Madrid. Tranquilla e soleggiata mattinata di fine luglio. Un uomo ben pettinato e in giacca e cravatta alza la cornetta e intavola una trattativa a denti stretti, pur ostentando una certa tranquillità. Dall’altro capo del telefono, in ascolto, c’è un altro uomo con indosso una camicia bianca e con maniche arrotolate fin sopra i gomiti che cerca di capitalizzare il proprio consenso. Entrambi ignorano chi uscirà vincitore o sconfitto dalla trattativa ma presagiscono l’arrivo di nuvoloni pronti a oscurare quella limpida giornata e a riservare colpi di scena e cattive sorprese.

La scena descritta non è tratta dalla fortunata serie TV spagnola firmata Netflix, La Casa di Carta. La trattativa non è condotta dall’ispettore Raquel Murillo e dal Professore (interpretato da Álvaro Morte) a capo di una ambiziosa banda di ladri specializzati. La telefonata non ha l’intento di sventare o portare a buon fine una rapina all’interno della Zecca di Stato di Madrid o alla Banca Centrale di Spagna. I due interlocutori sono Pedro Sanchez, leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) e incaricato dal Re Felipe di formare un nuovo governo, e Pablo Iglesias, leader di Unidos Podemos. Il loro obiettivo è quello di dar vita in Spagna ad una grande coalizione di sinistra

Questa è la cronaca di un fallimento annunciato e la storia di un amore finito prima ancora di cominciare:

È stata una cosa seria, ma è finita. Non si può andare avanti ignorando ciò che è successo. 

Per comprendere le ragioni di una rottura politica e sentimentale è opportuno ripercorrere l’ascesa di questi due protagonisti, prima ancora del loro incontro, e conoscere il profilo politico dei due contendenti. 

Pedro Sánchez (al centro) e Pablo Iglesias (a dx)

Pedro Sanchez, 47 anni, originario della Provincia di Madrid ed ex giocatore di basket con una laurea in Economia, è stato fin da sempre un amante del rischio abituato a conquistare e guadagnare vantaggiosi posizionamenti politici grazie alla audace tecnica all inSanchez, soprannominato el guapo («Il bello») dai suoi sostenitori, ricopre il suo primo incarico nel consiglio municipale madrileno tra il 2004 e il 2009. In quello stesso anno fu eletto deputato e nel 2014 fu eletto segretario del PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo). Sanchez era considerato l’ultima speranza socialista, l’astro nascente del PSOE in seguito al risultato negativo delle elezioni europee (23%). Nel settembre del 2014 partecipa alla Festa dell’Unità di Bologna condividendo il percorso centrista e riformista di Matteo Renzi. 

Eppure le elezioni spagnole del dicembre 2015 rappresentano una batosta per il neo-segretario Pedro Sanchez (22%). Una sconfitta confermata nel giugno 2016, pur evitando il sorpasso della nuova forza della Sinistra Radicale: Podemos di Pablo Iglesias – le strade dei due leader si incrociano per la prima volta. 

Dinanzi all’affermazione del Partito Popolare di Mariano Rajoy, il segretario socialista Sanchez si rende protagonista di un acceso scontro interno con la corrente guidata da Susana Díaz, favorevole all’appoggio esterno del PSOE ad un ipotetico Governo Rajoy. Pedro Sanchez viene messo in minoranza e nell’ottobre 2016 si dimette da Segretario del PSOE, rinunciando persino alla poltrona di deputato della Cortes

L’estromissione strategica di Sanchez porta ad un radicale cambiamento delle prospettive dopo un solo anno. Sanchez riconquista la leadership socialista con il 50% dei voti e attraverso il meccanismo della mozione costruttiva, sfiducia il premier popolare Rajoy ed ottiene la conseguente nomina di Primo Ministro Spagnolo nel giugno 2018, guidando un gabinetto composto da sole donne. 

Ostacolato dai due principali partiti indipendentisti catalani, il Governo Sanchez convoca nuove elezioni generali per il 28 aprile 2019: il PSOE di Sanchez ottiene il 29% e diventa la prima forza parlamentare spagnola. Comincia la trattativa.

Pedro Sánchez

Pablo Iglesias Turrión nasce invece nel 1978 a Vallecas, uno dei quartieri più proletari di Madrid. Attivista no-global e studente Erasmus presso l’Università di Bologna, laureato in Giurisprudenza e dottore in Scienze Politiche, dal 2008 al 2014 ricopre l’incarico di docente universitario.

Cavalcando l’onda del Movimento 15-M degli Indignados (la maschera di Salvador Dalí, utilizzata dai rapinatori protagonisti della Casa di Carta, rievoca il volto di Guy Fawkes celebrato dai manifestanti), Pablo Iglesias fonda il partito di sinistra radicale, Podemos. Nel 2014 viene eletto eurodeputato ma il successivo anno rinuncia al seggio per guidare il proprio movimento nelle elezioni generali di Spagna del dicembre 2015, divenendo deputato.  

Per le vitali elezioni del 28 aprile 2019, Iglesias (il leader con il codino) decide di attuare una politica femminista, affidando la guida del movimento alla compagna Irene Montero e stringendo un accordo con il cartello di Izquierda Unida guidato dalla ex fidanzata Tania Sanchez. In questa intricata vicenda le donne assumono un ruolo fondamentale esattamente come le protagoniste Tokio e Nairobi nella serie TV Netflix La Casa di Carta. La coalizione radicale di Sinistra ottiene il 17%. Il premier incaricato, Pedro Sanchez, cerca quindi una intesa con Pablo Iglesias. Il leader di Podemos afferma che:

Per entrare in un esecutivo vorremmo almeno la stanza degli ospiti, non solo la casetta del cane. 

Iglesias chiede di poter guidare l’intera politica sociale ed economica del governo attraverso il Ministero del Lavoro con delega alle politiche attive per l’impiego. Sanchez invece sarebbe disposto a concedere una vice-presidenza con deleghe sociali proprio a Irene Montero e il controllo del dicastero della Parità di genere. Un ruolo ritenuto puramente decorativo. Nessuna fiducia.

Pablo Iglesias

La battaglia retorica nel corso del dibattito parlamentare è stata condotta da Pablo Iglesias che, riuscendo ad imporre la sua versione del negoziato, ha accusato Pedro Sanchez di essere un opportunista e di non aver mai voluto un vero accordo con Podemos, lasciando quindi la sinistra fuori dalla stanza dei bottoni per compiacere la Confindustria spagnola ed andare al voto anticipato. 

Il reale obiettivo di Pedro Sanchez, in crescita nei sondaggi, sarebbe la ricostituzione del Bipolarismo tra PSOE e Partito Popolare. La frammentazione elettorale degli ultimi cinque anni ha eroso consensi ai due principali partiti di massa in favore della nuova formazione centrista di Ciudadanos (guidata da Albert Rivera), del movimento radicale di Podemos e della destra di Vox.  

I recenti sondaggi vedono un ritorno all’ovile dei votanti socialisti e popolari, lasciando ai margini proprio Pablo Iglesias, recentemente abbandonato da Izquierda Unida (favorevole a un appoggio esterno al Governo Sanchez) e tallonato all’interno del suo schieramento per la leadership da Inigo Errejón, ex numero due di Podemos. Pablo Iglesias dovrà stringere i denti e far suo il mantra del Professore protagonista de La Casa di Carta: «Noi siamo la Resistenza».