Il Presidente della Repubblica Popolare Democratica di Corea, Kim Jong-un, nel suo discorso di inizio anno, ha espresso la possibilità di colloqui di pace con la sua controparte a Seul, Park Geun-hye. Le sue parole, riprese dall’agenzia sudcoreana Yonhap, hanno fatto in poche ore il giro del mondo, conquistando i titoli di numerosi giornali, con reazioni di sorpresa non prive di sarcarsmo, come è solito comportarsi il circo mediatico quando si tratta delle novità – talvolta verosimili, ma il più delle volte false – che arrivano dal Paese dell’ideologia Juche. Stando alle agenzie, Kim Jong-un avrebbe affermato che «se le autorità sudcoreane vogliono davvero migliorare le relazioni, possiamo ricominciare gli incontri ad alto livello fermi da tempo», perché «dobbiamo scrivere un nuovo capitolo della storia».

Chi ha buona memoria – merce rara nel tempo dell’illimitato flusso di notizie, collegamenti, video e immagini che costituiscono il fenomeno noto con il nome di «nowness» – ricorderà tuttavia che già nei precedenti discorsi di Capodanno il Presidente nordcoreano aveva aperto spazi di dialogo con Seul. Così si pronunciò nel discorso televisivo del 1 gennaio 2013: «È importante mettere fine al confronto tra nord e sud per superare la divisione del paese e raggiungere la sua riunificazione. Il passato delle relazioni tra le due Coree insegna che il confronto non conduce ad altro che alla guerra». Un anno dopo, il 1 gennaio 2014, porse ufficialmente i suoi «auguri di nuovo anno anche ai compatriori del Sud, che stanno lottando per l’indipendenza, la democrazia e la riunificazione nazionale», proseguendo poi in modo solenne: «la forza trainante della riunificazione nazionale è composta di tutti i membri della nazione coreana nel Nord, nel Sud e all’estero; solo restando saldi su questo punto di vista possiamo riunificare il Paese indipendente in linea con il nostro interesse nazionale», e dunque «occorre stabilire una clima favorevole per migliorare le relazioni tra il nord e il sud». Ancora oggi, all’inizio del 2015, i buoni propositi all’ombra del 38° parallelo non mancano. Ma essere circondati da testate atomiche non giova a nessuno.