Pomeriggio del 1 settembre, confine Libano-Israele, un battaglione di Hezbollah attacca un corazzato israeliano con dei missili anticarro. La reazione di Tel Aviv è immediata e il confine tra i due paesi si trasforma in un inferno per qualche ora. Alcuni rapporti iniziali parlano di morti e feriti fra gli israeliani, ma vengono poi smentiti dagli stessi. I grandi media si affrettano a diffondere all’unisono la versione di Benjamin Netanyahu: è stato un attacco premeditato e gratuito da parte dell’organizzazione libanese, le forze armate israeliane si sarebbero limitate a rispondere proporzionalmente.

Ciò a cui, però, viene dato meno risalto è che nei giorni precedenti alla schermaglia Israele aveva inviato un drone militare nel sud del Libano per missioni di monitoraggio ambientale, ossia mappare il territorio in previsione di future operazioni militare. Il drone in oggetto era stato abbattuto da Hezbollah, mentre il governo libanese aveva denunciato la violazione dello spazio aereo come un atto fortemente ostile.

La risposta israeliana non si era fatta attendere: nei due giorni precedenti l’inizio di settembre erano stati ammassati lungo il confine settentrionale uomini, mezzi corazzati e installate postazioni di lancio. Erano soltanto in attesa di un ordine, ma Hezbollah li ha anticipati, utilizzando quella stessa dottrina di difesa preventiva popolarizzata dall’amministrazione Bush Jr. ed ampiamente utilizzata da Israele sin dalla sua fondazione.

Scontri del 1 agosto

Nell’attesa di ulteriori sviluppi, è doveroso capire quale sia il ruolo giocato da Hezbollah nella guerra sussidiaria tra le principali potenze del Medio oriente: Israele e Iran.

Hezbollah significa letteralmente “partito di Dio”, è un’organizzazione politica, dotata di un’ala militare, nata negli anni ’80 con l’obiettivo di combattere contro l’occupazione israeliana del Libano meridionale. Il piccolo paese era, infatti, stato oggetto di due invasioni israeliane, nel 1978 e nel 1982, aventi l’obiettivo di creare una zona cuscinetto ed estendere un dominio informale nel paese, nel quale agivano diverse sigle della guerriglia palestinese.

Il partito di Dio nasce su ispirazione della rivoluzione conservatrice iraniana del 1979 e, proprio per via di questo riferimento ideologico, sin dai primordi è ritenuto uno strumento di Teheran da Stati Uniti ed Israele, dai quali è considerato un’organizzazione terroristica al pari di Al Qaeda.

È indubbiamente vero che l’ascesa di Hezbollah abbia significato per il Libano la caduta in un clima di perenne instabilità, perché maledetto dalla geografia a essere confinante con Israele, la cui cronica insicurezza legata ad una sindrome di accerchiamento di prussiano ricordo è legata agli eventi che ne hanno preceduto e accompagnato la nascita.

I tentativi di Beirut di raggiungere un compromesso e mantenere la propria sovranità si sono sempre scontrati con il doppio gioco israeliano: nel luglio 1993, mentre gli esecutivi dei due paesi trattavano per la cessazione delle ostilità, le forze armate lanciarono un massiccio attacco, durato una settimana, con l’obiettivo di neutralizzare Hezbollah. Non ci riuscirono, ma ci riprovarono tre anni più tardi con l’operazione grappoli d’ira. L’operazione militare israeliana entrò negli annali di storia per la violenza utilizzata, contribuendo a incrinare sensibilmente anche i rapporti con i maroniti filosionisti: l’aviazione concentrò gli attacchi su Qana, colpendo obiettivi civili ed estranei ad Hezbollah, e neanche Beirut fu risparmiata.

Frammenti della guerra del 2006

Furono sganciate più di 35mila bombe in due settimane di campagna, ma l’evento più scioccante fu il bombardamento di una base delle Nazioni Unite a Qana, che Israele credeva fosse un rifugio per i soldati di Hezbollah ma che in realtà era stata attrezzata come rifugio per gli sfollati dei bombardamenti. Morirono 106 persone, tutti civili, di cui alcuni membri dell’organizzazione internazionale.

La campagna si rivelò un fallimento: degli oltre 150 morti complessivi, meno di 20 erano erano esponenti di Hezbollah. Da questo momento storico in poi, la popolarità del partito-esercito agli occhi dei libanesi è cresciuta costantemente e ininterrottamente, smettendo di essere motivo di divisione fra cristiani maroniti e islamici ma diventando un elemento peculiare dell’identità contemporanea libanese.

Ma l’evento più noto dello scontro tra Hezbollah e Israele, che è anche ritenuto il primo episodio di spessore della guerra sussidiaria fra Teheran e Tel Aviv, è sicuramente la guerra dell’estate 2006. Le schermaglie reciproche tra i due attori sfociarono in un conflitto su larga scala, che Israele combatté per mezzo di operazioni aeree, terrestri e marittime (un blocco navale), e che Hezbollah combatté impiegando tattiche della guerra asimmetrica.

Anche in questo caso, Israele attaccò obiettivi civili, fra cui l’aeroporto internazionale di Beirut, con l’obiettivo di demoralizzare la popolazione e isolare il paese, nel quale entravano aiuti direttamente provenienti dall’Iran.

Hassan Nasrallah, attuale capo dell’organizzazione libanese

La reazione di Hezbollah fu inaspettata per qualità e quantità: fu lanciata una media di 100 missili al giorno in direzione israeliana, furono distrutte intere basi militari da attacchi con razzi ed effettuate imboscate di successo a livello quasi giornaliero, e 52 carri armati furono danneggiati gravemente, di cui 4 completamente distrutti. Haaretz, uno dei quotidiani più famosi di Israele, descrisse il partito di Dio come “ben organizzato, addestrato, capace e altamente motivato”.

Le due parti, infine, raggiunsero un accordo di cessate il fuoco, perdurante fino ad oggi. Ma il consolidamento di Hezbollah, anche e soprattutto come entità politica, e la graduale realizzazione dell’agenda estera iraniana mirante alla costruzione di un asse sciita da Teheran e Beirut, passante per Baghdad e Damasco, hanno spinto Israele e Stati Uniti a riesumare il bellicismo.

Negli ultimi mesi diversi paesi hanno dichiarato Hezbollah come un’organizzazione terroristica, fra cui Argentina e Paraguay, mentre sono aumentate le operazioni chirurgiche israeliane in Siria e Iraq aventi come obiettivo la distruzione di arsenali e basi considerate vicine a Hezbollah.

Scrivere di Hezbollah non solo è delicato, ma anche complicato. Quella che da una parte del mondo è ritenuta a tutti gli effetti un’entità del terrore religioso e politico, in Libano è riconosciuta dalla maggioranza della popolazione come una forza partitica legittima. Lo dimostrano i risultati delle elezioni generali dell’anno scorso, alle quali il blocco di Hezbollah ha ottenuto quasi il 17% dei suffragi – la prima coalizione per numero di voti.

Ma Hezbollah non è solo Libano, perché opera anche in America latina in combutta con i governi anti-americani ancora esistenti, è legato in maniera molto significativa all’Italia della Prima repubblica, ed è stato aiutato nel corso della sua esistenza anche da paesi apparentemente allineati ad Israele, come la Russia. Sono proprio questi elementi che verranno trattati nella nuova puntata di Confini.