Il kick off di Brooklin, del 2 marzo 2019, è stato il  primo atto della campagna elettorale. Nel quartiere d’origine della famiglia Sanders, operai ebrei scampati all’Olocausto, il neo candidato ha ricordato la sua umile provenienza. Lo scopo di quel primo step è stato chiaro, connettersi con le fasce periferiche della società, raccontando comuni natali. Tracciare una divisione antropologica da Trump e dall’upper class rea, secondo il candidato, di essersi arricchita alle spalle della classe media.

So da dove vengo. So cosa vuol dire arrivare appena a fine mese. Al contrario di Trump, che con lo shut down lascia 800 mila impiegati federali senza stipendio.

Il giorno successivo, la presentazione è proseguita con il rally di Chicago, dove ha ricordato ai supporters il suo passato universitario di attivista per i diritti civili. Cercando il link con i gruppi sociali disagiati, ha ribadito che la mortalità infantile nella black community è doppia rispetto a quella fra i bianchi, intercettando l’emarginazione dei colored americans.

Le mie attività a Chicago mi hanno insegnato che i cambiamenti partono dal basso. Che si lotti contro la devastazione ambientale o contro il razzismo, nulla si rinnova dalla cima.

Il candidato è lo stesso del 2016, così come i fondamentali della sua proposta. Redistribuzione della ricchezza e Medicare for All, sono ancora in cima alla lista delle sue priorità. Altrettanto però non si può dire della comunicazione politica, che parrebbe aver subito cambiamenti concreti. Determinato a non ripetere l’errore della campagna precedente, troppo focalizzata su temi economici, sembra concentrarsi maggiormente sulla lotta per i diritti delle minoranze, costrette a scontare marginalizzazione razziale ed economica al contempo. La Disparity within disparity, come dichiarato nel discorso di Chicago, sembra essere il nuovo focus della propaganda di Sanders. Concorde con la direzione integrazionista, parrebbe anche la scelta del nuovo campaign manager Faiz Shakir, primo mussulmano responsabile di una campagna elettorale americana. 

Approccio comunicativo a parte, ciò che è pure molto diverso dalla corsa del 2016 è il peso politico ed economico del candidato. Se quattro anni fa Sanders era l’alternativa scapigliata ad Hillary Clinton, nell’era più leftie della storia del DNC, non c’è da stupirsi che sia alla guida dei sondaggi, Potenzialmente sarebbe secondo solo a Joe Biden, che ancora tentenna sulla discesa in campo. Anche in tema di finanziamenti è evidente la discontinuità con l’esperienza passata. Al 30 aprile 2015, 24 ore dopo la candidatura, il comitato elettorale del senatore, raccolse circa un milione e mezzo di dollari. Il giorno successivo al lancio di Brooklin, la squadra del settantasettenne democratico ha raccolto una cifra 4 volte superiore, superando i fondi di tutti gli altri altri sfidanti. Per rimarcare la vicinanza con la classe media, a cui promette di far saltare il banco di un’America per soli ricchi, sembra non aver accettato finanziamenti da grandi gruppi economici. Gli unici donatori che fino ad ora hanno effettuato donazioni, parrebbero essere comuni cittadini. 

Bernie Sanders

I temi nell’agenda sono tipici della tradizione progressista. In materia di lavoro rivendica maggior libertà di formazione ed affiliazione sindacale; più ampie possibilità di congedo professionale, genitoriale e sanitario; salario minimo a 15 dollari l’ora. Fedele alle istanze della working-class, ha attaccato via Twitter, la multinazionale Amazon ed il suo dominus Jeff Bezos. Secondo Bernie, la società sarebbe responsabile delle controverse condizioni di lavoro delle migliaia di dipendenti. Dopo le denunce per ambienti professionali senza finestre e divieto di interagire con i colleghi, il senatore del Vermont ha twittato

Amazon dovrebbe riconoscere che i diritti dei lavoratori non si fermano al salario minimo e consentire ai dipendenti di sindacalizzarsi.

