza tra le parole pronunciate da Fillon a Le Puy-en-Velay lo scorso 15 aprile e il discorso di Marine Le Pen del Primo Maggio a Villepinte potrebbe essere stato frutto della superficialità di uno speechwriter disattento, ma al tempo stesso potrebbe aver segnalato la definitiva scelta di campo della candidata del Front National, la quale punta fortemente ad accaparrarsi i voti dell’elettorato frontista. Il discorso di Fillon era stato ispirato dagli scritti di Paul-Marie Couteaux, autore di “L’Europa verso la guerra” che da tempo propugna l’avvicinamento tra Lés Republicains e Front National.

Scivolata o assist? Il polverone suscitato dall’esatta corrispondenza tra le parole pronunciate da Fillon a Le Puy-en-Velay lo scorso 15 aprile e il discorso di Marine Le Pen del Primo Maggio a Villepinte potrebbe essere stato frutto della superficialità di uno speechwriter disattento, ma al tempo stesso potrebbe aver segnalato la definitiva scelta di campo della candidata del Front National, la quale punta fortemente ad accaparrarsi i voti dell’elettorato frontista. Il discorso di Fillon era stato ispirato dagli scritti di Paul-Marie Couteaux, autore di “L’Europa verso la guerra” che da tempo propugna l’avvicinamento tra Lés Republicains e Front National.

Le stesse dichiarazioni di Marine Le Pen lasciano intendere come la candidata del Front National sia cosciente delle maggiori potenzialità dell’elettorato di centrodestra nell’ottica della sfida elettorale contro Macron: l’obiettivo principale, in vista del 7 maggio, sarà il tentativo di coniugare il sovranismo frontista, il radicamento del movimento nella Francia profonda, le sue dichiarazioni a favore degli “sconfitti della globalizzazione” e un radicale contrasto contro il duo NATO-Unione Europea con l’inevitabile necessità dell’accettazione di compromessi tattici, tra i quali il più significativo è senz’altro quello riguardante il rinvio delle discussioni sulla Frexit oltre le prossime elezioni europee. Necessità che rappresenta una sostanziale incognita in vista di un voto che, al di là dei sondaggi, è sicuramente ancora tutto da decidere ma che potrebbe imporre un deciso freno a un eventuale azione di governo di Marine Le Pen, bloccandone sin dalle prime battute l’impatto e il potenziale.