Essere abituati al terrore non è certo auspicabile per le società del futuro, contrariamente al ‘It’s a new normal’ urlato da più parti dopo l’ennesimo attacco terroristico che ha colpito l’Europa ed in special modo la Gran Bretagna. È ancora peggio, in questi mesi contrassegnati dall’hastag #prayfor, abituarsi all’ipocrisia, per cui è bene ancora una volta ribadire come il Regno Unito, assieme a gran parte dei Paesi occidentali, stia subendo nient’altro che l’effetto boomerang di cui si è parlato già dopo gli attacchi di Parigi del novembre 2015, che oggi appare ancora più grave perché, da allora, le azioni e le politiche attuate in Medio Oriente non sono affatto mutate ed il blocco occidentale non pare aver imparato dagli errori che stanno costando numerose vittime tanto sui fronti di guerra quanto nelle più grandi città europee.

Nella fattispecie la Gran Bretagna, se da una parte è impegnata ad organizzare concerti per la pace e ad erigere memoriali per gli innocenti che hanno perso la vita nei recenti attentati terroristici, dall’altra, in Siria, è stata attiva, in questi mesi più che mai, nel supportare gruppi islamisti con il pretesto di far cadere Bashar al Assad e nell’assecondare gli interessi tanto degli USA quanto di quei Paesi del golfo che, dopo aver fiutato aria di sconfitta e dopo aver constatato il fallimento delle proprie politiche tanto all’interno della Siria quanto nello Yemen, litigano confusamente tra loro. È proprio Londra ad assecondare la linea secondo la quale il principale nemico sia costituito dall’Iran, nonostante i tragici fatti accaduti al proprio interno suggeriscano il contrario, impegnandosi fattivamente per evitare la formazione della ‘mezzaluna sciita’ ossia dell’ideale linea che attraversa l’intera Mesopotamia e che unirebbe Beirut, Damasco, Baghdad e Teheran, quattro capitali dove la componente sciita è al governo oppure risulta essere molto influente.

Il simbolo della cantante Arianna Grande è diventato emblema anche della campagna 'Pray For Manchester', nonché gadget più venduto dell'ultimo mese

Il simbolo della cantante Arianna Grande è diventato emblema anche della campagna ‘Pray For Manchester’, nonché gadget più venduto dell’ultimo mese

Una situazione del genere non può certo piacere all’Arabia Saudita, primo Paese visitato da Theresa May dopo il suo insediamento a Downing Street’, né ovviamente agli alleati USA e ad Israele anche se, quasi paradossalmente, la mezzaluna sciita ha iniziato ad impiantarsi grazie agli errori storici e strategici proprio dei Paesi sopra menzionati. Sono stati in primis gli Stati Uniti, invadendo l’Iraq nel 2003 ed eliminando Saddam Hussein, a consegnare alle forze sciite il governo di Baghdad, mentre in seguito è stato il lento evolversi della guerra siriana a consegnare ai Paesi a guida sciita della regione il controllo quasi intero degli assi stradali che mettono in comunicazione Beirut con la Siria, l’Iraq e quindi l’Iran. È proprio attorno a questo contesto che si celano le recenti azioni della Gran Bretagna, volte ad assicurare a Riad ed agli alleati il raggiungimento dei propri scopi, anche e soprattutto armando le fazioni islamiste e jihadiste presenti nel sud del deserto siriano; in particolare, gran parte degli sforzi sia degli USA che di Londra sono concentrati presso la località di Al Tanf, la quale segna il confine tra la Siria e l’Iraq lungo l’autostrada che collega Damasco a Baghdad.

L'asse sciita tra Beirut, Damasco, Baghdad e Teheran: il vero spauracchio per sauditi ed alleati

L’asse sciita tra Beirut, Damasco, Baghdad e Teheran: il vero spauracchio per sauditi ed alleati

Con l’avanzata dell’esercito siriano a sud di Palmira e nel Qalamoun orientale, le bandiere della Repubblica Araba sono tornate a sventolare, dopo almeno quattro anni, in molte delle alture che sovrastano l’arteria internazionale sopra citata. Il ricongiungimento tra forze governative di Damasco ed esercito iracheno appare più che mai prossimo, con la ‘mezzaluna sciita’ pronta a diventare realtà geopolitica. Solo la località di Al Tanf, con le relative strutture che costituivano la frontiera tra Siria ed Iraq, al momento evita l’intero controllo della strada per Baghdad e negli ultimi mesi le forze speciali di Stati Uniti e Gran Bretagna hanno supportato i cosiddetti ‘ribelli’ in questa zona con il fine di impedire all’esercito siriano la sua riconquista. Il governo di Londra, nella fattispecie, già da diversi mesi addestra gruppi di ribelli all’interno del confine giordano assieme a forze speciali di altri stati occidentali: la parte del leone, in tal senso, è ricoperta dagli USA, ma vi sono anche truppe norvegesi oltre che dello stesso governo di Amman. I ribelli in questione però, altro non sono che miliziani e jihadisti che dal 2012 combattono sotto le insegne del cosiddetto ‘FSA’ (Free Syrian Army), per intenderci quello rappresentato con la vecchia bandiera siriana risalente all’epoca coloniale francese e che però da cinque anni a questa parte avvolge anche i vessilli di numerose organizzazioni fondamentaliste finanziate ed armate dalla Turchia e dalle petromonarchie.

