Da oltre un mese sui maggiori media nazionali si fa un gran parlare della coalizione antichavista in Venezuela e delle due diverse anime che la comporrebbero, una più disposta al dialogo con il presidente bolivariano Nicolas Maduro e l’altra intransigente e determinata ad ottenere il potere tramite la forza, propria o degli Stati Uniti poco importa. La Mesa de la Unidad Democrática (Tavola dell’unità democratica, MUD) si costituisce ufficialmente nel gennaio 2008 con l’adesione dei partiti: Acción Democrática, COPEI, Bandera Roja, Primero Justicia, Proyecto Venezuela, Un Nuevo Tiempo, La Causa Radical, Alianza Bravo Pueblo, Movimiento al Socialismo e Vanguardia Popular a cui si aggiungono il mese successivo il Movimiento Republicano, Solidaridad Independiente, Unión Republicana Democrática, Movimiento Laborista, Democracia Renovadora, Fuerza Liberal e Visión Emergente. La prima candidatura unitaria del fronte antichavista risale, però, alle elezioni presidenziali del dicembre 2006 quando Manuel Rosales, all’epoca governatore in carica dello Stato di Zulia, venne designato come sfidante dell’uscente Chavez. Il magrissimo risultato conseguito da Rosales, appena il 36,9% contro il 62,8% di Hugo Chavez, non comportò automaticamente la composizione in un fronte organizzato e strutturato dei partiti oppostisi alle politiche rivoluzionarie del comandante bolivariano. Un nuovo impulso per le opposizioni venne, invece, dalla vittoria, sul filo di lana, del referendum costituzionale dell’anno successivo quando, incappando nella sua unica sconfitta elettorale, Chavez dovette rinviare le modifiche che avrebbero coinvolto sessantanove dei trecentocinquanta articoli che compongono la Costituzione del 1999. Fu nel corso delle elezioni amministrative del 2008 che si presentarono al pubblico venezuelano i maggiori leader della coalizione: Rosales passò il testimone dello Stato di Zulia a Pablo Pérez Álvarez mentre il non ancora quarantenne Henrique Capriles e Antonio Ledezma batterono due degli uomini più rappresentativi del Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV), rispettivamente Diosdado Cabello per la carica di governatore dello stato di Miranda e Aristóbulo Istúriz per l’alcaldia major della capitale Caracas.

Le regioni in Venezuela dovrebbero tornare al voto nel corso del 2017 e vedono, attualmente, una larghissima maggioranza del PSUV che ne amministra 20 su 23

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Sconfitta in tutte le successive elezioni la MUD decise di organizzare delle elezioni primarie per la scelta dei propri candidati per le presidenziali e le regionali del 2012 e le comunali dell’anno successivo. La sfida per ottenere la candidatura contro Hugo Chavez nel 2012 vide scontrarsi proprio i governatori degli stati di Zulia, Pablo Pérez Álvarez, e Miranda, Henrique Capriles. Quest’ultimo appoggiato anche dal sindaco del municipio di Chacao Leopoldo López stravinse la competizione doppiando, con il 64,2% dei voti, il principale sfidante. Pur ottenendo il 44,2% Capriles fu superato di dieci punti percentuali da Chavez ma il ritorno della malattia del leader bolivariano gli consentì di tentare nuovamente la scalata al palazzo presidenziale di Miraflores sfidando il delfino chavista, ed ex ministro degli Esteri, Nicolas Maduro nell’aprile 2013, ad un solo mese dalla morte del leader della sinistra latino-americana. Questa volta l’esito avvicinò come non mai le due coalizioni, consentendo a Maduro di essere eletto con il 50,7% e uno scarto di soli trecentomila voti. Forti della spaccatura, più netta che mai, tra il fronte erede del chavismo e quello all’opposizione nel 2014 si fecero largo gli esponenti delle ali più violente della coalizione. Prima con la convocazione di un comizio denominato La Salida (l’uscita) da parte del movimento Voluntad Popular e del suo leader Leopoldo López e poi con la guerriglia messa in atto nelle strade che prese il nome di guarimbas, una parola dialettale dello spagnolo caraibico, che viene da “guarida”, cioè “rifugio di animali”. Il termine che serviva per indicare il luogo in cui si nascondevano gli schiavi fuggitivi, è poi diventato un gioco per bambini simile a quello che in Italia si realizza con le sedie e la musica in cui si tracciano due cerchi in strada distanti una quindicina di metri l’uno dall’altro, in modo che tutti i partecipanti al gioco, eccetto uno, possano posizionarsi all’interno di uno dei due cerchi. I cerchi rappresentano il “rifugio” da cui si deve riuscire a passare nel secondo cerchio senza essere catturati da colui che è rimasto fuori e assume il compito di “cacciatore”. Chi è catturato deve cedere il proprio posto, e diventare “cacciatore” a sua volta. Purtroppo, però, dal 2014 le guarimbas sono diventate sinonimo di “barricata” e delle violente manifestazioni dell’opposizione che provocarono la morte di 43 persone e il ferimento di altre 850. Per il suo ruolo negli atti di terrorismo Leopoldo López è stato condannato a tredici anni di reclusione ed è diventato uno dei “martiri” della coalizione soprattutto per il grande attivismo della moglie Lilian Tintori, ricevuta recentemente dal presidente statunitense Trump e artefice della marcia delle “donne in bianco” contro Maduro. Con López incarcerato Voluntad Popular ha effettuato un passaggio di consegne a Freddy Guevara senza modificare l’idea di un rovesciamento violento del socialismo del XXI secolo. Proprio Guevara è tra i maggiori organizzatori delle violente proteste che sconvolgono la nazione sudamericana dall’inizio di aprile. Considerato da molti l’ala meno estremista della MUD, recentemente anche il leader di Primeiro Justicia, primo partito della coalizione per numero di deputati, Henrique Capriles sembra prediligere le misure di pura contrapposizione rifiutando l’intervento di Papa Francesco per una mediazione con il presidente Maduro. La vittoria elettorale del dicembre 2015 per l’Assemblea Nazionale ha certificato un risultato storico anche per i termini in cui è arrivata. La MUD, infatti, elesse 112 deputati superando la maggioranza dei due terzi. Meno larga in termini percentuali, dove la MUD ottenne il 58% contro il 42% del Gran Polo Patriótico (GPP), la distribuzione dei seggi avvenne secondo la ridefinizione dei distretti elettorali che la stessa Mud aveva contestato. L’anno e mezzo seguito a quell’elezione ha visto, però, solo l’intensificarsi dell’aspra lotta per la volontà della nuova maggioranza di procedere ad atti dichiaratamente ostili e invisi al presidente quali una riforma del mandato presidenziale con conseguente riduzione dello stesso, un progetto di amnistia per i detenuti politici e il mancato rispetto delle procedure per la convocazione di un referendum revocatorio, questo previsto dalla Costituzione, contro Maduro. Inoltre, la volontà di far partecipare ai lavori parlamentari tre deputati eletti in maniera irregolare nello stato di Amazonas ha provocato la decisione del Tribunal Supremo de Justicia (TSJ) di avocare a se i poteri del Parlamento dichiarandolo in stato di “oltraggio e ribellione” e solamente la scelta di Maduro, ribadita nella riunione straordinaria del Consiglio di Difesa della Nazione, ha permesso, il giorno successivo, un annullamento della misura che aveva fatto gridare all’autogolpe.