Nel tesissimo clima che vede coinvolte le maggiori potenze mondiali, Stati Uniti e Cina, e quelle regionali, Corea del Sud e del Nord, l’oceano Pacifico è interessato anche dalle manovre del Giappone. Tutto ciò che riguarda la potenza nipponica, a partire dalla vittoria nelle elezioni presidenziali statunitensi dello scorso novembre di Donald Trump, è cambiato. Dal ruolo nel commercio internazionale alle scelte di economia interna fino alla riforma costituzionale alla quale tiene molto l’attuale premier Shinzo Abe. Il leader del Partito Liberal-Democratico è stato il primo capo di governo a congratularsi con Donald Trump per la sua elezione e il primo ad essere ricevuto negli Usa già il 17 novembre 2016, ben prima dell’insediamento dell’eccentrico magnate newyorkese. Le dispute internazionali con Cina e Russia e il passato burrascoso con la penisola coreana hanno reso il Giappone, fin dalla conclusione del secondo conflitto mondiale, un fedele alleato degli Usa nel Pacifico.

Dalla vittoria alle elezioni per il rinnovo della metà dei seggi della Camera Alta nel luglio 2016, il Partito Liberal-Democratico ha dato inizio alla modifica dell’articolo 9 della Costituzione che impedisce, allo stato attuale, al Giappone di avere una forza militare con l’intento di creare un esercito che possa intervenire per la propria difesa e quella degli alleati. La questione, nel momento di altissima tensione tra gli Usa e la Corea del Nord, sarebbe sicuramente avallata dallo stesso gigante nordamericano che, ironia della sorte, dettò l’attuale Costituzione al Giappone nel secondo dopoguerra. Sul fronte internazionale il Giappone si trova coinvolto nella contesa per la sovranità delle isole Kurili con la Russia. Anche di questo Abe si è trovato a parlare con il presidente russo Vladimir Putin alcuni mesi fa. La disputa fra quelli che vengono chiamati “Territori settentrionali” dai giapponesi e “Kurili del sud” dai russi e che rappresentano le quattro isole, delle sessanta totali dell’arcipelago, più vicini ad Hokkaido e più distanti dalla penisola siberiana della Kamchatka divide le due nazioni da settant’anni e non ha ancora trovato una soluzione.

Isole Kurili

Isole Kurili i due confini diversi

Persino con la Corea alleata dell’Occidente, quella del Sud, il Giappone si ritrova a dover gestire una tematica risalente a crimini di guerra operati durante il secondo conflitto mondiale e che non sembra accennare ad avviarsi verso una soluzione congiunta. La questione delle “donne di conforto” ha acceso il dibattito tra Corea e Giappone e non ha permesso una chiusura definitiva della vicenda nemmeno dinnanzi ad un primo accordo che ha interessato lo stanziamento di un fondo di risarcimento di un miliardo di yen, pari a circa 7,8 milioni di euro. La disputa si è, infatti, riaperta quando il governo sudcoreano si è rifiutato di rimuovere una statua raffigurante proprio una “donna di conforto” posta davanti il consolato giapponese a Busan e copia di quella eretta davanti l’ambasciata giapponese di Seul provocando il richiamo dell’ambasciatore stesso.

Disputa molto simile a quella con la Russia è, invece, la contesa delle isole Senkaku, in giapponese, o Dyaoyu, in cinese. Si tratta di otto isolotti disabitati assegnati al Giappone ma contesi da Cina e Taiwan e diventati strategici nella nuova visione imperiale della Cina sui mari. La disputa è restata nell’oblio per oltre sessant’anni fino alla scoperta di ragguardevoli riserve di petrolio che interesserebbero la zona e che sarebbero in grado di assicurare, alle nazioni coinvolte, risorse energetiche per i prossimi 50-80 anni. Dal punto di vista strategico-commerciale le isole rappresentano anche l’ingresso al mar cinese meridionale dove si stanno svolgendo identiche contese riguardanti le isole Paracel (Xisha in cinese) e Spratly (Nansha in cinese). Proprio il commercio internazionale rischiava di diventare il tallone d’Achille del Giappone dopo l’estromissione degli Usa dal Trattato Trans-Pacifico (TPP) firmata da Donald Trump immediatamente dopo l’insediamento alla Casa Bianca. Il Giappone, che aveva puntato sul trattato di libero scambio in funzione anti-cinese, ha iniziato a tessere una fitta tela con le nazioni aderenti al TPP sviluppando una serie di accordi bilaterali con alcune di esse interessate dal tour della seconda metà di gennaio nel corso del quale il premier Abe ha visitato Filippine, Australia, Indonesia e Vietnam.

Isole Senkaku-Dyaoyu

Isole Senkaku-Dyaoyu

Per quanto riguarda la politica interna Abe ha dovuto fronteggiare le critiche pervenute a lui e a sua moglie, Akie Abe, per aver agevolato l’acquisto di terreno demaniale o in alcuni casi finanziato direttamente alcune scuole tacciate di estremo nazionalismo. Tutto questo mentre per la prima volta dal 2012 le politiche economiche note come Abenomics e basate su una politica monetaria espansiva, una maggior spesa pubblica e un taglio della burocrazia potrebbero non bastare ad evitare un trend deflazionistico. La salda maggioranza parlamentare, contrastata da un’opposizione priva di leader efficaci, e il ritrovato ruolo di potenza regionale in uno degli scenari più complicati del nuovo millennio renderanno le scelte di Abe delle misure di interesse sovranazionale per i vicini che ambiscono ad un controllo dell’espansione cinese e per i rapporti degli Usa nel Pacifico nella nuova era multipolare.