Il recente voto britannico è stato segnato dalla consacrazione del Labour Party di Jeremy Corbyn a principale e credibile forza di opposizione del Paese, nonché dal definitivo riscatto di un leader osteggiato fortemente da buona parte dell’establishment laburista a partire dal suo insediamento alla Segreteria nel 2015, al tempo stesso analogamente attaccato dai portavoce odierni e passati della “Sinistra neoliberista” persasi nell’illusione della Terza Via, da Tony Blair a Matteo Renzi. I quasi 13 milioni di voti raccolti dai laburisti di Corbyn alle elezioni della Camera dei Comuni hanno coronato lo sforzo del Segretario, focalizzatosi su una piattaforma politica di aperta discontinuità con i precedenti manifesti del Labour blairiano e post-blairiano, al cui interno spiccavano una forte attenzione per le forti e crescenti disuguaglianze sociali e un aperto sostegno all’espansione del ruolo dello Stato nell’economia, sotto forma di nazionalizzazioni, sussidi e investimenti pubblici.

L’ottimo risultato di Corbyn ha confermato una tendenza inaugurata dalle significative prestazioni del Senatore democratico Bernie Sanders nella corsa alla nomination per la Casa Bianca e dal leader della coalizione La France Insoumise Jean-Luc Mélenchon nel recente voto presidenziale francese. Sanders, Mélenchon e Corbyn hanno conquistato risultati significativi a cavallo tra il 2016 e il 2017 facendo leva su un modus operandi decisamente sovrapponibile: esperti naviganti dei rispettivi sistemi politici, essi hanno elaborato manifesti programmatici di aperta discontinuità con le più recenti prese di posizione della Sinistra occidentale, mettendola di fronte alle profonde contraddizioni che l’hanno lacerata negli ultimi decenni, e costruito promettenti progetti politici fondendo le proprie abilità retoriche personali con un rilancio della mobilitazione di base. Dalla Grassroot Army di Sanders al rilancio, nel corso della segreteria Corbyn, del meccanismo di proposizione da parte della base di un Labour Party che ha superato ampiamente il mezzo milione di iscritti, la mobilitazione della base ha rappresentato un punto di forza per i tre leader, che hanno saputo in questo modo contrapporsi efficacemente agli ermetici establishment dei “partiti leggeri” della Sinistra mainstream.

Sanders, Corbyn e Mélenchon hanno puntato a sfatare i miti thatcheriani del There is No Alternative! e dell’inesistenza della società, a incunearsi in un dibattito politico che a sinistra è risultato appiattito e abulico per decenni, tanto da portare gli eredi della socialdemocrazia a rendersi autori degli Hart IV, dei Jobs Act e delle Loi Travail che hanno sancito un definitivo distacco dalle loro istanze sociali storiche: “nasci socialista, muori liberale”, come scritto efficacemente da Gianmaria Vianova sulle colonne de L’Intellettuale Dissidente. No, un’alternativa esiste ed è credibile: credibili erano le volontà di Sanders di operare un rilancio del salario minimo federale e di implementare un sistema di sanità universale superando l’ipocrita Obamacare; credibile l’opposizione di Mélenchon alla Loi Travail e, dopo l’elezione di 27 deputati all’Assembleé Nationale, ammirevole la volontà di portare avanti una decisa opposizione alle riforme economiche promosse dal Presidente Macron in Parlamento e nelle piazze; interessanti gli ampi progetti di investimento infrastrutturale contenuti nei manifesti elettorali dei tre leader.

Il neodeputato Jean-Luc Mélenchon, eletto all’Assembleé Nationale nelle recenti elezioni legislative francesi, al suo esordio in aula si è presentato gridando “Résistance” di fronte ai giornalisti presenti in aula e, in seguito, commentando con sdegno il fatto che la bandiera dell’Unione Europea coprisse completamente il tricolore francese.

Il neodeputato Jean-Luc Mélenchon, eletto all’Assembleé Nationale nelle recenti elezioni legislative francesi, al suo esordio in aula si è presentato gridando “Résistance” di fronte ai giornalisti presenti in aula e, in seguito, commentando con sdegno il fatto che la bandiera dell’Unione Europea coprisse completamente il tricolore francese.

