Dopo 53 anni di gelo, di embargo criminale e di isolamento, Cuba e gli Stati Uniti tornano a parlarsi. In due discorsi ravvicinati, a distanza di dieci minuti l’uno dall’altro, il presidente americano Barack Obama e quello cubano Raùl Castro hanno annunciato la riapertura dei canali diplomatici tra i due paesi. “Da oggi cambiano i rapporti tra il popolo americano e quello cubano. Si apre un capitolo nuovo nella storia delle Americhe”. Queste le parole con le quali il presidente statunitense ha annunciato il disgelo, ammettendo gli errori degli Stati Uniti nell’imporre l’odiatissimo bloqueo all’isola dei caraibi, costringendola di fatto a vivere al di sotto delle proprie possibilità. Una misura di guerra, che non ha però piegato lo spirito del popolo cubano che ha saputo trarre da necessità virtù. I due paesi inizieranno il riavvicinamento con la riapertura delle rispettive rappresentanze diplomatiche: a breve avremo un’ambasciata americana a L’Havana e una Cubana a Washington. Il tutto è stato possibile grazie alla fondamentale mediazione della Santa Sede e in particolare di Papa Francesco, che si dimostra sempre più un’abile giocatore nel complicato campo della diplomazia.

Ma al di là dei trionfalismi americani la realtà è ben più complessa di quella ufficiale. Come lasciano trasparire le parole del presidente cubano Raùl Castro, quella di ieri è stata sì una giornata storica per la diplomazia e per i rapporti tra due importanti attori della politica internazionale, ma finché non verrà risolta la questione embargo il rapporto non potrà dirsi ricucito del tutto. La cautela di Castro è la dimostrazione che Cuba non si fida e non può fidarsi del suo dirimpettaio che per anni ha affamato la sua gente, cospirato e spiato sul suo territorio, e finanziato qualunque tipo di organizzazione che puntasse a sovvertire il suo legittimo governo.

Insomma finché sarà in vigore il bloqueo niente da fare. I repubblicani ,intanto,hanno già espresso la loro contrarietà alla “politica della mano tesa” del presidente Obama, il senatore Marco Rubio, possibile candidato dell’elefantino alle presidenziali 2016, ha già definito la misura un “pericoloso precedente”. Tutt’altro che risolto quindi il nodo cubano dal momento che, per cancellare l’embargo, Obama ha bisogno dell’ok degli organi legislativi, cosa per nulla scontata soprattutto alla luce delle disastrose elezioni di mid-term. E siccome senza cancellazione del bloqueo niente pace la storica apertura del presidente potrebbe rivelarsi il solito buco nell’acqua. Certo è innegabile che numerose cose cambieranno, come dimostra il rilascio dei tre ex agenti segreti cubani ,appartenenti al “gruppo dei cinque” per i quali lo stesso Fidel Castro si era esposto in prima persona assicurandone il ritorno, ma il cammino verso normali relazioni è ancora lungo e costellato di ostacoli.