Su politiche sanitarie e pubblica istruzione, Sanders dimostra vicinanza con il sistema di welfare scandinavo, notoriamente agli antipodi rispetto al modello privatistico statunitense. Favorevole al programma Medicare-For All, propone l’estensione universale dell’assicurazione sanitaria, consentendo a tutti l’accesso a cure mediche per qualsiasi necessità. L’ampliamento del servizio, dovrebbe completarsi con deprezzamento dei medicinali e implementazione dei programmi di assistenza per anziani. Se i falchi repubblicani erano trasaliti per l’Obama Care, c’è da aspettarsi che digeriranno ancor peggio le proposte di welfare di Bernie.

L’agenda del candidato dem, prevedrebbe anche una riforma per rendere gratuito il servizio universitario pubblico. A quel fine era servita la proposta di legge “College for All Act” del 2015, che voleva introdurre l’eliminazione della retta di università e college statali. La manovra avrebbe dovuto finanziarsi con i proventi di una contestuale imposta sulle transazioni finanziarie. La tassa avrebbe riguardato acquisizioni di titoli azionari, vendita di bond e derivati. Le centinaia di miliardi raccolti con la Robin Hood Tax, avrebbero fornito i 70 billions, necessari a garantire un sistema universitario nazionale gratuito. L’attenzione di Sanders per una virata pubblica in campo accademico, fu dichiarata già nella campagna elettorale precedente

Senza un sistema educativo, di qualità e raggiungibile per tutti, non saremo in grado di competere su scala globale. Il nostro standard di vita, sarebbe destinato ad abbassarsi inesorabilmente.

Lo scopo comune che lega le politiche economiche ed assistenziali di Sanders, è l’inversione radicale della distribuzione della ricchezza americana. Questa per il senatore sarebbe giunta a livelli di intollerabile iniquità. Le risorse detenute da grandi gruppi industriali e speculativi, sarebbero così il tesoretto per finanziare programmi di stato sociale e servizi pubblici. 

Bernie Sanders

È evidente che per Sanders il cambiamento non dovrà investire solo il sistema produttivo e welfaristico. Il nuovo vento socialista-democratico dovrebbe portare anche semi di diritti civili ed attenzione ecologica. Bernie sa bene quanto sia fondamentale per la sua proposta. Nel 2016 una campagna concentrata su istanze economiche e blanda su questione razziale ed integrazione, dirottò i voti di milioni di neri e latinos verso Hillary Clinton. Il 75% dei colored Americans, preferì la ex first lady, condannando lo sfidante alla sconfitta. Difficilmente stavolta “Birdie” trascurerà quelle istanze. In materia di migranti, l’ex mayor vorrebbe stabilire un percorso di inserimento di cittadinanza dei clandestini.

Il Path of Citizenship integrerebbe in modo socio-economicamente sostenibile, gli stranieri irregolari. Quasi 11 milioni di clandestini verrebbero legalizzati e sottratti dalla condizione di mano d’opera illegale a basso costo, la cui competitività danneggia la working class americana.

Non ha senso introdurre lavoratori stranieri pagati al minimo, per fare concorrenza ai giovani americani.

Andavano nella stessa direzione le dichiarazioni rilasciate nel 2018 ad Ezra Kleyn di Vox Magazine. In quell’occasione giunse a dichiararsi contrario alla politica delle open borders, che genererebbero caotico accesso di clandestini, assorbibili dal tessuto lavorativo solo a salari minimi,

Frontiere aperte? Una proposta che piacerebbe alla destra, per avere mano d’opera a poco prezzo. Genererebbe nuovi sfruttati o disoccupati. Credo che invece si debbano aumentare gli stipendi e creare milioni di posti di lavoro.

Hillary Clinton

Il percorso di integrazione controllata, proposta da Sanders, non prevedrebbe perciò frontiere troppo labili, ma tantomeno il senatore sembrerebbe accettare il trattamento inumano degli immigrati in arrivo. Nel 2018 definì “senza cuore” la politica migratoria di Trump. Facendo riferimento alle separazioni familiari attuate alla frontiera con il Messico. Dichiarò al magazine Politico

Gli americani auspicano una riforma sull’immigrazione più comprensiva. Trump va nella direzione opposta, lo vediamo nella crudeltà della sua politica che separa i figli dai genitori.

Nell’estate dello stesso anno, firmò una lettera rivolta al segretario di stato per la Homeland Security, chiedendo l’immediato ricongiungimento degli oltre 500 bambini migranti separati dai genitori.

