di Jacob Cohen (traduzione a cura di Stefano Bruno per L’Intellettuale Dissidente)

 Prendo in prestito il titolo da un libro degli anni ’20, in cui l’autore critica l’allontanamento dalla lotta politica degli intellettuali dell’epoca.Qual è la relazione con l’attacco di oggi ?Charlie Hebdo era un giornale satirico, anarchico, rivoluzionario, caustico, nemico di tutti i poteri e fustigatore di tutti gli abusi (per dare un’idea, è stato il primo a criticare il nucleare e a combattere contro la crescita capitalistica alla fine degli anni ’60, per non parlare delle sue magnifiche prime pagine “à la Une”, dei contributi di disegnatori come Reiser o dello pseudo-filosofo anarcoide che si prendeva gioco di tutto, il Professor Choron), una vera istituzione dello spirito rivoluzionario gallico: ebbene, questa rivista è stata presa in ostaggio da un certo Philippe Val*, intenzionato a darsi una bella ripulita. Mettendosi al servizio di Bernard Henri Levy, ha trasformato Charlie Hebdo in un organo pro-sionista, denigrando gli arabi e i palestinesi in particolare, prostrandosi al CRIF** e ai suoi lacchè, spingendo la sua logica fino a sventolare la bandiera dell’islamofobia gratuita e delirante, vomitando su tutto ciò che rappresentavano l’Islam e i musulmani.

Sembrava proprio che – come sosteneva Sarkozy, dunque fate due conti – questo fosse il prezzo da pagare per la libertà d’espressione. Salvo che questo principio si è sempre fermato sulla soglia delle sinagoghe, del Vecchio Testamento, del regime sionista, dell’Olocausto, etc. per non fare torto a coloro “chehanno sofferto tanto”. Morale della favola: Philippe Val fu nominato direttore di France Inter. Tale dinamica può essere estesa a molti altri “collaborazionisti”. Charlie Hebdoha proceduto lungo il sentiero dorato della collaborazione con il potente di turno, ciò gli ha garantito il sostegno finanziario dei media e della politica. Questa non è la prima volta che la lobby ebraico-sionista riesce a “liquidare”un giornale, proprio come si “liquida”una spia. Cito due esempi, credo abbastanza rivelatori, per dimostrare quanto affermo. Il primo è Lettres Modernes, rivista creata dopo la guerra da Jean-Paul Sartre, che rappresentava la summa del pensiero anti-imperialista. Quando fu rilevata da Claude Lanzmann, autore del filmShoah grazie al quale riuscì a guadagnare milioni, la rivista si trasformò in un gingillo al servizio del sionismo. L’altro esempio èLiberation,e non mi soffermerò a parlare di questa testata, per quanto è palese la sua collusione con il sionismo e altrettanto incommensurabile è il suo odio per l’Islam.

Queste campagne di propaganda islamofobica e di sostegno all’America e a Israele hanno di fatto creato un clima detestabile, suscitando pulsioni violente e vendette indiscriminate. Proprio quello che in genere si contesta al “terrorismo”.Fenomeno ben noto nelle società dominate dall’imperialismo e che non hanno alcun modo di difendersi. Il “terrorismo” è creato e alimentato, intenzionalmente o meno, da delle forze dominanti pronte poi a scagliarsi contro la “barbarie”dei dominati. Basti pensare agli abitanti di Gaza. Quali erano le reali intenzioni di chi ha distrutto l’Iraq e la Libia e ha partecipato alle campagne militari in Africa? Perché la Francia ha partecipato a queste guerre, e chi ne ha beneficiato? Perché queste continue vessazioni e le campagne diffamatorie verso i musulmani? Non è ancora chiaro che in larga misura tutto ciò è stato fatto per compiacere la lobby ebraico-sionista, l’America e Israele? Charlie Hebdoe tutti i media di Francia, hanno una responsabilità enorme nella creazione di questo caos generalizzato. A forza di giocare con il fuoco, per difendere interessi che non sono quelli del popolo di Francia, si è arrivati agli attentati e ora si rischia la guerra civile. E’ tempo che i “chierici”,coloro che hanno una responsabilità intellettuale, siano riportati alla ragione.

Philippe Val, giornalista, musicista e umorista, rifonda Charlie Hebdo nel 1992 assieme a Cabu, ucciso negli attentati del 7 gennaio 2015. Secondo i suoi detrattori, la sua gestione fu caratterizzata da una decisa virata “a sinistra” e “politicamente corretta” di un giornale che aveva fatto dell’irriverenza la sua bandiera. In particolare fecero discutere il licenziamento di Siné – un umorista che si prese gioco del figlio di Sarkozy con una battuta che fece gridare allo scandalo le organizzazioni ebraiche francesi – nonché la sua vicinanza alle élite del potere e i suoi modi autoritari.

** Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche in Francia