La nuova strategia di Putin inaugurata al forum Valdai 2014, maggiormente incentrata su un deciso contrattacco alle offensive occidentali, trova forma e parziale compimento a livello mediatico con Sputnik; in questi mesi di intensa pressione mediatica di stampo atlantista, il Cremlino esce dal guscio e decide di dare all’opinione pubblica internazionale un’alternativa alla visione occidentale. Sputnik, rintracciabile sul sito Sputniknews.com, non è soltanto una nuova piattaforma di informazioni; assomiglia molto, nei metodi e negli obiettivi, alla traslazione della visione del nuovo contesto internazionale del Cremlino dalla politica al mondo mediatico. Giunto sul viale del tramonto, è il pensiero dei dirigenti russi, il mondo unipolare adesso è bene che anche l’informazione diventi multipolare e non sia orientata verso una sola direzione. Una direzione fatta spesso di menzogne, bugie ed inganni che hanno condizionato e non poco le ultime vicende internazionali; non ultimo, quanto accaduto a Brisbane nell’ultimo G20: i media occidentali, proprio in coincidenza del vertice, hanno parlato di invasione russa in Ucraina, in molti (anche, anzi soprattutto in Italia) hanno fatto un banale copia/incolla di presunte prove e testimonianze dell’escalation russa nell’est del paese. Al contempo, non era raro sentire nei telegiornali news su un Putin escluso a Brisbane, quasi isolato ed addirittura pronto ad abbandonare il vertice con lo stesso d’ animo di chi abbandona una festa di compleanno capendo di non essere ben accetto. Si continua quindi ad alimentare la russofobia e a descrivere il governo di Mosca come il nuovo ‘impero del male’ senza che, in occidente, almeno nei circuiti cosiddetti ‘tradizionali’ ci sia una controprova.

Ed è proprio nel contesto dei circuiti tradizionali che Sputnik vuole massicciamente intervenire: del resto, e questo i russi lo sanno, le voci che in occidente condannano le sanzioni e spingono per un riavvicinamento con Mosca esistono e sono sempre più in aumento anche tra forze politiche presenti nel parlamento di Bruxelles, ma il problema è fare arrivare questo messaggio al cuore dell’opinione pubblica del vecchio continente, ancora decisamente assuefatta da quanto propinato dai media tradizionali. E per raggiungere questo scopo, non si bada a spese: Sputniknews si appoggerà via via su una piattaforma in cui collaboreranno anche testate giornalistiche da 130 città di 30 paesi diversi, tante redazioni verranno aperte in molte capitali e dal primo dicembre ci sarà anche una sezione in cinese che si affiancherà a quelle già esistenti in russo, inglese, spagnolo ed arabo. Un salto di qualità evidente rispetto a Russia Today, che già di per sé può essere annoverata tra gli esperimenti di maggior successo dell’editoria russa, con una televisione che è riuscita negli anni a competere con i grandi network internazionali grazie alle trasmissioni in inglese e spagnolo. Arrivare a graffiare l’intoccabilità apparente del predominio del punto di vista occidentale, è un progetto ambizioso, ma necessario; la guerra, fino a questo momento, è impari: tutti i grandi network sono collegati più o meno direttamente alle grandi lobby internazionali e questo non riguarda solo l’occidente, visto che la qatariota Al Jazeera ha dato spesso in passato ampia dimostrazione di uno schieramento che va contro i paesi arabi che resistono alle pressioni statunitensi, è stata proprio questa emittente nel 2011 a dare la falsa notizia delle fosse comuni create da Gheddafi in Libia, che ha poi dato il pretesto per l’offensiva distruttiva della NATO. Ma la Russia sa bene che adesso è il momento di arrivare ad essere ascoltata: se è vero, com’è vero, che i media hanno avuto un ruolo preponderante nelle recenti evoluzioni storiche, allora Mosca non può stare a guardare mentre si tenta di svilire e condannare il proprio operato.

Dietro Sputniknews quindi, vi è la volontà e l’ambizione che in campo politico ha sempre rimarcato il presidente Putin e che ruota attorno alla parola ‘equilibrio’: una Russia più forte, grida Putin dal non tanto lontano 2000, è a garanzia di un sistema più equilibrato e non più sbilanciato verso l’unilateralismo americano; anche nei media, una voce russa ascoltata in tutto il mondo vuol dire, oltre che accendere i fari verso quei paesi definiti ‘canaglia’ dagli USA, anche ridare equilibrio nell’informazione. Nato in sordina, oggi Sputniknews è già una realtà, non solo mediatica, ma politica: e forse, prima ancora di fantomatici (e mai esistiti) carri armati russi in suolo ucraino, le cancellerie occidentali piegate alla volontà USA temono maggiormente questo progetto. La guerra dell’informazione è già cominciata ed ha tutta l’aria di essere la battaglia più ‘cruenta’ del braccio di ferro volto a scardinare l’unilateralismo a stelle strisce.