Nemmeno sul tema ambientale sembra scendere a compromessi, auspicando una marcata inversione di rotta nell’utilizzo dei combustibili fossili

Un grande numero di scienziati ci sta dicendo chiaramente che il cambiamento climatico è una delle grandi crisi planetarie.

Convinto che la sua nuova rivoluzione socialdemocratica debba essere anche ecologista, si è opposto con forza al Dakota Access Pipeline a fianco della Grande Nazione Sioux, nella cui terra dovrebbe correre l’oleodotto.

Mi unisco ai Siox di Standing Rock, contro questa pericolosa pipeline. Dovremmo finirla di essere dipendenti dai combustibili fossili.

Donald Trump

È evidente che la nuova candidatura di Sanders rappresenti un potenziale spartiacque per il Partito Democratico americano. La forza nei sondaggi e l’appoggio dei dem a sinistra, gli potrebbero consentire di lanciare un’Opa social-democratica, in un partito da anni posizionato al centro. Tuttavia uno scenario politico ancora acerbo, non consente di avanzare ipotesi certa sulla riuscita dell’operazione. Nella finestra di oltre un anno che separa il partito dal voto al DNC, molto potrebbe succedere. La prima zona d’ombra che preclude ogni pronostico, è l’ambigua presenza/assenza dalla scena elettorale di Joe Biden, papabile competitor moderato, che parrebbe avere maggior forza nei sondaggi.

Per giunta, se molti vedono in Sanders un profeta innovatore, non mancano gli scettici nel partito dell’asinello. I tiepidi sarebbero irritati dalla retorica oltranzista del senatore e dal trasporto fanatico di certi supporters. L’intransigenza comunicativa e il seguito troppo fervido, evocherebbero ai moderati una proposta troppo simile a quella di Trump. Una delle critiche più salaci sarebbe poi giunta proprio dal mondo dem. Riguarda la forza di Sanders nei sondaggi, l’ex advisor clintoniano Jamal Simmons, avrebbe definito il candidato “Il MySpace della sinistra democratica”, in attesa di uno sfidante dal peso politico à la “facebook” che possa risucchiarne gli utenti. Molti centristi nel partito dell’Asinello riterrebbero difatti forte la candidatura di Bernie, solo fino alla venuta di un competitor con maggior seguito.

Barack Obama, Donald Trump, Joe Biden

Il Gop, dall’altra sponda della terra di nessuno, sta già affilando i vecchi slogan della guerra fredda. Gli strali del divo POTUS non si sono fatti attendere “Crediamo nel sogno americano, non nell’incubo comunista”. Se Sanders si aggiudicasse l’investitura al DNC, la propaganda republican criticherebbe con furia hooveriana le sue proposte socialiste. Per di più, non è detto che l’americano medio si senta a proprio agio nel votare un candidato de gauche. C’è da chiedersi così, se in caso di scontro Bernie/Donald, parte del paese non voterebbe Trump, spaventata dalla proposta democratica, insolitamente radicale. E se Trump investisse simbolicamente Sanders della nomination dem, per accogliere i moderati non convinti da una campagna troppo a sinistra?

Al netto delle speculazioni, il destino della corsa si intravederà nei mesi venturi, anche in base alla discesa in campo di nuovi contendenti. Il giudizio del DNC verso una proposta moderata o radicale, varierà secondo il profilarsi dello scacchiere dem. Al momento Bernie gode di un solido 20% dei consensi, che potrebbe però essere disinnescato dalla candidatura di Biden, ancora incerta, ma data più forte nei sondaggi. Il seguito dell’ex vice-potus ammonterebbe al 30% in base ai pronostici, staccando di 10 punti l’avversario a sinistra. In assenza di un competitor più pesante quindi, la strada per Sanders potrebbe aprirsi favorevolmente. Qualora invece si formalizzasse la candidacy di Biden, il percorso per la nomination si farebbe più complesso. In quel caso, avrebbe bisogno di giocare le sue migliori doti persuasive. Per colmare lo scarto, dovrebbe convincere i moderati nonostante una proposta radicale. Sarebbe paradossale, ma potrebbe rimanere l’unica via per il successo.