In rosso sono indicati i governativi, in verde gli islamisti: Al Tanf è la località attorno cui ruotano gli equilibri della guerra siriana e del medio oriente

In rosso sono indicati i governativi, in verde gli islamisti: Al Tanf è la località attorno cui ruotano gli equilibri della guerra siriana e del medio oriente

Proprio in queste ore, mentre Londra è impegnata negli ultimi scampoli di campagna elettorale in cui al centro delle discussioni vi è ovviamente il tema della sicurezza, la Gran Bretagna è impegnata a supportare il gruppo  Maghaweir Al-Thawra, formazione di stampo islamista fondata nel maggio 2015 con l’avvallo in primo luogo dell’allora governo di Barack Obama. In un’intervista rilasciata al sito ‘AlMadina’ nel dicembre 2015, il leader del gruppo sopra citato Mohannad al-Talaa ha spiegato la nascita e l’addestramento di Maghaweir Al-Thawra: “Siamo all’interno di basi giordane – si legge tra le altre cose – ci addestriamo per liberare Deir Ezzour dall’ISIS e dalle bande assassine di Assad”. Le parole sembrano confermare due importanti elementi che la dicono lunga sulla natura e sugli intenti del gruppo: da un lato, Maghaweir Al-Thawra è stato (e viene tuttora) addestrato in Giordania e da lì entra in Siria sfruttando la natura desertica delle zone attorno Al Tanf, dall’altro lato il gruppo appare come una vera e propria accozzaglia di islamisti presi da altre zone del Paese e ‘rifocillati’ al di là del confine con l’aiuto delle potenze occidentali, Gran Bretagna compresa. Appare invece del tutto lontano l’intento anti-ISIS ufficialmente dichiarato da Mohannad al-Talaa. Lì dove la sua formazione sta agendo, non vi è affatto la presenza di miliziani seguaci di Al Baghdadi i quali invece sono rintanati molto più a nord tra le province di Homs e Deir Ezzour. E’ evidente che Maghaweir Al-Thawra venga armata ed addestrata ogni giorno soltanto per assecondare gli interessi sauditi e degli alleati regionali, i quali appaiono sempre più impauriti dalla prospettiva di un corridoio tra Damasco e Baghdad che andrebbe tutto a favore dell’Iran; torna in mente in tal senso la sopra citata visita della May a Riyadh (che ha anticipato quella molto più importante di Trump di fine maggio scorso) assieme ai numerosi accordi di carattere militare tra Londra e la famiglia Saud.

Mohannad Al Talaa, leader della formazione islamista Maghawir al-Thawra appoggiata da USA ed UK

Mohannad Al Talaa, leader della formazione islamista Maghawir al-Thawra appoggiata da USA ed UK

Ma tornano in mente anche i gadget con le scritte ‘PrayforManchester’, i concerti fatti in nome della difesa delle libertà occidentali e le dichiarazioni dei vertici politici britannici secondo cui adesso ‘è arrivato il momento di garantire la sicurezza’: tutto fumo inalato da una società che, nel Regno Unito come nel resto d’Europa, dimostra spesso di avere la vista annebbiata ed oscurata cascando nei tranelli d’ipocrisia che mascherano una verità oramai palese e che attribuisce alle leadership occidentali la responsabilità di aver armato gruppi terroristici ed islamisti per tutelare interessi altrui che adesso riversano odio e morte nelle strade dei nostri Paesi. Mentre si ripetono hastag sui social e dentro i salotti televisivi si susseguono speciali sulla Gran Bretagna in cui si abitua il pubblico a ‘convivere con il terrore’ oppure a puntare il dito contro il pericolo rappresentato dall’Islam, è bene ricordare che ancora in queste stesse ore Londra sia impegnata ad armare Maghaweir Al-Thawra assieme ad altri gruppi terroristici per finalità che nulla hanno a che vedere con le difese dei valori tanto propugnati in queste ultime settimane.