Non fossero in questione la salute di Massimiliano Latorre e la vita di Salvatore Girone, considerata la stagione, potremmo parlare di cinepanettone, ovvero di vicenda trash. Per le puntate precedenti, rimandiamo i nostri pazienti lettori alla pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_diplomatica_tra_India_e_Italia_del_2012-2014; in questa sede ci limiteremo a riassumere le ultime novità nel seguente modo: dopo lo schiaffo della Corte Suprema indiana, che ha negato a Girone il permesso per poter trascorrere il Natale in famiglia, il governo Renzi ha tentato di mostrare i denti, che poi sono denti di boyscout. Senza aver ragionato intelligentemente sul reale potere di ricatto che gli è dato di poter esercitare nei confronti dell’India, il governo del Principe di Bel Air è stato salvato in corner da due membri del partito comunista indiano (loro ce l’hanno ancora), i quali hanno chiesto al proprio governo se l’Italia avesse formulato una qualche proposta per risolvere, consensualmente, la vicenda dei due fucilieri di marina. All’intero apparato mediatico italiano è bastato il bel sì di Nuova Delhi per cogliere di controbalzo il suggerimento e rendere noto al popolo degli 80 euro che una proposta italiana è effettivamente all’esame del governo indiano. Che tipo di proposta? Un arbitrato? Una soluzione diplomatica? Un fuoco di bivacco con canti e bans? Le faremo sapere.

No, non è una barzelletta, le cose stanno realmente così e imbrattare la pagina dell’Intellettuale Dissidente con sussiegosi “nihil sub sole novum” o altri schiamazzi, sarebbe indecoroso quanto aggregarsi alla la cour des miracles giornalistica nazionale, quella che intona il Te Deum ogni volta che il Principe di Bel Air cinguetta dal suo videofonino, intasandoci, tra le altre cose, la bacheca. La realtà è che non c’è alcun motivo per essere ottimisti, perché la vicenda di Latorre e Girone è tutt’altro che prossima alla soluzione: ad oggi, nessun passo verso l’arbitrato, nessuna formalizzazione dell’accusa da parte dell’autorità giudiziaria indiana, nessun ultimatum alle organizzazioni internazionali che promuovono le missioni alle quali noi prendiamo parte. L’India, per farla breve, continua a tenerci per le palle così come ha fatto nel corso di questi ultimi anni, usandoci come scalino per elevarsi sopra altri zeri.