La continuità ecuadoriana potrebbe dare nuova linfa al socialismo del XXI secolo latinoamericano. L’insediamento di Lenin Moreno permette un passaggio di testimone tra il leader di riferimento e un alto quadro dirigenziale del partito socialista al governo, fatto per nulla banale dopo la sconfitta del kirchnerista Daniel Scioli in Argentina e il procedimento di impeachment subito dalla lulista Dilma Rousseff in Brasile. Il sessantaquattrenne Moreno ha faticato più del dovuto nel secondo turno dello scorso 2 aprile ma si è aggiudicato la competizione per la carica presidenziale con il 51,1%, dato confermato anche dal riconteggio dei voti chiesto dallo sfidante Guillermo Lasso. Nonostante il parere degli osservatori internazionali, tra cui l’ex capo di Stato dell’Uruguay José Mujica, l’ex banchiere Lasso ha ribadito la ferma volontà di non riconoscere Moreno come presidente legittimo attaccando il Consejo Nacional Electoral per i dati forniti. La presa di posizione di Lasso sembra voler rappresentare più un ultimo disperato tentativo di convocare le opposizioni in piazza sulla falsariga di quanto sta succedendo in Venezuela che una vera e propria minaccia alla legittimità del mandato di Moreno. Da parte sua Moreno è impegnato nella formazione della squadra di governo della quale farà parte sicuramente Jorge Glas, già vicepresidente nell’ultimo mandato di Correa e precedentemente ministro delle Telecomunicazioni e coordinatore dei settori strategici.

Jorge Glas, già vicepresidente dell’uscente Rafael Correa sarà riconfermato da Lenin Moreno

Jorge Glas, già vicepresidente dell’uscente Rafael Correa sarà riconfermato da Lenin Moreno

Eletto sulla base di un programma elettorale intitolato “Tutta una vita”, che ha posto l’accento sulla lotta contro la violenza familiare, sui problemi legati alla malnutrizione, sulle madri di famiglia e gli anziani Moreno darà seguito alle politiche sociali intraprese sotto la presidenza Correa ponendosi molteplici obiettivi tra i quali: sradicare la povertà, promuovere il benessere sociale oltre il capitalismo e azzerare, nel corso dei quattro anni del mandato, la corruzione. Sarà importante recuperare anche il fronte dei delusi dalle politiche di Correa e in particolare quegli indigenisti che non sostenendolo gli hanno impedito, di un soffio, una facile vittoria al primo turno. E’ rivolta a loro l’idea di promuovere l’educazione scolastica bilingue in quichua (variante ecuadoriana del quechua) e spagnolo e un piano nazionale di agroecologia. L’Ecuador è anche tra gli stati membri dell’Opec e la risalita del prezzo del petrolio fa propendere il nuovo governo per gli investimenti necessari a raffinare la quasi totalità del greggio prodotto nella nazione, attualmente alla soglia di 543mila barili al giorno, prima di esportarlo al fine di aumentare le entrate. Moreno ha anche incontrato quattrocento aziende ecuadoriane di piccole, medie e grandi dimensioni invitandole a collaborare insieme per rafforzare l’alleanza tra Stato e imprese attraverso il meccanismo dei partenariati pubblico-privati per promuovere politiche di occupazione, investimento e sviluppo produttivo. Sul fronte internazionale si fa sempre più sicura la situazione di Julian Assange, rifugiatosi nell’Ambasciata ecuadoriana a Londra nel 2012, dopo l’archiviazione delle accuse di stupro da parte della procura svedese. Il Parlamento, invece, ha rimosso alcuni accordi che facevano parte dei 27 Trattati per la Promozione e Protezione degli Investimenti (TBI) perché in contrasto con l’articolo 422 della Costituzione che “proibisce la sottoscrizione di trattati nei quali l’Ecuador cede giurisdizione sovrana ad istanze di arbitraggio internazionale”.

L’incontro fra Lenin Moreno e Juan Manuel Santos, Presidente della Colombia e premio Nobel per la pace 2016, dell’otto Maggio scorso
Il grande assente del mandato presidenziale di Lenin Moreno si annuncia proprio l’uscente Rafael Correa che già prima della campagna elettorale del collega di partito aveva sostenuto la necessità di prendersi una pausa dalla politica e dall’Ecuador, pausa di cui avrebbe bisogno anche la nazione andina secondo lo stesso Correa. Pare che l’intenzione del fondatore della Revolución Ciudadana sia quella di traferirsi in Belgio, paese originario della moglie. Pur nel segno della continuità il passaggio di testimone tra Correa e Lenin Moreno potrebbe permettere un maggior dialogo sia con le opposizioni che con i settori della sinistra ecuadoriana delusi dalle politiche governative degli ultimi dieci anni facendo dell’Ecuador il vero caposaldo del socialismo sudamericano.