Da quel 5 luglio del 2015, giorno del referendum in cui il popolo greco si ribellava alle misure imposte dalla Troika, sono passati quasi due anni. Un periodo relativamente breve ma allo stesso tempo ricco di avvenimenti e di momenti concitati per i cittadini ellenici che hanno dovuto subire sforbiciate indiscriminate al welfare e provvedimenti di “macelleria sociale” portati avanti dalle istituzioni europee. Alexis Tsipras si illudeva di poter avere un peso politico-derivante dalla legittimazione popolare che gli permettesse di contrattare con i creditori e se mai ce ne fosse stato bisogno anche di battere i pugni sul tavolo dell’Eurogruppo. Difatti, dopo il risultato del referendum dichiarava: “abbiamo dimostrato che la democrazia non può essere ricattata. Ora chiediamo un accordo per uscire dall’austerity”. La storia come sappiamo è andata diversamente, il giorno seguente il Ministro delle Finanze Yanis Varoufakis si dimetteva, divenuto persona non gradita all’Eurogruppo e veniva sostituito dall’accomodante Euclid Tsakalotos, già coordinatore dei negoziati greci al tavolo UE. Il referendum veniva accantonato e riposto in un cassetto, l’illusione dei cittadini greci di poter esercitare ancora quel minimo di sovranità mediante le urne svaniva definitivamente con l’imposizione da parte delle istituzioni europee di misure di austerity e con le interminabili code ai bancomat.

Da allora Tsipras, dopo la vittoria nelle elezioni anticipate di settembre 2015, ha acconsentito, con una puntualità disarmante, a ogni richiesta della Troika tradendo l’elettorato che aveva riposto in lui grande fiducia.

Nel segno della continuità e dell’accondiscendenza a Bruxelles sono state anche le ultime votazioni del 18 maggio che hanno approvato-con 153 voti favorevoli e 128 contrari- nuove misure di austerità pari a 4 miliardi di euro imposte dai creditori internazionali. Tali misure sono necessarie per sbloccare la tranche di aiuti da 7,4 miliardi di euro in scadenza a luglio, esborso che sarà impiegato per pagare gli  interessi che il governo deve alla Banca Centrale Europea, nemmeno una minima parte degli aiuti sarà dirottata sui canali dell’economia reale che avrebbe bisogno di una boccata di ossigeno. Nello specifico i provvedimenti mirano all’ennesimo taglio delle pensioni, il tredicesimo dal 2009, inoltre il governo punta ad aumentare le entrate fiscali riducendo il limite di esenzione dell’imposta sul reddito personale. Le misure comprendono anche liberalizzazioni nel mercato energetico e riforme nel mercato del lavoro. I provvedimenti presi risultano inconcepibili alla luce dei dati che fotografano lo stato di salute del paese: l’economia è crollata del 30% del suo valore, la disoccupazione si aggira al 27%  mentre il 35,7% dei greci è a rischio povertà o esclusione sociale.

Fa rabbrividire riascoltare le parole spese da Mario Monti sulla situazione Greca nel 27 Settembre 2011

I greci non sono più  disposti ad accettare nuove misure di austerity, la società civile è in fermento ed il voltafaccia di Tsipras ha lasciato strascichi che si ripercuotono negli strati più profondi della società. Difatti i giorni che hanno preceduto la votazione sono stati infuocati, dalla sospensione dei servizi pubblici allo sciopero generale promosso dalle maggiori sigle sindacali Gsee e Adedy, che hanno visto lavoratori pubblici, privati, studenti e pensionati protestare contro l’ennesima ingiustizia in piazza Syntagma. La tensione è salita  vertiginosamente il 18 maggio mentre il governo si apprestava ad approvare le misure di austerity. Al di fuori del Parlamento si verificavano atti di guerriglia urbana con lanci di pietre e bottiglie incendiarie contro le forze dell’ordine che presidiavano il cortile antistante il Parlamento, le forze di polizia hanno risposto con gas lacrimogeni e hanno caricato decine di ragazzi. I disordini accaduti in piazza dimostrano ancora una volta che la popolazione è tutt’altro che rassegnata, anzi, i cittadini straziati da anni di sacrifici non sono disposti ad accettare le nuove misure “dittatoriali” imposte dai creditori.

Nel frattempo, il 22 maggio si è riunito l’Eurogruppo per discutere delle misure approvate dal governo Tsipras e di una eventuale ristrutturazione del debito greco. Il presidente Jeroen Dijsselbloem, durante la riunione, non si è sbilanciato rinviando la decisione sul debito alla fine del programma di salvataggio, ridimensionando le aspettative che Tsipras riponeva su di esso. Lo stesso Moscovici, commissario agli Affari economici, pur riconoscendo gli sforzi del governo greco, è stato piuttosto cauto mentre è emersa ancora più chiaramente l’intransigenza della Germania con Schauble che ha specificato di non avere il mandato del Bundestag per negoziare sul debito greco. Presumibilmente si tornerà sulla questione tra un anno per non ostacolare le elezioni tedesche che si terranno in autunno.

Alexis Tsipras, che continua a rimanere sordo al grido di aiuto dei cittadini greci, prosegue la marcia dell’austerità ignaro del fatto che il percorso potrebbe interrompersi prima del traguardo.

Manifestanti bruciano una bandiera europea durante una manifestazione anti-austerità a Tessaloniki -Fotografo: Konstantinos Tsakalidis/Bloomberg

Manifestanti bruciano una bandiera europea durante una manifestazione anti-austerità a Tessaloniki -Fotografo: Konstantinos Tsakalidis/Bloomberg