di Francesco Manta

Sembra davvero di esser tornati indietro di 40 anni quando, il 10 novembre 2014 l’agenzia di stato della stampa russa Rossiya Segodnya (Russia Oggi), nata dalle ceneri della storica RIA Novosti, ha lanciato un colossale progetto mediatico, che per le proporzioni annunciate sembrerebbe davvero essere in grado di contrastare la supremazia occidentale sulla fornitura di notizie e sull’offerta mediatica multimediale dell’etere legata al mercato dell’informazione. Sputnik (che in russo significa satellite) è la nuova arma messa in campo dallo stato russo, che lo stesso direttore e padre del progetto, Dmitrij Kiselyov, storico volto di Rossiya 1, ha così presentato: «Le nostre informazioni saranno affidabili. Offriremo interpretazioni alternative che sono, indubbiamente, in crescente richiesta nel mondo. Pensiamo che il mondo sia stanco di un punto di vista unipolare. Crediamo che la base di un tale mondo multicolore e multipolare sia la legge internazionale, un mondo in base alla legge». Il fine del progetto non è quello di portare l’occidente a conoscenza del mondo russo e di ciò che succede nel Paese, bensì quello di fornire notizie da un punto di vista (non necessariamente) differente dall’unico al momento disponibile. L’obiettivo è di raggiungere entro il 2015 oltre 30 Paesi nel mondo, con sedi in 130 città e contenuti in 34 lingue. La capillare diffusione sul territorio ha raggiunto anche l’Italia, con il lancio del sito in italiano dopo le versioni in russo, inglese, arabo, cinese, francese, tedesco, spagnolo, kirghiso e abcaso.

È proprio vero che i tempi sono cambiati. Uno stato dalla storica e brillante tradizione militare come la Russia sta affinando le sue tecniche, che non passano più dai proiettili dei kalashnikov, ma dalla cultura del cittadino. Le ragioni di questa inversione di tendenza? Una necessità di opporsi alla non più multi direzionale opinione pubblica. Da sempre, si sa, il pensiero degli individui viene indirizzato da chi, per interessi economici o politici, detiene il controllo dell’informazione. È palese come questo potere sia diventata un’arma di distruzione di massa del pensiero libero, o perlomeno della possibilità di creare un pensiero sulla base dell’oggettività e della pluralità delle fonti. La Russia sta operando, da circa tre anni, una ristrutturazione del sistema mediatico, in due sensi primari: la regolamentazione della tipologia e della qualità dei contenuti diffusi all’interno del territorio nazionale, mediante una limitazione della partecipazione straniera nei capitali delle compagnie che detengono mezzi di informazione di massa e aprirsi verso l’esterno con una strategia che possa inserire nel panorama mondiale, una eco discordante.

Le critiche, ovviamente, non sono mancate: da occidente il coro unanime grida alla propaganda, alla scarsa qualità dei contenuti, addirittura corrotti e diffamanti. Ma non è questo il sale della democrazia? La possibilità, sulla base di opinioni contrastanti, di poter credere e sostenere ciò che si ritiene più giusto secondo coscienza propria, senza che vi sia asimmetria informativa. Il buon Kant ricordava come la libertà di pensiero e la libera circolazione delle idee fossero alla base della conoscenza e dell’emancipazione dell’uomo, non “amorevolmente cullato” dal potere. Ciò che forse la nostra società fatta di lustrini ha dimenticato, da tempo, è l’importanza che il pensiero indipendente riveste in chiave pedagogica ed educativa. Evitando di intavolare triti e ritriti discorsi sulla deriva decadente dei mass media italiani, sarebbe più opportuno considerare come Sputnik possa rappresentare un’opportunità costruttiva di confronto, piuttosto che un tentativo di brainstorming in stile Guerra Fredda.