L’ampio interesse per la riduzione delle disuguaglianze che, in campo occidentale, ancor prima che in campo economico risultano oltremodo gravose sul piano delle opportunità, dell’istruzione e della mobilità sociale ha portato Sanders, Corbyn e Mélenchon a conquistare vaste fette di consenso nell’elettorato giovanile: tale avvicinamento tra “giovani elettori e vecchi socialisti”, ulteriormente catalizzato dall’incentivo alla mobilitazione di base, è stata analizzata in un articolo scritto per Il Post da Davide Maria De Luca, secondo il quale i giovani occidentali “hanno un nuovo atteggiamento nei confronti di teorie economiche che fino a trent’anni fa erano considerate una rischiosa antitesi alla democrazia liberale […] Oggi i giovani sono in maggioranza per la sanità e l’istruzione pubblica, per un governo che spenda di più e che si occupi di più dei suoi cittadini (ma non è sorprendente che, mano a mano che salgono nella piramide dei guadagni, anche i giovani divengano sempre meno favorevoli a pagare più tasse)”.

Nella cacofonia uditasi nel corso dell’ultimo ventennio nella Sinistra occidentale, il suolo vintage di un vinile d’annata si distingue, e il suo effetto è ulteriormente amplificato nel momento in cui le sue note stimolano la disaffezione dei giovani per la piega che hanno preso gli eventi: la generazione destinata a conoscere un arretramento del suo tenore di vita, della sua mobilità sociale, dei suoi diritti sociali e della sua sicurezza economica rispetto a quella dei propri padri percepisce apertamente il tema delle disuguaglianze, oggigiorno vero e proprio tarlo interno che rischia di segnare definitivamente la stabilità delle società occidentali.

Jeremy Corbyn interviene al recente Festival di Glastonbury, uno dei principali eventi musicali del Regno Unito, i cui organizzatori hanno invitato il Segretario del Partito Laburista a tenere un discorso di fronte a un pubblico composto per lo più da giovani, che hanno accolto con calore e acclamato ad alta voce il leader dell’opposizione britannica.uno dei principali eventi musicali del Regno Unito, i cui organizzatori hanno invitato il Segretario del Partito Laburista a tenere un discorso di fronte a un pubblico composto per lo più da giovani, che hanno accolto con calore e acclamato ad alta voce il leader dell’opposizione britannica.

Jeremy Corbyn interviene al recente Festival di Glastonbury, uno dei principali eventi musicali del Regno Unito, i cui organizzatori hanno invitato il Segretario del Partito Laburista a tenere un discorso di fronte a un pubblico composto per lo più da giovani   

I tre progetti politici di Sanders, Corbyn e Mélenchon rappresentano una vera e propria “avanguardia d’annata”, che contiene al suo interno le potenzialità per poter sviluppare una costruttiva critica al sistema politico, economico e sociale attualmente vigente e per poter offrire un apporto più costruttivo nel lungo termine proprio a causa della sua ragionata riscoperta dell’ideologia e della cultura politica della Sinistra occidentale, operazione sicuramente più onesta intellettualmente dei confusi maquillage operati dal nostrano Movimento Cinque Stelle e dal Front National francese.

Tuttavia, i margini di miglioramento risultano ancora notevoli: in primo luogo, se si esclue il caso atipico del governo di António Costa in Portogallo, i movimenti politici che si ripropongono il rilancio della Sinistra devono ancora affrontare la prova di un’esperienza di governo. La tenuta dei progetti di Corbyn, Mélenchon e Sanders alla prova dell’ingresso delle istituzioni è tutta da valutare; inoltre, una questione chiave sarà la capacità di dare continuità ai movimenti politici che hanno sostenuto la loro recente ascesa attraverso la selezione di un’adeguata leadership o di correnti in grado di portare avanti manifesti e piattaforme che, sino ad ora, si sono quasi completamente identificate con il leader che se ne faceva fautore. Un’altra questione di primaria importanza riguarda le vedute di politica estera, dato che nessun vero cambiamento radicale potrà mai essere portato avanti dai movimenti di Mélenchon, Sanders e Corbyn senza che al suo interno non sia contemplata una chiara definizione del futuro posizionamento geopolitico dei rispettivi Paesi; sotto questo punto di vista, le proposte portate avanti sinora non hanno mai superato le dimensioni dell’abbozzo. In ogni caso, il percorso di sviluppo della principale alternativa di Sinsitra è promettente e, perlomeno nei primi tempi, dipenderà dalle capacità politiche dei suoi principali esponenti: in questo ambito l’osservato speciale rimane Jeremy Corbyn, che in caso di un passo falso di Theresa May e di ritorno alle urne nel Regno Unito potrebbe giocarsi l’accesso a Downing Street con chance niente affatto secondarie. Il vinile ha appena ricominciato a suonare: i prossimi mesi ci diranno se stiamo assistendo a un vero e proprio concerto o alla semplice riproposizione di una melodia nostalgica.