Arriva la prima boccata d’ossigeno per l’Europa, dopo un 2016 terrificante che aveva fatto vacillare (e non poco) le ormai deboli certezze di tutta l’impalcatura dell’UE. A dare la boccata d’ossigeno ci ha pensato Alexander Van der Bellen, il professore, per gli amici Sasha, che è riuscito a strappare la carica di presidente dopo il secondo ballottaggio contro il candidato del FPÖ Norbert Hofer, la cosiddetta ultradestra populista. A seggi chiusi, il risultato è netto: 54% per il candidato dei Verdi, 46% per il candidato del FPÖ; ma non è neanche un tracollo del populismo come subito hanno pensato di incensare i media collocati totalmente a favore di ogni programma politico di matrice europeista. Il voto infatti semmai afferma il contrario: ad una maggioranza effettiva di voti composti di centristi, socialdemocratici, verdi, indipendenti di sinistra, estrema sinistra, ma anche di conservatori più pavidi, impauriti dallo spauracchio dell’estremismo di destra, si contrappone un 46 per cento di austriaci che hanno votato in massa un partito di estrema destra.

Ora, dipende sempre come si voglia vedere il voto. È la famosa storiella del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Ma resta assolutamente certo che, come ormai è chiaro in ogni elezione in Europa e nel mondo, l’unico risultato certo ed effettivo di tutti i suffragi, è quello di consegnare in eredità una spaccatura mortifera al Paese chiamato alle urne. L’Austria non è da meno. Nella lotta per raggiungere lo scranno presidenziale, Van Der Bellen e Hofer hanno radicalmente diviso il popolo austriaco, ed hanno sancito ancora una volta una profonda faglia in quel tessuto sociale europeo che si sta sempre più lentamente dividendo e consegnandosi in pasto al primo potere di turno che lo rende malleabile e incapace di unirsi. Adesso il primo compito del professor Van der Bellen sarà quello di unire un Paese diviso. Non sarà impresa facile, soprattutto con le elezioni legislative alle porte. Anzi, molti analisti del voto austriaco ritengono che in realtà l’investimento verso, Norbert Hofer lo abbia fatto sulle prossime elezioni parlamentari più che su queste presidenziali. Vero è che la sconfitta non va minimizzata, né po’ essere detto che l’ultradestra austriaca abbia voluto perdere queste elezioni.

Il nuovo presidente dell’Austria è Alexander Van der Bellen

Sì, è una piccola vittoria nel panorama politico europeo dominato dal ritorno dei nazionalismi, ma quanto pesa, effettivamente, una vittoria per una carica, come quella del Presidente che, per quanto importante, risulta effettivamente più cerimoniale che sostanziale? Da questo punto di vista, il vero momento chiave della politica austriaca sarà al limite nel 2018, forse già nel 2017, quando si dovrà decidere il nome del Cancelliere. Lì forse ci sarà effettivamente in gioco un potere effettivo. E lì forse, ancora una volta, potrebbe arrivare un momento di spaccatura totale del popolo austriaco, tanto da avere anche l’ipotesi, non troppo remota, di un presidente di sinistra e di un cancelliere di destra radicale. Intanto, ad urne chiuse, vediamo cosa farà del suo mandato il professor Van der Bellen, il quale, da esponente indipendente del partito ecologista austriaco, si è trasformato in leader dei movimenti europeisti contro l’ondata oltranzista del partito di Hofer.

Si è dichiarato europeista, ma fortemente contrario al TTIP; è un ecologista, ma è anche appoggiato dall’establishment economico. La sua militanza nella massoneria austriaca, per quanto da “dormiente”, è effettiva e alla luce del sole. È erede di nobili russi ed estoni fuggiti dalla Rivoluzione bolscevica, ma è anche il leader della sinistra e della socialdemocrazia austriaca. Chi da oggi siederà sul “trono” di Vienna, è effettivamente un personaggio curioso, che desta molti dubbi tra i suoi sostenitori, e poche speranze nei suoi oppositori. Così adesso, per il professore ecologista, una volta respinto il nemico nazionalista, rimane la sfida più difficile: quella di non trasformarsi nel solito sogno infranto della sinistra europea. Un rischio molto alto, perché un suo fallimento, questo è certo, spalancherebbe le porte al suo più grande nemico, proprio l’FPO, consegnando alla destra direttamente il Cancellierato.